Dan Baird & Homemade Sin: Live Report della data di Verona

Chi si ricorda i Georgia Satellites, band southern rock in attività a partire dai primi anni 80?Per buona parte della sua carriera, questa band è stata guidata dal cantante e chitarrista Dan Baird, che oggi, oltrepassati con successo i sessant’anni, continua ad andare in giro per il mondo con il nome di Dan Baird & Homemade Sin. Sono con lui il fido batterista Mauro Magellan, che ha condiviso anche l’esperienza nei Satellites, il bassista svedese Micke Nilsson e l’ottimo chitarrista solista Warner E. Hodges. Dopo avere sfiorato l’Italia molte volte, quest’anno Dan Baird è riuscito ad esibirsi nel nostro Paese per la prima volta, trovando ad accoglierlo un pubblico abbastanza numeroso, preparatissimo ed entusiasta.

Aprono le danze i veronesi Bullfrog, che al club Il Giardino sono praticamente di casa e che come al solito hanno offerto un’ottima esibizione e riscosso grande approvazione da parte dei presenti. Oltre ad estratti dal loro ultimo album, intitolato “Clearwater”, il trio hard blues ripesca a sorpresa “Bed Love”, un pezzo contenuto nel primissimo full length pubblicato dalla band nel 2001 e intitolato “Flowers Of The Moon”. La conclusione del set è invece affidata a “Bullfrog Blues”, un classico del blues che in passato è stato eseguito da moltissimi artisti, fra cui Canned Heat e Rory Gallagher.

Quando Dan Baird sale su palco, non c’è mai una setlist decisa in precedenza: si suona in base a quello che il musicista decide di volta in volta sul palco. Il cantante e chitarrista ha pubblicato da poco un nuovo album intitolato “Get Loud”, ma nelle oltre due ore di concerto il repertorio scelto spazia ad ampio raggio e torna indietro anche alla storia dei Georgia Satellites. Non mancano intanto i brani più noti di questa band, come ad esempio “I Dunno” e il classico “Keep Your Hands To Yourself”, che apriva il disco d’esordio della band nel 1986 ed è ancora oggi il pezzo più noto del repertorio dei Satellites. La cosa più importante però è l’ottimo comportamento di Dan Baird e dei suoi Homemade Sin sul palco, capaci di mantenere viva l’attenzione e di far scatenare i presenti grazie a sonorità esplosive, a una grande precisione sul palco e a un’interpretazione intensa. Gli anni sembrano non essere passati nè per Dan Baird, precisissimo nelle ritmiche di chitarra e dalla voce impeccabile, nè per Mauro Magellan, che picchia sulla batteria con l’entusiasmo e il sorriso di un ragazzo al primo concerto e scherza con Dan su qualsiasi ccosa, anche sul raffreddore che sta affliggendo il leader del gruppo da qualche giorno (“Ogni due canzoni mi devo fermare per soffiarmi il naso”, “Ehi, non soffiarti il naso sulla mia batteria!”). Hodges e Nilsson vanno ben oltre il lavoro dei session man e sfoderano ottimi assoli di chitarra (oltre a un paio di numeri da circo come far roteare lo strumento attorno alla schiena) e ritmiche di basso da manuale. Mescolando il tutto si ottiene una band compatta e potente, che avrebbe tutte le carte in regola per meritarsi molta più attenzione da parte del grande pubblico invece di restare un nome di nicchia. Successo pieno per la loro prima volta in Italia, un’occasione che speriamo si possa ripetere negli anni a venire, dato che questi americani amano molto il nostro continente e vi passano con cadenza quasi annuale per un tour intensivo. Da non perdere quando si ripresenterà l’opportunità.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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