Black Winter Festival: Live Report

Presso il Thunder Road di Codevilla si svolge in questa domenica di Dicembre il Black Winter Festival, ottima manifestazione di metal estremo guidata dagli svedesi Setherial (impegnati nel “Death Triumphant Tour”), accompagnati questa sera da alcune interessanti realtà europee, tra cui spiccano i nomi dei connazionali Handful Of Hate e Forgotten Tomb.

Sono le 18 quando salgono sul palco i Vemoth, anch’essi svedesi e dediti a un black metal tradizionale dalla forte impronta epica. La band, che presenta il debut album ‘Kottkroksvals’, offrirà una buona mezz’ora di song aggressive e marziali, ottime per smuovere un pubblico composto ancora da pochi e timidi curiosi. Completano il quadro una buona presenza scenica e un bagaglio tecnico di discreta fattura.

Rimaniamo in terra di Svezia con i My Own Grave, five-piece che propone un death metal aggressivo e potente, ma anche piuttosto scolastico. Nonostante un bagaglio tecnico inappuntabile, il sound della band è ligio a tutti gli stilemi dell’old-school death metal: growling vocals profonde, riff serrato e molto spesso, blast beats, eccetera. Colpisce positivamente la performance del gigantesco vocalist Mikael Aronsson, che interpreta le song con grande energia e si prodiga per coinvolgere il pubblico, ma lo show è seguito con interesse solo dai die-hard fan del genere.

Ben più interessante è la performance successiva, quella degli svizzeri Timor, la cui discografia al momento pare essere ferma al demo CD ‘The First Chapter’, datato 2004. La band viaggia sulle coordinate di un thrash/death estremamente tecnico, ricco di ricercatezze e aperture melodiche (non a caso il vocalist e bassista Lukas indossa una T-shirt degli Opeth) eppure sempre molto aggressivo e senza inutili fronzoli. Cattura l’attenzione la prova dei chitarristi Nico Schlapfer e Panos Batsilas, che si prodigano in accelerazioni e buoni assoli che si incastonano alla perfezione nella potente sezione ritmica guidata da Lukas e dal fantasioso drummer Dave Schlump. Davvero bravi, teniamoli d’occhio.

I Kult, da Como, sono la prima band italiana a salire sul palco del Thunder Road e a riportare le atmosfere epiche e glaciali di un black metal vecchia scuola (che si direbbe ispirato da Emperor, primi Satyricon e Immortal su tutti). La loro è una performance davvero convincente (segnaliamo in particolare la prova del vocalist Bloodtide, dallo screaming terrorizzante), in cui si evidenzia un ottimo insieme on stage che assicura un forte impatto. Le song, pur non particolarmente tecniche, coinvolgono l’audience in forza di un corpus emotivo e maestoso che si sublima nell’ottima ‘Winds Of War’, titletrack del debut album che uscirà nei prossimi giorni per l’etichetta Debemur Morti. Un’altra band promettente nel nostro panorama.

E’ poi il turno degli svizzeri Amphitrium, realtà ormai consolidata in ambito death metal che, vi ricordiamo, la scorsa estate ha partecipato niente meno che all’Heineken Jammin’ Festival. Penalizzati da suoni decisamente troppo alti e “secchi”, i cinque offriranno comunque un’ottima prova, forti di una solida esperienza nel contesto live, una presenza scenica tra le migliori viste oggi (il vocalist Evil S.A.M. è un trascinatore indiavolato) e doti tecniche inappuntabili. Tra i brani proposti spazio anche alla cover di ‘Curse Of The Legions Of Death’ dei Testament, accolta con entusiasmo da tutti i thrashers di vecchia data.

Arriviamo verso le posizioni più alte con i blacksters toscani Handful Of Hate. Evitiamo troppi giri di parole e diciamo che i recenti autori dell’ottimo ‘Gruesome Splendour’ sono stati senza dubbi i migliori della serata. I quattro ottengono sul palco un insieme impressionante e per quanto il loro black metal di scuola tradizionale non si possa certo definire innovativo, è reso con un bagaglio tecnico di evidente fattura, è marziale, potente e riesce a catturare l’ascolto. Violenti, ma mai fini alla propria formula sonora, gli Handful Of Hate trascinano gli astanti (davvero partecipi allo show) nel loro turbine infernale grazie al carisma del front-man Nicola, che senza spostarsi di un millimetro dal microfono ipnotizza il pubblico con le sue vocals agghiaccianti. Inutile aggiungere che la prova alla chitarra di Geny e dello stesso Nicola è priva di sbavature e pronta ad offrire un sound pieno ed aggressivo, così come farà la sezione ritmica composta dal bassista Matteo e dal drummer Gionata. Tra i brani presentati questa sera citiamo ‘Livid’ e ‘Tied, Whipped…Educated’ (da ‘Gruesome Splendour’), oltre a ‘Vexer’s Kult’, ‘Boldly Erected’ e ‘I Hate’, tratte invece dal precedente ‘Vicecrown’. In una parola, apocalittici.

Non sarà facile per i piacentini Forgotten Tomb bissare la performance degli Handful Of Fate, appena conclusasi e ancora sentita dal pubblico. E in effetti, complice un black/doom dall’incedere lento e granitico e l’impassibilità dei nostri sul palco, durante il loro show avvertiremo alcune punte di noia. Il concerto è comunque seguito con interesse dagli astanti e la band si rivela assolutamente professionale e forte di un ottimo sostrato esecutivo. Le chitarre vomitano riff che hanno l’incedere lento e devastante di una colata lavica, supportati dalla sezione ritmica formata dal bassista Algol e dal drummer Asher. Herr Morbid, con il suo screaming lacerante urla tutta la sua rabbia, completando un affresco in cui domina una sensazione di dolore. Vi ricordiamo l’imminente uscita per Avantgarde Music di ‘Negative Megalomania’, quarto full-length della band.

Di fronte ad un pubblico che si è fatto più esiguo a causa dell’ora tarda, i Setherial, headliner del festival, salgono sul palco del Thunder Road. I recenti autori di ‘Death Triumphant’ offriranno una performance professionale e certamente convincente, sebbene dobbiamo notare un certo distacco nell’atteggiamento dei nostri. Il vocalist Magnus Odling ringrazia più volte il pubblico italiano, ma le sue parole sembrano proprio di circostanza, mentre il resto della band pare voler finire il lavoro il prima possibile. I brani vengono inanellati uno dopo l’altro e lo show è comunque di buona fattura. Anche i pezzi estratti da ‘Death Triumphant’, album non esattamente eccezionale e con una produzione troppo soft per il genere proposto, dal vivo acquistano potenza e malignità. Tra i brani eseguiti citiamo ‘Aeons Of Bloodlust’ e ‘Hellstorms Over The Empyrean’ (tratti appunto dall’ultima fatica in studio) oltre alla storica ‘I Nattens Famn’, dal debut album ‘Nord’. Una buona prova ma anche piuttosto standard se consideriamo l’esperienza del combo nordeuropeo.

Termina dunque il Black Winter Festival, che oggi ha dato alcune importanti conferme tra le band blasonate e assicurato visibilità alle realtà più recenti.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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