Bring Me The Horizon: Live report e foto della data di Milano

Il weekend milanese inizia presto e all’insegna del metalcore. Infatti venerdì 8 aprile l’Alcatraz ha ospitato i Don Broco e i Bring Me The Horizon, attualmente in tour per promuovere la loro ultima fatica “That’s The Spirit“.

A causa del traffico intenso riusciamo a raggiungere la location quando i Don Broco, quartetto britannico in attività del 2008, sono sul palco da una decina di minuti. Malgrado il loro ruolo si limiti ad essere quello di “supporter”, la band dimostra di avere un forte seguito al punto da venire sovrastata dal pubblico che, tra un urlo e l’altro, canta con entusiasmo quasi tutti i pezzi. La scenografia è molto moderna e anima la performance con un gioco di luci interessante, che va a compensare l’enorme pecca causata da dei suoni inesistenti. In tutta onestà, nonostante non conoscessi i Don Broco, non serve essere fan per notare l’assoluto disastro fonico che ha rovinato in più punti l’atmosfera. La voce è mancata in diversi momenti, così come gli strumenti e la batteria. Apprezziamo la professionalità dei performer che hanno proseguito nonostante le evidenti mancanze, ma provo rammarico di fronte ad una carenza di questa entità. Rispetto al nostro ingresso lo show prosegue per un’ulteriore mezz’ora in cui, tra un brano e l’altro, la band ringrazia e si cimenta con l’italiano così da avvicinarsi ancora di più al pubblico festante.
Sono da poco passate le 21.20 quando i Bring Me The Horizon, freschi freschi di album, prendono possesso del palco. La scenografia è notevole ed interattiva e, tra un brano e l’altro, proietta le grafiche di “That’s The Spirit” e alcune parole chiave della setlist.
La scaletta ha privilegiato le novità, strizzando l’occhio verso vecchi successi apprezzati, ahimè, solamente da pochi. Il pubblico ha fin da subito accolto gli headliner con partecipazione ed entusiasmo ma, temo a causa della giovane età, non ha tenuto conto del violento mosh, fomentato a più riprese da Oliver Sykes, che ha mietuto fin da subito le prime vittime.
La band ha dimostrato fin da subito di saper fare il proprio lavoro, coinvolgendo senza mai fermarsi gli astanti, e facendo cantare, un po’ per esigenze di show e un po’ per esigenze tecniche, il pubblico.
Se con i nuovi brani Oliver dimostra di saperci fare, con le vecchie glorie vengono fuori i limiti della sua voce, ormai stanca e rovinata da anni di cantato poco studiato. Se con “Go To Hell, For Heaven’s Sake” assistiamo ad una performance quantomeno sufficiente, con “Chelsea Smile” siamo di fronte ad una rovinosa esecuzione: emergono tutte le lacune di Oliver, che per nulla aiutato dai suoi compagni, dimostra di non essere in grado di cantare nemmeno il 50% del pezzo. Con “Shadows Moses” assistiamo ad una scena simile ma meno disastrosa, che si ripropone con “Antivist“, altro pezzo da 90 a cui non è stato dato il giusto lustro. Un piccolo encore fa tirare il fiato ai Bring Me The Horizon che tornano sul palco per il grande finale costituito da “Blessed With A Curse“, emotivamente molto sentita da band e pubblico, e “Drown“, singolo di lancio che unito i presenti in un grandissimo coro.
Lo show, durato circa un’ora, ha dimostrato tutti i limiti ma anche i pregi di questa band, che nel corso degli anni è caduta e risalita più volte e che, nonostante le critiche dei metalheads, è sempre rimasta sulla cresta dell’onda avvicinando nuovi fan. In tutta onestà avremo preferito una scaletta più corposa, ma viste le difficoltà tecniche forse è stato meglio così. Unica nota negativa è nei confronti del frontman che, malgrado le prime file composte da ragazzine, ha fomentato sempre di più il mosh favorendo situazioni spiacevoli e che hanno leggermente rovinato l’atmosfera del live.
SETLIST:
01. Doomed
02. Happy Song
03. Go To Hell, For Heaven’s Sake
04. The House Of Wolves
05. Chelsea Smile
06. Throne
07. Shadows Moses
08. Sleepwalking
09. True Friends
10. Follow You
11. Can You Feel My Heart
12. Antivist
13. Blessed With A Curse
14. Drown

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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