Crashdïet: Live report e foto della data di Milano

Un sabato sera all’insegna dello sleaze rock quello proposto al Legend Club di Milano. E chi meglio dei Crashdïet può assolvere al compito di porta bandiera di questo genere? L’attesa di rivedere la band svedese live dalle nostre parti è tanta, così come quella di assaporare le nuove composizioni tratte dall’ottimo nuovo album “Automaton”, uscito poche settimane fa. Subito dopo la release dell’album, però, la band ha annunciato la momentanea dipartita dello storico batterista Eric Young, sostituito da Lacu (Hanoi Rocks dal 2002 al 2008) e questo ha aumentato ancora di più la curiosità di vedere il four-piece in azione.

POISON ROSE

Ma andiamo con ordine; ad aprire la serata troviamo i Poison Rose, band capitanata dal bravo cantante e songwriter Marco Sivo (ex Time Machine e Planethard), che riesce a convincere i presenti grazie a un hard rock melodico dal retrogusto moderno. La scaletta è incentrata sui brani tratti dall’album di debutto “Little Bang Theory,” uscito ad aprile tramite Frontiers Music e mostra una band molto affiatata e sicura, che sa tenere il palco e per questo convince in pieno.

Setlist:

  1. Poison Rose (Intro)
  2. Inner Wolf
  3. Your Eyes Again
  4. Hearts Beat Loud
  5. Older Now
  6. Set Us Free
  7. All Along The Way
  8. Survive To You
  9. Devil (Knock On My Door)

CRASHDIET

Ma l’attesa è tutta per i variopinti headliner, che non si fanno certo pregare e attaccano con la nuova “Together Whatever”, accompagnata dall’intro dove si sente la voce dell’indimenticato Dave Lepard e che provoca un tuffo al cuore a tutti i presenti. Il gruppo è super scatenato sin dalle prime note, peccato che i suoni all’inizio non siano ottimali e si perde un po’ la carica energetica dei pezzi. Ma c’è fame di rock’n’roll, o meglio di sleaze rock e il gruppo in questo è maestro, quindi si continua con “Down With The Dust” e la più recente “Reptile”, seguite a ruota da “Cocaine Cowboys” e “Into The Raw”.

La folla esplode e inizia a ballare su “Riot In Everyone”, mentre subito dopo la scena e il microfono passano a Martin Sweet e Peter London per un’inaspettata cover dei Nirvana, una bella e tirata “Territorial Pissing” accolta con calore e stupore, che non lascia spazio a ottuse guerre mentali/musicali sui generi. Su “It’s A Miracle” si vedono un po’ i limiti vocali di Keyes, che vengono in parte sopperiti grazie alla sua contagiosa carica e voglia di accattivarsi il pubblico in tutti i modi, cercando sempre il contatto con le prime file, arrampicandosi sui tralicci fino a raggiungere il soffitto e non fermandosi mai per un istante. Dal nuovo album viene anche eseguita la travolgente “No Man’s Land”, uno dei brani più riusciti e che in sede live è ancora più potente, dove troviamo Keys perfettamente a suo agio su queste sonorità.

Il finale è davvero con il botto con tre brani imprescindibili per la storia dei Crashdiet: la sleazy “Breakin’ The Chainz”, l’irresistibile “Queen Obscene”, cantata da tutti i presenti e l’inno senza tempo “Generation Wild”, che conclude uno show forse troppo breve, ma intenso e necessario per soddisfare la fame di rock’n’roll patita in questi due lunghissimi anni. Da segnalare la disponibilità della band a fermarsi a fare foto e autografi con i presenti fino a tarda sera, e questo ce li fa amare e apprezzare ancora di più.

Setlist:
01. Together Whatever
02. Down In The Dust
03. Reptile
04. Cocaine Cowboys
05. Into The Raw
06. Tikket
07. Riot In Everyone
08. Territorial Pissing
09. It’s A Miracle
10. No Man’s Land
11. Chemical
12. Beautiful Pain
Encore:
13. Breakin’ The Chainz
14. Queen Obscene
15. Generation Wild

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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