Bigelf: Live Report della data di Roncade (TV)

Certe operazioni da un lato fanno piacere per la caratura artistica delle band che le vedono protagoniste, dall’altro fanno temere per quale sarà la reazione della suddetta band di fronte ad un pubblico che ancora li conosce meno di quanto dovrebbe, e anche per questo motivo non si presenta molto numeroso all’appuntamento. La band di cui stiamo parlando risponde al nome di Bigelf: una delle realtà al tempo stesso più originali e più ancorate al sound del passato, che combina con personalità vecchio e nuovo dando vita a risultati spesso entuasiasmanti. Se lo spessore artistico è assolutamente indiscutibile, è altrettanto vero che purtroppo in Italia la band paga lo scotto di quella che finora è stata una visibilità decisamente scarsa. Onore al merito della Live, quindi, che con queste date da headliner, dopo quelle di supporto ai Dream Theater, offre ai Bigelf la possibilità di essere adeguatamente valorizzati.

La serata comincia con il sound decisamente old school proposto dai canadesi Priestess, che con grande foga macinano riff dopo riff la loro miscela fatta di classic metal proveniente dai primi anni Ottanta e sfuriate che arrivano dai territori dei Motorhead, per cui tra l’altro i Priestess hanno in passato aperto dei concerti. Uno show asciutto e potente, a tratti un po’ ripetitivo ma che ha l’indubbio merito di aprire le danze con sostanza. La band appare decisamente affiatata, le chitarre ben si incrociano e l’unica nota davvero negativa è il pezzo cantato dal batterista Vince Nudo. Ma in fondo è un dettaglio.

Di tutt’altro impatto visivo i Bigelf, che anche sul palco del New Age portano la grandeur del loro irresistibile circo. Su tutti il cantante, tastierista e anima della band Damon Fox, che con il suo cappello inserisce la propria ingombrante presenza fra due piccole "pareti" di tastiere, sintetizzatori ed effetti vari. Lo show della band, per la prima parte, è purtroppo minato da una serie di problemi tecnici, dalla mancanza di monitor per Fox a diverse cose che non vanno con gli amplificatori. E’ lo stesso frontman, ad un certo punto, a raccontare di come sua nonna gli dicesse che se voleva fare bene qualcosa doveva occuparsene in prima persona, e partendo da questo aneddoto Fox dichiara di essere l’unico a capire come mettere a posto la situazione. E in effetti lo fa! Lo show si incendia con una versione tiratissima di "The Evils Of Rock&Roll", poi viene puntellato su diversi estratti dall’eccellente "Hex", su tutti una splendida interpretazione di "Disappear". Menzione speciale pure per "Madhatter", perfettamente incarnata dalla presenza scenica del "cappellaio matto" Fox, protagonista assoluto ed indiscusso della serata: quando canta e soprattutto quando armeggia con la strumentazione ("strumenti" sarebbe riduttivo, in questo caso) da cui è letteralmente circondato, sembra quasi posseduto, e riversa il suo coinvolgimento sul pubblico. Che apprezza: i Bigelf lo conquistano con un viaggio pshichedelico che pesca da tutti e tre gli album, più qualche gustosa improvvisazione per riscaldare l’ambiente e sdrammatizzare. Tra un pezzo e l’altro, inoltre, viene fuori pure il Fox istrione, che si lamenta in maniera "colorita" di tutto ciò che non funziona e un attimo dopo afferma che in serate come queste si diverte come non mai. Fughe nello spazio degne dei migliori Hawkwind punteggiano qua e là una scaletta che non ha cedimenti di intensità e che costruisce un crescendo fino alla fantastica "Money, It’s Pure Evil" e alla sognante "Counting Sheep", che conclude giustamente una performance fatta di sregolatezza e grande intensità.

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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