Black Stone Cherry – Toseland: Live report della data di Trezzo sull’Adda

Un bel banco di prova. Questo è stato il concerto dei Black Stone Cherry al Live Club di Trezzo Sull’Adda del 15 febbraio 2016. “Magic Mountain” è ormai storia passata, mentre “Kentucky“, quinto e nuovo album, uscirà l’1 aprile. Un tour per testare la risposta del pubblico europeo e, in questo caso, italiano. Che la band fosse solida dal vivo, nessuno ne dubitava. I numerosi passaggi in Italia tra festival, date headliner e di supporto, hanno negli anni confermato la potenza dei Black Stone Cherry dal vivo, nettamente più potenti ed efficaci rispetto alle comunque ottime prove in studio.

Probabilmente però quella del Live Club è stata l’esibizione più convincente della band tenuta finora in suolo italiano. Una band ancora più coesa e una potenza incredibile, frutto anche di un’acustica perfetta. La setlist è raccoglie alcuni dei pezzi più celebri della band americana con le hit “Me And Mary Jane” (in apertura), seguita a ruota da “Rain Wizard“, “Blind Man” e “In My Blood“. Non mancano però alcune chicche come “Violator Girl” e “Yeah Man” entrambe provenienti dai primissimi tempi della band.

Decisamente emozionante “Things My Father Said“, con un intro riarrangiato che si apre poi in una delle ballate più struggenti composte dalla band. Nel set vengono proposte anche due canzoni tratte dal prossimo “Kentucky”: “In Our Dreams” e l’acustica “The Rambler“, brano che in qualche modo celebra e rappresenta appieno la natura e il percorso dei Black Stone Cherry, applaudita e acclamata già come un vero e proprio classico. Finale tiratissimo con “Maybe Someday“, “White Trash Millionaire” decisamente metallizzata e la più godereccia “Blame It On The Boom Boom“. C’è ancora tempo per “Lonely Train” e un omaggio al mitico Lemmy con una cover di “Ace Of Spades” che scatena il pubblico già caldissimo. Tutto finito? No, il pubblico acclama a gran voce un altro brano. Manca all’appello infatti “Peace Is Free“, originariamente esclusa dalla scaletta della serata. I Black Stone Cherry non restano indifferenti al calore del pubblico italiano e ripartono, donando un finale da brividi.

Se la band era estremamente in palla, merito della riuscita della serata è anche da attribuire senz’altro al pubblico, letteralmente scatenato e in visibilio per la band che lo nota e si esalta minuto dopo minuto. E’ veramente raro vedere e assistere a una partecipazione così sentita e in questo i Black Stone Cherry portano a casa un risultato notevole e importante: una conferma pesante in un momento cruciale della carriera della band. Difficile scegliere tra i quattro musicisti una performance superiore alle altre: un successo di gruppo, frutto di un unione e coesione impressionanti. Probabilmente li rivedremo a fine 2016/inizio 2017 con un set più concentrato sul nuovo album e, a questo punto, non possiamo far altro che supportare uno dei nomi più convincenti e promettenti del panorama hard rock, in grado di riunire sulla stessa platea un pubblico trasversale, dai giovanissimi appassionati ai navigati rocker. Bravissimi.

 

 

 

Nonostante gli annunci e le locandine, i Theory Of A Deadman non hanno preso parte a questa porzione di tour. Al loro posto troviamo i Toseland, band capitanata da James Toseland, pilota due volte campione del mondo di SuperBike. La band sta per pubblicare il secondo album “Cradle The Cage” (uscirà nel mese di marzo) e dal vivo propone un hard rock che unisce rimandi ai classici del genere, con un approccio però moderno. Siamo sui territori musicali proposti dall’ultimo Slash solista con il frontman che si immedesima nei panni di Myles Kennedy sia nelle movenze, sia nella prestazione vocale (senza però raggiungere gli stessi risultati). Sul palco comunque gli inglesi ci sanno fare, intrattenendo alla grande il pubblico, inizialmente sparuto ma minuto dopo minuto sempre più numeroso. Il set alterna brani del primo album uscito nel 2014 con anticipazioni dal nuovo lavoro. Niente di trascendentale, ma divertente. Probabilmente con un approccio più personale e originale alla materia ci avrebbero convinto di più.

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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