Black Winter Festival III: Live Report

Giunge alla terza edizione il Black Winter Festival organizzato da Nihil, ormai appuntamento fisso della stagione fredda rivolto alle sonorità estreme. I protagonisti della kermesse sono questa volta i Nargaroth di Kanwulf, act tedesco che nel corso degli anni ha macinato consensi e credibilità presso gli ascoltatori delle frange più intransigenti del black metal.
Dopo la performance degli Inner, che purtroppo riusciamo ad ascoltare di sfuggita arrivando al locale mentre la band propone l’ultimo brano in scaletta, sono i romagnoli Funera Edo a tenere banco con un enfatico black metal dall’incedere epico, classico nelle sue vesti e convincente nei suoi ritmi maestosi e dilatati.
Si rimane nei territori del black metal tradizionale con gli Strix, da Belluno, che rispetto ai Funera Edo prediligono però una maggiore attenzione alle varietà delle esecuzioni, veloci e tecnicamente molto valide. L’esatto contrario di quei pazzi dei Whiskey Ritual, che da Parma portano al Carlito’s Way una ventata alcolica dal loro debut album “In Goat We Trust”. Quello degli emiliani è in sostanza un black’n’roll minimale ma efficace. che vede le sue principali influenze nei Darkthrone ma anche nei Motorhead, nei Venom e nel punk. Il combo riesce a coinvolgere alla grande i presenti, forti anche della sfacciataggine e delle doti da front-man del vocalist Dorian Bones. I loro brani sono grintosi e divertenti (“One Million” non lascia alcun dubbio in proposito!) e il pogo che scatenano testimonia un buon indice di gradimento tra gli headbangers.

Successivamente a questo show, apprendiamo che purtroppo gli Hypotermia non potranno essere parte della serata a causa di non ben specificato ritardo del volo che li avrebbe portati in Italia. I Kaiserreich, da Brescia, hanno così la possibilità di offrire ai presenti uno spettacolo più lungo e, diamo a Cesare quel che è di Cesare, dannatamente maestoso. Ai nostri non serve coinvolgere il presenti, basta un naturale carisma e un modo di porsi solido ed efficace per catturare gli astanti. Il loro black metal si è fatto molto più tecnico nel corso degli anni, arricchito da un suono di chitarra penetrante e vario, rimanendo però legato ai crismi tradizionali del genere. Una sorta di proiezione dei Dark Funeral la loro, presentata però con grande personalità e doti esecutive di prim’ordine. A nostro avviso, i vincitori dell’evento.

E arriva dunque il momento degli attesissimi headliner, i Nargaroth. Dopo l’oscura introduzione che riporta alla mente la musica popolare del Vietnam, meta del viaggio di Kanwulf, i nostri si lanciano in un attacco che non fa prigionieri. Peccato per qualche inconveniente tecnico che rende difficile la vita al batterista, ma il gruppo tedesco riesce comunque a imporsi e i convenuti lo tributano con partecipazione. Il set è piuttosto vario e pesca da più parti della carriera, arrivando a tributare in maniera sentita “Jahreiszeiten”, ma offrendo anche un’anticipazione dall’imminente “Spectral Visions Of Mental Warfare”. Rimane solo un po’ di amaro in bocca per la durata piuttosto risicata dello show e per un distacco forse eccessivo, ma diamine, sappiamo bene cosa suonano.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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