D-A-D: Live Report e foto della data di Bologna

Sono passati pochi mesi dall’ultima volta in cui abbiamo visto i D-A-D dal vivo (allo scorso Wacken Open Air) e alcuni anni da quando, invece, la band è passata dall’Italia (sempre a Bologna, tra l’altro, quando Bologna Rock City prosperava). Nonostante gli anni trascorsi, quello a cui abbiammo assistito è il concerto di una band in ottima forma, brillante e dinamica, perfettamente in grado di competere con nomi più noti del panorama hard rock europeo e che non sembra avere minimamente risentito del passare degli anni. Non a caso, il pubblico ha riconoosciuto da subito questi meriti della band e, nonostante la sovrapposizione con l’unico concerto italiano dei Ghost, il Locomotiv di Bologna è stato affollato da un buon numero di partecipanti di tutte le età.

HANGARVAIN

L’apertura del concerto spetta agli Hangarvain, che stanno accompagnando i D-A-D non solo nelle date italiane, ma in tutto il tour europeo. Avevamo visto anche loro non molti mesi fa, in occasione del festival veneto Isola Rock, ed è sorprendente notare come, nel giro di pochi mesi, la band, che già partiva con buone potenzialità, sia maturata ancora. Presentazioni brevi, brani per niente verbosi, ma anzi dritti all’obiettivo, i quattro elementi della formazione si dimostrano tutti all’altezza del loro ruolo. La loro esibizione è incentrata principalmente su brani del loro ultimo album, intitolato “The Great Machine” e  pubblicato non molte settimane fa, senza disdegnare,però, anche estratti dal loro repertorio meno recente. Una conferma, quindi, di come l’undergound italiano sia florido, ricco di sorprese positive e di band da tenere sott’occhio.

D-A-D

Un concerto dei D-A-D va bene per soddisfare tutti i tipi di curiosità e di interessi. I batteristi e gli appassionati di batteria rimarranno incantati dalla perfetta sincronia di colori tra lo strumento suonato da Laust Sonne,  il suo abbigliamento (azzurro carta da zucchero, per la cronaca) e per la sua precisione matematica su ogni brano a dispetto di una sua apparente impassibilità. Avete mai visto un batterista che, a fine concerto, dopo essersi danato sul proprio strumento per un’ora e mezza, mantiene un aspetto perfetto? Ecco, Laust è uno tra i pochi fortunati che appartengono a questa categoria. La voce e la tenuta di palco del cantante Jesper Binzer non passano inosservati, grazie anche a una serie di siparietti che comprendono il far salire sul palco una ragazzina presente tra il pubblico, lo scendere a sua volta tra i presenti per cantare in mezzo a loro (il Locomotiv è un locale privo di transenne, per cui è facilissimo per gli artisti interagire con i presenti) e l’incitare a più riprese Laust prima a suonare e poi a spaccare la batteria (tranquilli, alla fine la batteria è rimasta intatta; mica come a Wacken, dove a fine concerto invece una batteria è stata data alle fiamme). Infine, impossibile non citare il bassista Stig Pedersen e il suo incredibile apparato di strumenti dalle forme più disparate, tutti rigorosamente a due corde. Abbiamo quindi il basso trasparente, quello che riproduce un triplano Fokker, un basso con il corpo piccolissimo e la paletta enorme, un basso a forma di razzo e così via. Pedersen però non è uno di quei musicisti che punta solo sulla spettacolarità a dispetto della tecnica, perchè sa svolgere il suo compito egregiamente e senza il minimo cedimento di sorta. Anche per i D-A-D l’esibizione si incentra principalmente sugli estratti dall’ultimo album, quel “A Prayer For The Lord” la cui copertina è riprodotta in grande sul fondo del palco, ma la band non si dimentica del proprio passato e sconfina addirittura al debutto di “Call Of The Wild“, datato 1986 (con una brillante “It’s After Dark” che chiude il concerto), o all’album “No Fuel Left For The Pilgrims“. L’excursus su tutta la loro discografia dimostra come i D-A-D si siano mantenuti coerenti lungo il loro percorso musicale e che i brani recenti sono tanto validi quanto quelli storici. Il loro live ci ripresenta quindi una band in forma smagliante, capace di alternare gran divertimento e abilità strumentale da parte di tutti i suoi componenti, calorosa con il proprio pubblico e testimone di un genere, l’hard rock in tutte le sue sfaccettature, che non accenna a perdere il proprio smalto.

Setlist:

  • Burning Star
  • Evil Twin
  • Jihad
  • Rim Of Hell
  • Nothing Ever Changes
  • Everything Glowws
  • A Prayer For The Loud
  • Grow Or Pay
  • The Sky Is Made Of Blues
  • Jackie O’/Riding With Sue
  • The Real Me
  • Monster Philosophy
  • No Doubt About It

Encore:

  • Bad Craziness
  • Sleeping My Day Away
  • Laugh ‘n’ a 1/2
  • It’s After Dark

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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