Crying Steel + Danger Zone: Live Report della data di Bologna

È vero, l’ordine di uscita in caso di un concerto con più band segna a rigor di logica chi riveste il manto dell’headliner e chi no. La serata in questione però è talmente speciale sia per i Crying Steel che per i Danger Zone che è impossibile definire uno dei due gruppi in un modo o nell’altro. Per i primi, oltre ad essere il secondo concerto (dopo il primo, tenutosi nella prestigiosa cornice del British Steel Fest) con Stefano Palmonari alla voce, è anche la sera in cui si festeggia la pubblicazione di ‘The Steel Is Back!’ in vinile (ad opera della Bologna Rock City Records). Per i secondi, la data del 25 febbraio segna il ritorno sulle scene dopo un’assenza protrattasi per due decenni, dopo la pubblicazione dell’album ‘Line Of Fire’, anch’esso in passiva attesa dallo stesso periodo di tempo. Si tratta quindi della ripresa di una serie di discorsi interrotti, che danno il via ad una serata all’insegna della professionalità e del divertimento. Un insieme di elementi a cui partecipa una vasta compagine di pubblico, che una volta tanto vede sì la presenza degli affezionati, ma anche e soprattutto amici di vecchia data, persone che sembravano essere scomparse in un nulla durato vent’anni per ricomparire in un’occasione speciale. Ci sono quindi alcuni componenti delle prime formazioni dei Danger Zone, quasi tutti gli Urban Fight (band bolognese attiva negli anni ’80 che per prima introdusse il concetto di hardcore), gli Spitfire al gran completo, una buona fetta dei Tarchon Fist, e anche se alcune persone brillano per la loro assenza, il pubblico è tutto un insieme di pacche sulle spalle e di ritrovi festosi.
L’inizio dell’esibizione dei Danger Zone è all’insegna dell’incredulità, come se i cinque che si ritrovano sul palco (tre membri originali più due nuovi innesti al basso e alla seconda chitarra e tastiere) fossero i primi a non rendersi conto di quanto sta succedendo. Dopo i primi momenti però, tutto scivola via liscio, e i Danger Zone coinvolgono e convincono con una lunga esibizione, che attinge a piene mani, ovviamente, dall’appena pubblicato ‘Line Of Fire’, ma pesca anche a man bassa fra brani più vecchi, come ‘First Time’, ‘Fire Fire’ e ‘New Day Is Born’. Quando poi arriva il “momento ignorante”, definito così già da chi sta sul palco, con Giacomo Gigantelli a incitare la risposta del pubblico durante il ritornello di ‘Let Me Rock’ con la solita capacità di coinvolgimento che lo contraddistingue, il ghiaccio è completamente rotto e tutto sta filando per il verso giusto. È valsa la pena aspettare così a lungo, perché i brani di ‘Line Of Fire’ convincono in pieno anche dal vivo, a cominciare dalla title track iniziale, passando per la cover di ‘Children Of The Revolution’, per arrivare a ‘The Hunger’ e ‘Hardline’. Con ‘Start Of The Heart’ si conclude quindi la prima parte della serata, in mezzo ad un consenso che si può definire unanime senza alcuna ombra di retorica.
Per non essere da meno, i Crying Steel sfoderano sorrisi da orecchio a orecchio, e se Palmonari sembra maggiormente concentrato a rivestire i panni del bravo frontman, i restanti quattro membri si scatenano come bambini durante la ricreazione. La maggior parte della loro esibizione è ovviamente incentrata su ‘The Steel Is Back!’, che viene suonato tutto di seguito, dall’inizio alla fine, con la sola eccezione di ‘Agony’. La seconda parte del concerto vede invece la ripresa di alcuni brani più datati, come l’ottima ‘No One’s Crying’, che fanno da preludio a due inediti, intitolati rispettivamente ‘Defender’ e ‘Whore Machine’, che faranno bella mostra di sé sul prossimo lavoro (attualmente in fase di scrittura) del quintetto bolognese. La presenza di questi inediti è un altro dato importante, in quanto dimostra come la serata che si svolge al Sottotetto non sia solamente un momento all’insegna del revival, ma anche un’occasione per allunare il passo e lanciarsi verso una nuova pagina della storia del metal italiano di qualità. Amicizia e complicità musicale si concretizzano nella jam finale, dove Gigantelli sale sul palco per cantare ‘Lick It Up’ insieme ai Crying steel, e dove Max Magagni rimane sul palco con il resto dei Danger Zone per suonare una devastante versione di ‘Crazy, Crazy Night’. In attesa dei prossimi traguardi, è difficile immaginare una conclusione migliore.

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login