CoreLeoni: Live Report e foto della data di Ranica (BG)

Nati come una costola dei Gotthard, per consentire di riprendere estratti da quella parte di repertorio (i cosiddetti “early years”) che viene quasi sempre esclusa dalle esecuzioni dal vivo, i CoreLeoni stanno iniziando a delinearsi come una band separata dal suo punto di partenza. Il loro ritorno in Italia in questo mese di dicembre ne è una dimostrazione. 

MAXXWELL

I primi ad esibirsi sul palco del Druso, davanti a un pubblico ancora non numerosissimo ma attento e vario per età, sono i Maxxwell, altra band elvetica, che si dimostrerà poi determinante nel corso della serata (vedremo più avanti perchè). La formazione a cinque elementi propone un hard rock solido e strutturato, piacevole da ascoltare anche se non particolarmente variegato, in cui spicca il carisma del cantante Gilbi Meléndez, ottimo frontman capace di attirare su di sè l’attenzione fin da subito. Molti gli estratti dall’ultimo album della band, pubblicato circa un anno fa e intitolato semplicemente “Metallized“, per un’esibizione breve ma divertente.

CORELEONI

I CoreLeoni si stanno avviando gradualmente a diventare una formazione a tutti gli effetti, autonoma e staccata appunto dalla costola di origine dei Gotthard e determinata a costruirsi la propria nicchia di fan ben definita. La band di Leo Leoni e Ronnie Romero per il momento ha realizzato solo due inediti, “Queen Of Hearts” e “Don’t Get Me Wrong“, che non possono ovviamente mancare in scaletta e che segnano, forse, un nuovo avvio per la formazione. Il concerto inizia in leggero ritardo perchè, come spiega Ronnie Romero a un certo punto, parte della strumentazione è stata trattenuta alla frontiera con l’Italia, motivo per cui i CoreLeoni devono farsi aiutare dai Maxxwell  con parte del loro equipaggiamento (da notare che un problema simile era occorso anche ai Nazareth, che si erano esibiti la sera precedente a Milano e avevano appunto iniziato il concerto con un consistente ritardo). Si può proseguire quindi tranquillamente, con la band che sciorina una serie di estratti dal repertorio storico dei Gotthard che, a parte pochissime eccezioni, come l’intramontabile “Mountain Mama“, non vengono eseguite quasi mai dal vivo e costituiscono la parte più heavy delle sonorità dei Gotthard medesimi. E’ quindi un gran piacere riascoltare brani come “Firedance“, “Love For Money” o “Open Fire“,  con il duetto di chitarre composto da Leo Leoni e da Igor Gianola a tessere trame di gran valore. Ronnie Romero è, come sempre, un cantante d’eccezione, perfetto nella vocalità e intrattenitore al punto giusto, ma anche Alex Motta, ultimo arrivato alla batteria, fa la sua degna figura. Non mancano poi altri brani di grande pregio, come la rivisitazione di “Quinn The Eskimo (The Mighty Queen)” e l’ottima “Sister Moon“. Dovendo trovare un difetto a questa esibizione, si potrebbe parlare più che altro di come qusta sia sembrata un po’ troppo “urlata” e in generale priva di dinamiche, che sono un elemento, invece, caratteristico di certa altra produzione dei Gotthard. Anche spostandosi all’interno del locale, la sensazione è quella di avere di fronte un muro sonoro fin troppo compatto e uniforme, ottimo per altri sottogeneri dell’heavy metal, ma forse eccessivo per questo contesto. L’altra piccola pecca in una setlist per il resto ottima è l’assenza di un grande classico della band elvetica, che risponde al nome di “Let It Be“, e anche se i CoreLeoni chiudono coraggiosamente il concerto con un’altra ballad di rilievo, ovvero “I’m On My Way“, questa mancanza si fa sentire. In generale, comunque, abbiamo assistito a un altro concerto di ottimo livello per quanto riguarda la parte esecutiva, forse solo un po’ meno coinvolgente di altri sotto la sfera emozionale. Vedremo comunque cosa succederà a maggio, quando i Gotthard, forti forse di un nuovo album, torneranno in scena in Italia.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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