Carl Palmer – EL&P Legacy: Live Report e foto della data di Custoza

Il fatto di avere perso nel giro di meno di un anno i suoi due storici compagni di avventure ha portato per forza Carl Palmer a prendere delle decisioni di vario tipo, una delle quali è stata se e come portare avanti la musica degli Emerson Lake & Palmer dopo essere rimasto l’unico “sopravvissuto”. Il risultato di queste riflessioni è stata la nascita della EL&P Legacy, una formazione a tre elementi, unicamente strumentale, in cui lo storico batterista della formazione progressive ha scelto di essere accompagnato da un bassista, Simon Fitzpatrick, e da un chitarrista, Paul Bilotowicz, che riproduce le parti di tastiera aiutandosi con l’effettistica. Il fatto di avere scelto una chitarra al posto delle tastiere e di avere eliminato le parti vocali ha portato alcuni fan a manifestazioni di dissenso sul web, ritenendo che uno strumento diverso non potesse ricoprire il ruolo di Keith Emerson. In realtà la scelta di Palmer si è rivelata azzeccatissima, secondo il principio per cui sarebbe stato impossibile trovare due elementi identici a quelli dei compagni scomparsi, e quindi c’era bisogno di qualcosa di diverso (un po’ come sta facendo Robert Plant da diversi anni).
L’unica data di questa formazione nel Nord Italia, nonostante qualche polemica della vigilia, ha comunque riscosso un meritato successo, grazie anche a una location particolare, una tenuta agricola immersa nel verde, che ha garantito comunque un’ottima resa acustica in un’ambientazione suggestiva. Carl Palmer ha quasi 70 anni ma ne dimostra venti di meno tutte le volte che, tra un pezzo e l’altro, si accosta al microfono per raccontare qualche aneddoto con perfetto humour britannico e presentare brevemente il pezzo successivo. Scopriamo così, ad esempio, che la band ha scelto di esguire “21st Century Schizoid Man” dei King Crimson perchè fu il primo pezzo che gli EL&P suonarono insieme alla prima prova. Per il resto, la band esegue un’esaustiva panoramica di alcuni fra i molti pezzi storici del magico trio, come la versione completa di “Tarkus“, “Knife Edge“, “Lucky Man” e anche un pezzo meno noto come “Canario“, appartenente al repertorio di fine anni ’70. Fra un brano e l’altro, oltre che per le presentazioni di Palmer, c’è spazio anche per un assolo a testa per Fitzpatrick e Bilotowicz, anche se quello più atteso, che arriva sul finale del concerto, è ovviamente quello di Palmer. Il batterista è il vero dominatore della serata, con il suo stile inconfondibile e il suo carisma dirompente, che ne fanno un vero e proprio portabandiera del progressive rock di prima generazione e un modello per i musicisti attuali (a questo proposito dobbiamo doverosamente citare la presenza fra il pubblico di molti musicisti, batteristi ma non solo, della scena veronese). I pezzi più attesi sono comunque quelli del finale, con i “Carmina Burana“, una strepitosa “Fanfare For The Common Man” e “Nut Rocker“. Questo live non ha fatto altro che confermare qualto già saputo dagli appassionati di progressive rock, ovvero la grandezza degli EL&P e la scelta giusta effettuata da Carl Palmer in questo periodo della sua produttiva carriera.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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