Caliban: Live Report della data di Pinarella di Cervia

Ius Primae Live Report? No, non proprio. In questa improbabile copula tra la lingua latina e quella evoluta (e contaminata) da quella originaria della perfida Albione, la sintesi (decisamente cervellotica lo ammetto) di un racconto un pochino complicato dai fatti della vita e del lavoro, da situazioni abbondantemente oltre il nero.

Dopo gli As I Lay Dying nuova trasferta, questa volta più agevole nel chilometraggio ma un poco più complicata a livello morale e lavorativo con parole e pagine online dedicate ad un terribile fatto di cronaca. Ancora aperto, ancora crudo nell’anima di una buona parte dello Stivale. Nonostante tutto credo di esser stato sufficientemente chiaro, e non ho intenzione di addentrarmi oltre.

Qui si parla di musica, come si dovrebbe sempre quanto un qualsiasi artista sale su di un palco.

Tempo per i Caliban di ritornare a calcare suolo e palchi italici: due date, la prima di questa a Pinarella di Cervia. Rock Planet.

Prima dell’arrivo dei ragazzi di Hattingen, tempo per altre 3 band di scaldare un pubblico inizialmente timido (anche a livello numerico) ma poi sempre più convinto dei propri mezzi: Sharks In Your Mouth, Bad Omens e Lionheart. Come al solito andiamo con ordine.

Sharks In Your Mouth

In 5 sul palco, in una manciata di metri quadrati per accogliere una band italianissima e diffusa: Ancona, Civitanova Marche, Gubbio, Roma e Brescia. Una band da qualche anno sulla scena metalcore, con un disco ed un EP da poter mettere nel curriculum ed un secondo full-length da attendere da qui a qualche mese. La curiosità è ovviamente molta, perché la prova dei cinque è stata davvero convincente.

Nel “metro quadrato di gloria” a loro disposizione una scaletta agile e potente: “Louder”, “The storm”, “Say it to my face”, “The covenant” e la cover di Eminem “Lose yourself”. Bravi. Da risentire dopo aver valutato con attenzione il nuovo materiale.

Bad Omens

Da L.A., innamorati persi dei Bring Me The Horizon, ecco i Bad Omens. In quattro a cercare di caricare la folla, che risponde bene alle canzoni urlate con discreta passione da Noah Sebastian. Ma per il sottoscritto ben più di qualcosa non quadra: canzoni poco potenti, poco appeal melodico e troppo “simile a”. I ragazzi ci provano, è evidente, il pubblico apprezza, ma la sensazione di “già sentito” è davvero troppo forte.

Tiro appena appena sufficiente dal vivo, e “Reprise”, “The Worst In Me” e “Malice” a sgomitare in un set completato con un pubblico un pochino indifferente. C’è decisamente da raddrizzare il tiro con il secondo disco.

Lionheart

Ancora Oakland, ancora west coast, ma questa volta hardcore punk griffato Lionheart. Il sound diventa robusto, quasi monolitico, con il combo stelle e strisce che picchia con decisione e scuote i presenti. Molto bene il cantante Rob Watson, che gioca con i presenti e cerca di trascinare la truppa di Pinarella.

I 5 americani scuotono e per quanto “poco innovativi” piacciano per attitudine e determinazione metallica. Un bello schiaffo in faccia “Keep Talkin”, così come “Vultures” fino alla sorpresa: la riuscita cover di “Fight For Your Right”. Pezzone dei Bestie Boys che bene si è prestato ad una revisione metallica.

Una bella sorpresa.

Caliban

Ho apprezzato – ed apprezzo tutt’ora – “Elements”, ultimo album da studio dei Caliban, ma qualcosa è girato storto nella serata dei tedeschi. Problemi tecnici (così si sibilava tra le prime file del locale) hanno quasi dimezzato la scaletta dei nostri, che hanno scelto di puntare su classici.

Un sacrificio da un certo punto di vista comprensibile, ma che ha lasciato un poco di amaro in bocca. Per fortuna una sensazione transitoria, perché arrivata a freddo, dopo aver visto nonostante tutto una buona prestazione dei nostri partiti a tutta velocità con “Walk Alone” e “Paralyzed”. Sembra quasi nervoso il cantante Andy Dörner, frenetico nel cercare l’interazione con il pubblico, voce tesa e movimenti estremamente controllati per evitare di “andare oltre” il palco del Rock Planet

Una sensazione dicevo, perché la band nonostante la scaletta “mignon” conosce bene il suo mestiere e sa esattamente quali corde far vibrare: “Intoxicated”, “We Are The Many”, “Davy Jones” e “Ich Blute Für Dich” sono note messe al momento giusto della serata. E il pubblico non può far altro che apprezzare

Siamo praticamente alla fine del set, si capisce quando i nostri intonano le note di “Memorial”: impatto puro. Sembrava quasi tutto finito, sembra quasi che la festa si fosse spenta, ma le urla del pubblico hanno convinto i 5 tedeschi a regale l’ultima canzone ad un pubblico che avrebbe meritato maggiore fortuna ed una scaletta più ampia. Ultime note con “Nothing Is Forever” e poi davvero gli ultimi applausi.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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