Colony Fest: Live Report della data di Brescia

Lodevole iniziativa quella del Circolo Colony di Brescia di unire in una serata celebrativa per il locale stesso due tour che si stanno svolgendo contemporaneamente in Europa e precisamente: il “30 Years Of American Metal” tramite il quale Lizzy Borden celebra la sua carriera in una sorta di greatest hits show e lo European Journey 2014 dei Threshold andando a formare un unico headlining show che purtroppo non ha avuto una risposta di pubblico adeguata. Peccato perché il “Colony Fest” era organizzato a menadito con tanto di vendita di CD, merchandising e la gentilezza dello staff di un locale che è una delle poche mosche bianche all’interno del promozione della musica live in Italia. Gli storici gruppi succitati si portavano dietro in apertura altre tre band che hanno scaldato a dovere una serata che purtroppo ha visto col passare delle ore diminuire la platea invece che infoltirsi come capita di solito.

Arrivo al locale mentre lo show dei The Silent Wedding volge al termine e devo dire che quel poco che ho percepito del prog metal dei greci mi ha fatto una buonissima impressione invogliandomi a recuperare l’album “Livin’ Experiments” dell’anno passato. Si prosegue con gli Overtures, e l’impatto è ugualmente positivo con l’accento su partiture più heavy (la doppia cassa viaggiava spedita e le chitarre non lesinavano riff granitici) anche se sempre vagamente progressive; davvero una compagine formata da ottimi ed affiatati musicisti provenienti da Gorizia. Un po’ meno coinvolgente mi è sembrata a giudizio personale l’esibizione dei Nightglow, più che altro a livello di tenuta di palco e coinvolgimento del pubblico perché comunque la band di Sassuolo ci sa fare, promuovendo a dovere il proprio parto discografico a titolo “We Rise”.

Dopo una serie di veloci cambi di palco eccomi al cospetto dei Threshold (che non vedevo live dal 1999) ed il cui show potrei in maniera riduttiva definire splendido; la band inglese dal vivo ha un impatto decisamente heavy sia per la doppia chitarra sia per una sezione ritmica davvero “presente” ma all’attitudine è affiancata una classe innata che ha permesso loro di scrivere in 25 anni di carriera ritornelli memorabili che poggiano su strutture solo apparentemente lineari. A tutto ciò dobbiamo aggiungere la prova dell’unico e vero cantante della band con il dovuto e sentito rispetto per chi l’ha preceduto, ovvero il compianto Andrew McDermott e Glynn Morgan; Damian Wilson è stato infatti protagonista dell’ennesima prova maiuscola dietro al microfono (ricordiamo anche la sua cantautoriale carriera solista e la partecipazione al progetto acustico Maiden United) con un’estensione paurosa, una potenza lirica non comune ed un timbro riconoscibile tra migliaia. Karl Groom e Pete Morten non sbagliano un colpo mentre Richard West fa da collante col suo lavoro di tastiere mantenendo però un basso profilo; la sequenza di canzoni spazia dall’ultimo “For The Journey” (la recensione) a pezzi tratti dagli ultimi album e credo sia per ragioni di tempo che i nostri non abbiamo potuto attingere ai loro classici intramontabili. Cito, solamente per dovere di cronaca visto che tutt il set è stato eccelso, l’iniziale “Slipstream”, la variegata “Pilot In The Sky Of Dreams”, la nuova “Watchtower On The Moon” che si affianca come stile tipicamente Threshold alle splendide “Mission Profile” e “Ashes”. Da rivedere al più presto con uno show da veri headliner.

Non me ne vogliano ora i nostalgici del metal che fu, io stesso seguo Lizzy Borden da metà anni ’80, ma lo show del Colony , a parte le trovate shock di scuola Alice Cooper/Kiss del leader non ha molti contenuti; il metal classico degli americani è basilare e ben eseguito ma, non giriamoci intorno, il top della loro discografia ruota intorno a “Visual Lies” e “Master Of Disguise”, quindi, di conseguenza i pochi pezzi tratti da quei lavori sono anche i migliori del lotto. Ci riferiamo alla cangiante opener “Master Of Disguise”, la tirata “Roll Over And Play Dead” e “Eyes Of A Stranger” che insieme alla cover di “Long Live Rock ‘N’ Roll” dei Rainbow sono stati gli highlights della serata. A livello vocale Lizzy ha ancora una buona verve e non da meno mi è piaciuto il contributo canonicamente metal del chitarrista Ira Black (non uno di primo pelo visto che è transitato in band seminali come Vicious Rumors, Heathen e a fianco di Chris Caffery) ma in generale lo show è stato noioso anche perché i presenti erano davvero pochi ed essendo domenica sera sono scemati sempre più.

Ricorderemo quindi il Colony Fest principalmente per l’esibizione immensa dei Threshold e la presenza piacevole dei tre gruppi d’apertura nonché per la piacevole accoglienza del locale; peccato per la scarsa affluenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login