Converge: Live Report della data di Milano

Li avevamo visti al Transilvania di Milano nell’ottobre 2002, i Converge, quando ‘Jane Doe’ era nei negozi da un anno. Oggi tornano nella capitale lombarda, i pezzi di ‘You Fail Me’ – il loro nuovo album – sono praticamente già pronti. Il pubblico al Leoncavallo è numeroso: si va dai ragazzini in pieno stile nerd collegiale ai veterani dell’hardcore, onnipresenti i metallari. L’evento si preannuncia importante, di un certo spessore.

Due band nostrane aprono la serata, gli emiliani Ornaments e i capitolini Face The Fact. I primi sono composti da membri dei mai troppo compianti Hangin’On A Thread e dei promettenti Death Of Anna Karina: gli Ornaments hanno assorbito totalmente il suono visionario e perfetto degli Isis, intrecciandolo con quello decadente dei Neurosis o dei Cult Of Luna. I pezzi sono convincenti, le loro capacità inattaccabili e il pubblico sembra gradire. Speriamo di incontrarli quanto prima, magari su disco.

Proseguono i romani Face The Fact i quali, freschi di uscita discografica con un discreto EP intitolato ‘Romeo And Juliet Are Not Dead’, dal vivo risultano poco concreti e troppo dispersivi, pur dimostrando buone doti nel tenere un palco. I quattro ragazzi sono fondamentalmente un gruppo hardcore, praticano il culto dello Straight Edge, la loro proposta parte dagli Strife, passa per gli Zao e si incontra con i riff del metal svedese. Peccato che il buon impatto in studio non viene correttamente ridefinito dal vivo, lo show della band dà l’impressione di essere un’accozzaglia di rumori equalizzati male. Ci auguriamo quanto prima di rivedere e di rivalutare positivamente i Face The Fact, in altra occasione.

Breve attesa per il cambio palco. "We are Converge, from Boston" e il caos parte da qui: Jacob Bannon e compagni sono in forma, l’arte è tatuata sul corpo. Formalmente l’atteggiamento della band è rock’n’roll, anche se la sostanza richiama l’hardcore più brutale e postumo. La storia inizia con ‘Downpour’, e mette a confronto il passato con il presente, proseguendo con ‘My Unsaid Everything’. Non c’è bisogno di "capire" quello che succede sul palco, bisogna assorbire la lezione, subire la devastazione ed elaborare l’unico concetto fondamentale della serata secondo il quale è inutile catalogare i Converge, o avvicinarli ad altro. La durata totale dello show è di quaranta minuti circa, occorre quindi avere l’occhio sveglio per catturare le immagini di una ‘Concubine’ o di una ‘Fault And Fracture’, ad esempio. La scheggia impazzita chiamata Converge segue ora una nuova traiettoria: una preghiera alla psichedelia, al posthardcore, una lunga emozione di una persona che, da un momento all’altro, si ritrova sola, perché coloro ai quali voleva bene sono oramai distanti. Si chiama(va) ‘You Fail Me’ e sarà la canzone che darà il titolo al nuovo album dei cinque di Boston. L’onestà si confonde con le emozioni: sul palco i Converge sono genuini, non fanno le star e usano l’arma dell’urgenza per provocare reazioni a catena. Un pezzo tira l’altro, brevi ed istantanei momenti di lucidità: ‘The Saddest Day’. Paradossalmente, non è stata una giornata triste, questi quaranta minuti di delirio verranno ricordati a lungo. I Converge dal vivo sono essenziali, come un’esperienza fulminea che vorresti rivivere anche il giorno dopo. Intanto, i nostri pensieri sono rivolti tutti al prossimo disco. Ricordiamo: ‘You Fail Me’, su Epitaph Record.

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