Bologna Rock City Last Show: Live Report

È un arrivederci, non un addio, e lo ripetono più o meno tutti coloro che salgono sul palco, non è un momento di tristezza ma una festa. Nonostante tutte queste dichiarazioni, quando i più “anziani” salgono sul palco tutti assieme per intonare per l’ultima volta “Rock And Roll All Nite” dei Kiss, che è sempre stato il brano conclusivo dei grandi eventi e delle jam di Bologna Rock City, è difficile rimanere impassibili. I bolognesi però non si lamentino: è colpa anche loro e della loro, spesso, indifferenza, per non usare altri termini, se Bologna Rock City chiude, dopo quasi sei anni di attività, lasciando un margine di spazio solo per attività concertistiche a favore di band italiane che, a parte lo Steel Fest, devieranno su altri lidi e soprattutto su altre città.

Al di là di queste considerazioni, il sipario cala in grande stile. Mancano alcuni gruppi storici dell’associazione culturale, a cominciare dai Markonee, che sono a suonare al NAMM di Los Angeles, ma per il resto sono in molti ad avere accettato l’invito a ritrovarsi per un ultimo concerto insieme. Cominciano i Black Rose, che in una formazione ampiamente rimaneggiata per cause di forza maggiore (il bassista dei Black Rose era Oscar Bandiera, meglio noto come l’Orrendo Maniscalco de Gli Atroci, morto lo scorso luglio) si lancia in una serie di cover di lusso, fra Deep Purple, Whitesnake e Gov’t Mule, ottimamente guidati dalla voce di Max Gazzoni e dalla chitarra di Giuseppe Iovino.

Non assistiamo all’esibizione dei giovani Simple Lies, e rientriamo al Sottotetto in tempo per trovare sul palco i Cream Pie, che grazie al nuovo cantante Rachel O’Neill sono in un certo senso rinati a nuova vita, conservando l’immagine di glam band che hanno sempre avuto, ma migliorandola e rendendola più coerente e solida.

L’esibizione dei  Sange::Main::Machine salta purtroppo all’ultimo momento a causa di un infortunio occorso al bassista. Tocca quindi agli Snakebite, vecchie conoscenze e prima uscita dell’etichetta BRC Records (che ricordiamo, fra le altre cose ha pubblicato in vinile i lavori recenti di Crying Steel e Skanners, nonché il “Live At The Mohegan Sun” dei Cinderella). In attesa di nuovo materiale, riascoltare brani tratti da ‘Love Hurts…Snake Bites’ rimane una piccola sicurezza a cui è difficile rinunciare.

Noise Pollution arricchiscono la serata con la presentazione in anteprima del loro nuovo video, legato al brano “Hypnotic Poison”, che viene proiettato subito prima della loro esibizione. Il culmine della loro esibizione si ha in conclusione, con una scatenata versione di “We Don’t Celebrate Sundays” degli Hardcore Superstars, a cui partecipano anche tutti i musicisti più giovani che si sono esibiti fino a quel momento, esplosivi come tappi di champagne appena schizzati via dalla bottiglia.

Chiudono i Crying Steel, in procinto di chiudersi in studio per la registrazione del loro nuovo album. Nonostante la formazione ormai sia consolidata, è sempre bello trovare nuove sfaccettature di questi musicisti ogni volta che salgono sul palco, soprattutto per quanto riguarda la loro trascinante allegria e il loro dinamismo sul palco. Più che uno sterile elenco di brani, di questa serata, unica nel suo genere, era più importante descrivere l’atmosfera, e mentre il sipario cala, rimane solo la convinzione che non sarà per l’ultima volta.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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  1. zambra

    ci teniamo a precisare che la formazione dei Black Roses non è rimaneggiata ma è quella ufficiale anzi per chiarire ancor meglio si tratta dei fantastici Coal Black Horses (Southern Rock da Bologna e vincitori del Thunderdome Contest 2011) che insieme a Max Gazzoni hanno rimesso in piedi il progetto Black Roses.

    grazie e rocknroll,
    zambra

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