Bologna Rock 4 Riders: Live Report del festival

Preceduta da una massiccia campagna pubblicitaria e per una volta anche con il patrocinio del Comune, è nata quest’anno la manifestazione Bologna Rock 4 Riders, un festival di beneficenza con lo scopo di raccogliere fondi per la cura delle lesioni midollari e di associare ancora una volta il classico binomio rock / motori (e anche un po’ di donne, dai). Per questo motivo, l’area dell’Estragon di Bologna è stata sfruttata sia all’interno, per la parte musicale, che all’esterno, con una serie di dimostrazioni acrobatiche che hanno visto esibirsi piloti a bordo di quad, moto da corsa e BMX in una serie di acrobazie di grande suggestione.

L’unica pecca che si può riscontrare nell’organizzazione è che all’inizio del festival le esibizioni musicali coincidono negli orari con quelle sportive. Per questo motivo, i primi due gruppi in cartellone soffrono della mancanza di una discreta fetta di pubblico. Questo non basta comunque a scoraggiare i The Dallaz, power trio proveniente dalla provincia, dediti ad uno stoner rock che crea un muro sonoro imponente fin da subito.

Ci vuole ben altro per impressionare anche Helios e i suoi Malnàtt, formazione storica del panorama underground bolognese, che ancora una volta impressiona positivamente per l’ottimo mix fatto di cantato in italiano, di un genere ancora quasi impossibile da inquadrare e da una generosa dose di ironia.

I Narcosynth inaugurano la serie di concerti in cui il pubblico inizia gradualmente ad aumentare. Provenienti dal Molise e dediti ad un thrash metal melodico abbastanza interessante, la band dovrebbe forse migliorare soltanto la tenuta di palco e il coinvolgimento verso l’esterno, pur dimostrando una grande dedizione verso il genere e un buon livello tecnico complessivo.

I marchigiani Battle Ram sono invece veterani del palco e la loro amicizia con i Rain li ha resi abbastanza noti anche in terra emiliana. Come già dimostrato in molte altre occasioni, la band dimostra in pieno le proprie qualità, la propria capacità di destreggiarsi al meglio sul palco, con un heavy metal di stampo tradizionale che cattura l’attenzione fin da subito; ben suonata anche l’unica cover, una versione molto fedele di “Liar”, vecchio successo di Yngwie Malmsteen.

Un look da rocker consumati caratterizza invece i J27, band dalle sonorità tendenti ad un hard rock di stampo americano, che porta sul palco con una buona resa i brani estratti da “Regeneration”, lavoro uscito lo scorso anno.

I Noise Pollution sono invece, di sicuro, la band con la maggiore quantità di carne al fuoco. Le novità comprendono infatti un nuovo album in arrivo, di cui Amedeo Mongiorgi e soci propongono alcune anteprime, un nuovo chitarrista in formazione, l’inizio di un tour europeo con cui la band festeggia i dieci anni di attività e l’annuncio che saranno loro gli opener per la data che gli Airbourne terranno proprio all’Estragon fra un paio di mesi. Tutte ottime notizie, la band sta crescendo d’importanza e si vede, nient’altro da dire se non augurare loro il meglio.

Quello dei Rebel Devil era uno dei nomi che sulla carta poteva suscitare maggiore curiosità. Non si può definire in altro modo una band che annovera due capisaldi del metal italiano come Gianluca Perotti e Dario Cappanera che, pur con background e provenienze differenti, hanno saputo trovare un trait d’union e dare vita a un progetto interessante. Il connubio fra i due musicisti è evidente, e se Cappanera si nasconde un po’ dietro la sua Gibson e macina assoli con la solita precisione, Perotti è una vera macchina di distruzione, precisissimo nel cantato e ruggente sul palco, pronto ad interagire con i presenti e a gridare a pieni polmoni il proprio sdegno verso la condizione italiana. Un frontman autentico, coriaceo ma sincero.

I Rain fanno un po’ le funzioni del padrone di casa che introduce l’ospite d’onore. Dopo averli visti alcune settimane fa in versione acustica di supporto ai The Gentle Storm nell’intimo contesto del vicino Locomotiv, la band torna alla dimensione che le è più congeniale, quella del grande palco e degli strumenti in elettrico, riproponendo ancora una volta un repertorio formato per la maggior parte da brani composti negli anni più recenti di vita della band (come “Mister 2 Words” e “Whiskey On The Route 66”), ma anche da estratti di una carriera precedente, di cui ormai non rimane quasi più traccia, come la nota “Only For The Rain Crew”.

Che repertorio suonerà stasera Stef Burns? Era un po’ questa la domanda che serpeggiava tra i presenti nel momento in cui è iniziato il festival, una domanda più che legittima tra l’altro, se consideriamo la grande esperienza e la versatilità che questo grande chitarrista ha sempre dimostrato. in realtà, chi si aspettava estratti dal repertorio degli Y&T ha dovuto ricredersi, così come (se mai ci fosse stato qualcuno) chi avrebbe desiderato qualche cover di Vasco Rossi (considerata anche la presenza dell’altro chitarrista, l’ottimo Vince Pàstano). Le cover ci sono, ma attingono ad altre esperienze, come il periodo passato insieme ad Alice Cooper, di cui viene ripescata “Go To Hell”, e non manca un omaggio a un grande classico come “Pinball Wizard” degli Who. Stef Burns è un ottimo uomo di palco, che intrattiene con il suo italiano maccheronico tra un brano e l’altro, si concede lunghi assoli in uno stile che rimanda molto al miglior Jeff Beck e in generale regala uno spettacolo perfetto, in equilibrio fra emozione, divertimento e tecnica. L’impressione è quella di assistere più ad una jam tra amici che ad un festival vero e proprio, data la grande sintonia tra i musicisti; Stef Burns ha quindi saputo concentrare ancora una volta, tra cover ed estratti del suo miglior repertorio solista, molte fra le caratteristiche che un buon chitarrista rock deve avere.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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