Blind Guardian: Live Report della data di Milano

Davanti ad un pubblico numeroso (il locale è sold out!) ed entusiasta stanno per arrivare i maestri indiscussi del power-metal tedesco. Sono loro l’unica band che ha saputo reinventare uno stile che sembrava senza sbocchi ed ogni nuova uscita rappresenta per loro una sfida sempre vincente.

La band svedese degli Astral Doors ha il delicato e difficilissimo compito di aprire per i Blind Guardian in un’occasione particolare che vede raggiungere il tutto esaurito anche per un gruppo che presenta un sound lontano anni luce dal loro. Come i Blind sono veloci e dinamici, altrettanto gli Astral Doors sono massicci e cadenzati. Insomma, come si nota sin dalle prime battute, il lungo set del gruppo scandinavo non entusiasma di certo la massa presente. In ogni caso lo spettacolo fornito dai nostri è di ottima qualità sin dall’incedere possente dei primi due brani, l’arrembante ‘Black Rain’ (opener dell’ultimo album ‘Astralim’, 2006) e la meravigliosa ‘Bride Of Christ’ (tratta da quello che è forse il miglior album dei nostri, ossia ‘Evil Is Foverer’, 2005) che pone subito in evidenza la magistrale abilità del gruppo di saper scrivere ottimi refrain. In secondo luogo dal vivo la somiglianza fra il timbro di voce del mostro sacro Ronnie James Dio (Black Sabbath, Rainbow, Dio) e Nils Patrick Johansson è spaventosa. L’alto e longilineo frotman della band è in forma e trascina gli interessati astanti (pochi) in una baraonda di ritmi cadenzati e massicci, come l’ottima ‘Time To Rock’ o la titletrack ‘Evil Is Forever’. Anche i pezzi più rallentati dimostrano la qualità del songwriting di un gruppo che nell’arco di quasi cinquanta minuti ha saputo farsi valere di fronte ad un pubblico che sicuramente non era lì per loro.

Lo show dei Blind Guardian sta finalmente per iniziare. La tensione è palpabile, le aspettative altissime… ma all’attacco dell’esibizione qualcosa non quadra… Non stiamo parlando del suono, come sempre un po’ confuso nei primi pezzi, ma poi perfetto. Ci riferiamo invece agli evidenti problemi di voce di Hansi Kursch. Non che sia mai stato lui il punto di forza della band (anche se negli ultimi anni i miglioramenti sono stati notevoli), ma qui non si tratta di cantare sottotono, piuttosto di una vera mancanza di fondo, come se il nostro avesse problemi di gola. A sostenere questa ipotesi c’è il fatto che per quasi tutto il concerto Kursch si concede sovente una pausa dietro la prima fila di casse per sorseggiare da una tazza e da due bottigliette. In molti frangenti lascia poi cantare il pubblico, soprattutto nelle parti più a rischio di stonatura. Fortunatamente la situazione migliora con il prosequio dei brani e un po’ grazie a questa risalita, un po’ grazie all’esperienza (ovvero non forzare mai) messa in mostra dal singer, si riesce comunque a gustarsi l’esibizione del gruppo senza grossi intoppi. Vi chiederete allora perché ci stiamo tanto attardando su questo particolare? Semplicemente perché si tratta dell’unica cosa che fa notizia della serata. Il resto è un film bellissimo, ma già visto. Scaletta concentrata su ‘Imaginations From The Other Side’ e ‘Nightfall In Middle-Earth’, più la solita ‘Bard’s Song’ cantata interamente dal pubblico, più ‘Valhalla’, e solo un paio di brani dall’ultimo lavoro (‘Fly’ e ‘Another Stranger Me’). Poco opportuna appare invece l’esecuzione della chilometrica ‘And Then There Was Silence’, non adatta alla rappresentazione live e che ha conseguentemente provocato una caduta di tensione al di sotto dei livelli di guardia. La band è come sempre strumentalmente perfetta, anche se non esattamente trascinante nella presenza scenica, ma questo immaginiamo lo sappiate già… tutto molto bello insomma, ma a dieci anni di distanza dall’uscita di ‘Imaginations…’ ci sembra riduttivo proporre ancora di fatto lo stesso show con solo qualche piccola modifica, o almeno, la cosa appare in evidente contrasto con la tendenza all’evoluzione messa in luce in studio. E qualche brano recente in più non avrebbe di certo sfigurato secondo noi.

Alla prossima volta?

Foto di Andrea Sacchi

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