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Blackberry Smoke: Live Report e foto della data di Milano

E’ decisamente il periodo migliore per vedere in azione i Blackberry Smoke. La band southern rock più acclamata del momento torna in Italia a meno di un anno di distanza dall’ultimo appuntamento, in un Fabrique che, sicuramente anche aiutato dal fatto che siamo di sabato sera, registra un’affluenza considerevole. L’atmosfera, da subito, è quella giusta; ad aprire le danze sono però i Biters, una band che nonostante sia originaria di Atlanta, in Georgia, mostra un evidente attaccamento verso il glam britannico degli anni ’70 in generale e verso i T-Rex in particolare. Il loro prossimo album, “The Future Ain’t What It Used To Be“, uscirà solo in maggio, ma la band americana ha modo di presentare una ricca carrellata dei propri inediti, mostrando una crescita rispetto al disco d’esordio e risultando più che credibili in questa sede.

Quasi due ore di concerto per i Blackberry Smoke, con piccoli inserti dedicati a cover dei Little Feat e di Bob Marley nel finale, un classico a cui ormai siamo già abituati, due ore durante le quali l’attenzione non cala in nessun momento e in cui le occasioni di interesse si sprecano. E’ una vera soddisfazione, per chi ama il southern rock e magari ha il rimpianto dii non avere potuto vedere in azione le proprie band preerite nel momento di massimo fulgore, assistere al momento in cui questa band può invece dare il meglio, e probabilmente è questa l’impressione più vivida che rimane. I pezzi estrattiv dai vari album, dai più recenti come “Like An Arrow” a quelli di qualche anno fa, come l’ottima “Six Ways to Sunday“, si sono mantenuti su un livello alto generale, il che rende la discografia dei Blackberry Smoke, e di conseguenza, le loro esibizioni live, un tappeto omogeneo di composizioni valide. Ottimo anche il medley con il riferimento a “Your Time Is Gonna Come” dei Led Zeppelin, un altro riferimento storico a cui i Blackberry Smoke sono abituati a rendere omaggio. L’altro aspetto che li contraddistingue è il loro interesse manifesto per le jam strumentali nel mezzo di un brano, un interesse che però la band, a differenza di altri grandi nomi del genere (come ad esempio i Gov’t Mule) hanno saputo concentrare in uno o due brani al massimo; in questo modo i Blackberry Smoke risultano graditi ai musicisti (e tra il pubblico ne abbiamo visti parecchi) e altrettanto interessanti per i “profani”, che riescono ad essere coinvolti allo stesso modo dalla loro miscela arguta di southern, country e blues. A questo proposito, è molto carina la scritta di una t-shirt del merchandising ufficiale: troppo rock per essere country, troppo country per essere rock. Una perfetta sintesi per una band che sta vivendo l’apice della propria carriera.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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