Bigelf: Live Report della data di Milano

Febbraio celebra l’arrivo in Italia dei Bigelf da headliner, ovvero un concerto piccolo piccolo, per due motivi. Primo, perché il Tunnel, storico locale milanese molto vicino alla stazione centrale, è effettivamente piuttosto angusto, anche se la sua collocazione sotto un imponente cavalcavia non impedisce, per questa situazione, un’acustica impeccabile e un’atmosfera da club élitario che può avere una sua ragion d’essere. Due, perché per motivi inerenti la gestione interna del locale, i Bigelf si sono esibiti per un’ora e un quarto, e il tutto ha avuto termine alle 22.00 in punto, in modo che alle 23.00 potesse avere inizio, dopo avere sbaraccato tutto in fretta e furia, un altro tipo di programmazione musicale. Per questo motivo, che ha purtroppo coinciso con le rivolte di stranieri che hanno messo a dura prova la circolazione delle automobili in buona parte della città, chi scrive non è riuscito ad assistere a tutto il concerto, saltando in pieno l’esibizione del gruppo di supporto, i Priestess. C’è comunque da dire che i Bigelf, per quanto in situazione alquanto discutibile, hanno mostrato una rilassata disponibilità, terminando con perfetta puntualità californiana la loro esibizione, e prestandosi successivamente, prima dentro il locale e poi presso il tour bus, a un piccolo bagno di folla nei confronti del pubblico. Il concerto ha spaziato nel repertorio della band in modo forse più vario rispetto a quando, in ottobre, c’era stata l’esibizione di supporto ai Dream Theater, e con la consueta parata di strumenti anni ’70, cappello a cilindro e luci essenziali, vengono presentati fra gli altri “Frustration”, “Money”, “Painkillers” e “Black Ball”. Purtroppo, e qui è veramente il caso di dirlo, si inizia ad assaporare la precisione chirurgica dei Bigelf quando è ormai troppo tardi, e quando mancano esattamente dieci minuti alla fine è il turno di “Counting Sheep”, brano che termina “Cheat The Gallows”, a decretare la chiusura. Novelli Cenerentoli, Damon Fox e compagni si congedano augurandosi di poter tornare presto nel nostro Paese, smettono le vesti dei cappellai matti e tornano a sembrare quasi delle persone normali. Restano l’amaro in bocca per un’esibizione che avrebbe dovuto durare di più, e la soddisfazione per avere potuto comunque cogliere squarci di un valore musicale di raro spessore.

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login