Boysetsfire + Death By Stereo: Live Report della data di Pavia

La parte di convenuti al Thunder Road per la tappa italiana di Death By Stereo e Boy Stes Fire può ritenersi soddisfatta, e non poco. Un concerto che diventa happening, un’attitudine che spicca dal palco e diventa interazione, una irresistibile sensazione come se qualcosa stia per succedere da un momento all’altro, dopo questi spettacoli. Death By Stereo significa ignoranza, di quelle catarsi che sparano i watt sul divertimento e sul coinvolgimento. La band posta in apertura non si fa intimidire dall’ accoglienza appena tiepida e gioca la carta del “melting pot”: grazie a Dio esistono i cavi lunghi per i microfoni, i radio trasmettitori per gli strumenti a corda e un amnipolo di irriducibili che non si lancia nello stage diving, ma permette al gruppo di suonare (grazie anche agli ottimi suoni) fuori dal palco, oltre le transenne, urlando e saltando senza le barriere dello stage. Brevi intensi ed incisivi, divertenti e ottimi per accendere una serata che pareva inizialmente stanca: sugli scudi una versione prima scarnificata e poi devastante di ‘Desperation Train’.I padroni di casa Boysetsfire, recentemente passati alla Wind Up, non si fanno attendere. Inanellano il meglio del proprio repertorio, ci danno dentro, hanno i pezzi giusti al momento giusto, un equilibrio invidiabile di melodia e urgenza, una valanga di emotività e fisicità ben miscelate fra sudore e alcolici nel feedback energetico fra palco e pit, andata e ritorno (e, lasciatecelo dire, era ora che su un palco ci fosse della gente che si sbronza, perfettamente calata nell’attitudine rock and roll). Ideali e perfette apertura e chiusura del concerto: prima ‘After The Eulogy’ a trascinarci per le caviglie dentro l’intro marziale e sinistra, e dopo ‘Rookie’ a tagliare l’aria con un’emotività fragile e scoperta ma anche dirompente. In mezzo un’immensa ‘When Rhetoric Dies’, schegge di Coalesce, sudore e intensità. L’impressione che si ricava da concerti come questo è netta: forse ad entrambi i gruppi sta soltanto mancando qualcosa a livello di esposizione, sono due cariche innescate e pronte all’esplosione su vasta scala. Sono scomparse le rockstar (tanto che le band si divertono a “cazzeggiare” le une durante il set degli altri passando per il palco a bere, salutare, compartecipare), è stata data via libera al divertimento. Onestamente, difficile chiedere di più. E per coloro che hanno colto l’occasione va benissimo anche così: it’s boogie time, man!

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