Black Label Society: Live Report della data di Collegno (TO)

L’ex manicomio di Collegno (TO) si presenta come un ambiente abbastanza tetro ma piacevole  al contempo,  anche a livello acustico possiede una buona resa sonora, di fatti ha già prestato il proprio  polmone verde, di cui si circonda, ad una serie di concerti di media e grande importanza, come ad esempio il Gods Of Metal dell’anno scorso.

E’ una serata ricca di eventi sia a Torino che nei dintorni, quindi ci potrebbe essere la probabilità di una scarsa affluenza e,  purtroppo, sarà così. Aprono puntuali le danze gli Archer, inutili ma non perché siano solo la band spalla di un colosso come i Black Label Society ma in quanto i loro brani non sanno di niente, sono scontati e se, a parer mio, invece avessero chiamato  qualche band italiana poco nota, di un livello appena sufficiente, li avrebbero sovrastati. Dopo una birra ed un panino, consumati comodamente seduti in mezzo al verde, è ora di tirar fuori i gilet con il teschio distintivo e tutto l’armamentario per la serata.

Puntuali, alle 21:30, Zakk e soci  aprono le danze con l’intro di piano di “New Religion”, dal precedente album, e finalmente giù il tendone col logo della band si parte con “Crazy Horse”, tratta dal’ ultimo album “Order Of The Black”. Il “buon Zakk  si presenta indossando  un copricapo indiano come nell’immagine all’interno del  booklet  che è  indossato da un  teschio.  Il suono è devastante, gli amplificatori valvolari alle loro spalle scaldano sia la band che il pubblico, la voce è all’ altezza dei pezzi eseguiti e i sali e scendi da una pedana che mette al centro dell’ attenzione Zakk, durante gli assoli, aiuta ancor più lo spettacolo. Sia il bassista Catanese che il chitarrista Di Servio sono in formissima così come Hunt, più tardi il loro vocalist li presenterà con tanto di acclaimazione per le loro radici italiane. 

Tutto è perfetto, arriva sul palco anche  la tastiera per un momento di  pianoforte  dove Wylde viene lasciato solo da Catanese, De Servio ed Hunt perché si crei quell’atmosfera tra pubblico e cantante per una ballad, se così la si può definire. Nuovamente chitarra in mano e le persone accorse per la serata cantano assieme alla band uno dei pezzi dell’ultimo album “Godspeed Hellbound”. Ci si ferma nuovamente per il momento Guitar Hero (chiamiamolo così) in cui Zakk si esibisce in una performance di pura  tecnica con la chitarra che durerà forse un po’ troppo, ma che i fan gradiscono ed applaudono forse per via dell’onorata carriera e poi forse  perchè è un rito che oggi è in disuso ma che negli anni ottanta e settanta tutte le band ad un certo punto proponevano: in molti live addirittura le persone aspettavano con trepidazione  una parte solista di uno o più componenti ed era cosa assai gradita. Si riprende poi con i brani che ormai sono diventati un classico come “Concrete Jungle” e  “Suicide Messiah” estratte dai precedenti album.

Il concerto si conclude senza neanche un bis dopo un ‘ora e mezza, quindi tutti a casa con i pochi presenti soddisfatti per il buon concerto, con l’amarezza per chi ha organizzato lo spettacolo per la scarsa affluenza dovuta in maniera quasi certa alla moltitudine di eventi presenti nei dintorni proprio quella sera. Si torna a casa però soddisfatti di un concerto che si è potuto vedere e ballare con ampi spazi attorno e con una temperatura fresca che ha reso più gradevole la permanenza.

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