Bush: Live Report della data di Milano

Sono passati ben dodici anni dall’ultima esibizione sul suolo italico della band britannica dei Bush e precisamente una delle tappe era stata proprio all’Alcatraz di Milano, anche se questa volta lo show si è svolto sul palco più piccolo del locale meneghino. C’era molta aspettativa e curiosità sia per i fan di lunga data in trepidante attesa di rivedere i propri beniamini, che per chi li ha scoperti solo di recente con il loro ultimo lavoro “The Sea Of Memories”, grazie alla massiccia rotazione degli ultimi singoli nelle radio rock più importanti d’Italia. La prima fila è stata riservata ai vincitori di un contest e ai possessori dei vip ticket, che pur di ammirare i propri beniamini da vicino, hanno sborsato un bel po’ di soldini. Purtroppo quando fa ingresso sul palco l’artista di supporto, Dog Byron, l’affluenza nel locale è abbastanza scoraggiante, ma per fortuna con l’arrivo degli headliner la situazione sarà decisamente diversa. Dog Byron si presenta sul palco armato solo di chitarra e voce, tra l’altro molto blues e graffiante e durante il suo tempo a disposizione, sorprende per la sua capacità di intrattenere i presenti solo con la semplicità dei suoi pezzi, a metà strada tra cantautorato americano e post-grunge.

Dopo un veloce cambio palco è la volta degli attesissimi Bush che fanno il loro ingresso trionfale sulle note di un classico quale “Machinehead”, tratto dal capolavoro del 1994 “Sixteen Stone”. L’attenzione è tutta catalizzata sul frontman Gavin Rossdale che si presenta vestito con un pesante giubbotto addosso, ma ben presto lo toglie dato che la temperatura all’interno del locale, era a pari livello di una sauna. E’ in perfetta forma fisica e non si risparmia un minuto tra un pezzo e l’altro, cercando anche di comunicare in un italiano spagnoleggiante e ringraziando il pubblico più volte, esprimendo la sua gioia di essere finalmente tornato a calcare i palchi italiani dopo tanto tempo. Anche la band è molto coesa, della formazione originale oltre a  Gavin troviamo solo lo storico batterista Robin Goodridge, a dire il vero un po’ appesantito fisicamente, ma sempre preciso e potente e i “nuovi” arrivati Chris Traynor alla chitarra e il biondo platino Corey Britz al basso. La scaletta è ben bilanciata tra i classici che ovviamente mandano in visibilio il pubblico e i brani nuovi tratti dal loro recente album in studio. Nella parte finale viene riservato il meglio, prima con una divertente “After Life”, in cui Gavin raggiunge le retrovie per poi buttarsi in mezzo al pubblico e poi una devastante “Little Things” che finalmente fa smuovere anche i più calmi tra i presenti. C’è anche spazio per una cover di “Breathe” dei Pink Floyd a cui fa seguito “Come Together” dei Beatles e per l’attesissima “Glycerine” che viene cantata a squarciagola da tutti. Purtroppo con “Comedown” si è giunti già alla fine dello show, stanchi e senza voce, ma soddisfatti di aver ritrovato il gruppo in forma smagliante e con l’auspicio di non dover aspettare un’altra decade prima di rivederli nuovamente dalle nostre parti.

Report Scritto: Eva Cociani

Report Fotografico: Mairo Cinquetti

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

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