Dammercide: Live Report della data di Codevilla (PV)

Il Thunder Road riapre in giorno di elezioni a quattro realtà italiane che danno appuntamento in quel di Codevilla per il Negatron Festival organizzato dall’attiva etichetta locale. Programma di una serata di metallo estremo e non, particolare sicuramente. A scaldare gli animi, i locali Komaday in bilico fra quanto proposto nel loro più recente demo e la strada intrapresa da allora ad oggi riassunta in una nuova canzone. Invidiabile per molti la loro presenza scenica – punto dolente di troppi – la compattezza, la tecnica, la precisione e l’energia non mancano, là dove troppe band “underground” fanno miseramente cilecca. La miscela di metallo intelligente e stratiforme diventa protagonista per la mezz’ora abbondante di violenza proposta come succulento antipasto. I fiorentini Coram Lethe pensano di lasciare i denti incastrati nella carne di qualche sprovveduto spettatore. Riescono egregiamente nell’intento. ‘Riminescence’ viene riproposto, ancora più cattivo e spinto: Mirco prende la situazione in mano, Leonardo è una macchina di riff e la sezione ritmica di Giacomo e Francesco macinano death metal sino a ridurre in poltiglia quella cosa strana che viene sparata dagli amplificatori con lo spazio per infilare anche una devastante ‘Symbolic’ presa come pretesto per omaggiare i Death. Tempo anche per una nuova canzone che conferma lo stato di grazia della band, sicuramente pronta per il grande salto. Plauso particolare a Francesco, “war machine” della prima parte della serata. Il cambio palco vede sotto le luci gli Iblis. I lombardi inanellano un set particolare: la caratteristica peculiare di ‘Axiom’, il loro disco, era la commistione fra musica classica e violenza black metal. Rimane solo la seconda nella dimensione dal vivo: archittetture complesse eseguite con estremo puntiglio e glacialità, questa pare essere l’attitudine di Iblis, catturati nel vortice senza lasciare alcuna concessione al pubblico che pur apprezzando non riesce a partecipare (forse) come avrebbe voluto, sollecitato più nell’attenzione che nella partecipazione attiva del set. Piccola nota a margine, pare che sia finito il tempo in cui un gruppo sale sul palco, non saluta il pubbblico, suona e se ne va così com’è arrivato. Dovesse interessarvi la cosa, tenetela in considerazione. A chiudere il poker, Dammercide. Novità assolutamente di rilievo l’ingresso in formazione di Fabio Colombi che riveste il ruolo di front man. I cinque nero vestiti attaccano ‘Wall Of Hate’ ed è un nuovo ‘Link’. Nuovo per presenza scenica, per attitudine ancora più malata, per una belva assetata di sangue che strapazza il microfono alla stregua di un Phil Anselmo dei tempi migliori. Tutto a posto, gli ingranaggi sono oliati, sia sul pulito che sul growl, sulle pause tra una canzone e l’altra: Fabio ha rivitalizzato la dimensione dal vivo del gruppo, portandolo con sé in nuovi territori. Ancora un po’ più in alto. Appropriandosi di ‘Link’ prima di sferzare i colpi di una ‘Spiral Staircases’ presentata ancora senza le linee vocali che rappresenta oggi il futuro dei piemontesi, un mondo più personale e meno legato a certi stilemi evidenti nell’opera prima. La chiusura della serata è per ‘Growing Cancer’, come nella migliore tradizione. Adesso i Dammercide hanno un problema in più per tutti coloro che avranno l’occasione di sentirli dal vivo: un’immagine forte, un’identità finalmente emersa nel pieno della sua manifestazione. Serata che ha dato nuovamente forti segnali di vitalità in un genere che troppo spesso viene dato per morto o confinato ai bordi di una fantasy da discount che ormai non incanta (quasi) più nessuno. Gli exit poll, alla fine, non davano come vincente un solo gruppo, ma un’intero universo che si muove, eccome se si muove, in avanti, tendendo allo status di avamposto. La prima linea è anche qui, benvenuti al fronte.

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