Behemoth – Abbath – Entombed A.D. – Inquisition: Live Report del concerto di Trezzo

Il tour dei Behemoth “Europa Blasphemia 2016” si pone quest’anno come uno dei più attesi per i fan del metal estremo, non solo perché ci presenta una band forte di una release come “The Satanist” che li ha portati ad uno dei punti più alti della loro carriera, ma per la scelta di un pacchetto che oltre ai polacchi propone nomi che non hanno certo bisogno di presentazioni: Abbath al suo debutto dopo l’estromissione dagli Immortal, gli Entombed A.D. a cui potremmo togliere la locuzione finale, e i rinomati Inquisition.

Ascoltando il “chiacchiericcio da concerti” si percepisce come per molti oggi è anche il giorno dello show mancato dei Motorhead, i quali avrebbero dovuto suonare in compagnia di Saxon e Girlschool, il nostro pensiero va però alla filosofia di Lemmy quindi: facciamoci una birra, giù le luci, volume al massimo, pronti? Si comincia.

Inquisition

Il duo colombiano-statunitense è una delle pochissime band black metal che con questo tipo di formazione non aggiunge musicisti turnisti nelle loro esibizioni live. Semplicemente composti dal cantante/chitarrista Dagon e dal batterista Incubus riescono a creare un muro di suono aggressivo e gelido ma al contempo ordinato e senza sbavature. Si parte con “Force of the Floating Tomb” tratta dal loro ultimo album ormai datato 2013, perfetto brano di apertura che con il ripetuto “Raise The Chalice” ci introduce in uno show che non lascia prigionieri. Tra sfuriate che richiamano gli Immortal d’annata e rallentamenti dal sapore doom gli Inquisition dimostrano di avere una nutrita esperienza live. Scorrono brani come Master of the Cosmological Black Cauldron e Command of the Dark Crown e, nonostante la scaletta concisa, cercano di pescare da quasi ogni loro album con il vocalist che si alterna ai due microfoni posizionati ai lati del palco. L’esperienza live la si nota anche nello studio delle luci, cosa che a volte viene tralasciata per molte band d’apertura ma non per gli Inquisition, e sul finale i fari vanno a creare un pentacolo luminoso al centro del palco.

Entombed A.D.

Si fanno chiamare Entombed A.D. ma il pubblico li osanna come Entombed. Perché la creatura di L-G Petrov e gli altri componenti non è che la naturale prosecuzione della leggendaria band d’origine e perché la scaletta non lascia dubbi a riguardo. Dopo l’apertura con “Midas In Reverse” tratta dall’imminente album “Dead Dawn” la band fa un salto nel passato al ’91 con “Strangers Aeons” ed è proprio su questo brano e i successivi “Living Dead” e “Chaos Breed” che pare di assistere ad uno show di altri tempi. L’attitudine che gli svedesi sprigionano è proprio quella hardcore e senza fronzoli necessaria quando sono le canzoni a parlare da sole, una sessione ritmica rocciosa su cui il resto della band funziona come una serie di ingranaggi perfetti. “Wolverine Blues” è l’esempio dell’ attitudine rock n roll, o death n roll come andava di moda all’epoca, che ha contraddistinto la band madre (ricordate chi poi fondò gli Hellacopters?) e questa nuova incarnazione. Il finale non poteva che essere lasciato a “Left Hand Path”, serve aggiungere altro? Si, vi vogliamo al più presto in Italia.

Abbath

Nonostante la posizione in scaletta, possiamo ben dire che lo show di Abbath fosse senz’altro il più atteso della serata. Per la prima volta in tour in vero e proprio dopo anni di apparizioni sporadiche, Abbath ricomincia praticamente da zero con la sua band solista. Diciamocelo, il nuovo album ci ha lasciato un po’ l’amaro in bocca, ne carne ne pesce e, purtroppo, l’impressione rimane la medesima anche dopo lo show sul suolo italiano.

L’ex-Immortal ha senza dubbio carisma da vendere, ormai ben consapevole della figura quasi comica che rappresenta, non lesina pose e ammiccamenti al pubblico. A fianco, il rodatissimo King, bassista che Abbath assoldò già all’epoca del progetto “I“. La setlist propone nella quasi interezza il nuovo album, lasciando spazio per una fantastica “Warriors” e per alcuni estratti dal repertorio degli Immortal, senza però pescare tra i classici. “One By One“, “Tyrants“, “All Shall Fall” e “Nebular Ravens Winter” restano senza dubbio i pezzi di maggiore impatto della scaletta. La performance della band è di livello ma sembra un po’ fuori rotta, senza un’identità precisa. La seconda chitarra non ha niente a che fare con il trademark di Abbath, il drumming è troppo anonimo e quello che esce dalle casse è una versione modern thrashdeath degli ultimi Immortal che lascia indifferenti. L’impressione è che quello di Abbath sia un progetto un po’ troppo costruito per risultare veramente credibibile e sostanzioso. Con questo però non vogliamo screditare la performance che è stata ineccepibile a livello formale. Durante lo show dei Behemoth, Abbath e King si presenteranno al booth del merchandise, pieni colmi di alcol ma super disponibili per foto e autografi. (Tommaso Dainese)

Behemoth

Due anni sono passati dalla pubblicazione di “The Satanist” e i Behemoth continuano nella loro ascesa ai vertici della musica estrema. La band crede talmente in questo album che sente la necessità di proporlo interamente dal vivo prima di tornare in studio per comporre quello che ci auguriamo sia un nuovo capolavoro. Proporre l’ultima release dal vivo nel suo complesso è una scelta azzardata per la maggior parte delle band ma non per Nergal e soci, sì perché mai come in “The Satanist” alcuni brani sono riusciti a diventare immediatamente classici. I Behemoth sono poi riusciti a trasformare un loro concerto in uno show vero e proprio e un album che possiamo definire “cinematografico” come la loro ultima release è perfetto a questo scopo. I due serpenti che contornano il microfono di Nergal potrebbero essere usciti dall’iconografia della Stygia narrata nei racconti di Robert E. Howard, così come il resto del mistico palco proposto dai nostri.

“Blow Your Trumphet Gabriel” da il via a quello che è un concerto che odora di teatralità, in cui il mastermind bardato in un cappuccio simil-nazgul trascina il pubblico per tutto lo show. “Furor Divinus” dimostra la precisione e l’alchimia di Inferno dietro alle pelli con l’imponente bassista Orion e il chitarrista Seth. Le fiamme sul palco ci portano nel calderone infernale di “Ora Pro Nobis Lucifer” uno dei pezzi più maestosi durante il live. Gli occhi sono tutti puntati su Nergal, il messia nero sfuggito dalla morte che distribuisce ostie alle prime file e propone un’esecuzione dell’inno “O Father, O Satan, O Sun!” dove la band, aiutata ovviamente dalla traccia preregistrata, giunge al finale dell’album. “Pure Evil And Hate” datata ’97 e tratta da “And The Forest Dream Eternally” inizia un encore di quattro brani fondamentali per la band di cui “Chant For Ezchaton 2000” rappresenta una degna conclusione.

Da citare la partecipazione di Sharon Toxic, conosciuta con il brand Toxic Vision, che ha curato l’allestimento scenico e gli abiti di scena della band, presenziando anche con una veloce comparsata sul palco. All’esterno era possibile visitare inoltre “The Congregation“, mostra curata dall’artista.

      1. Blow Your Trumpets Gabriel
      2. Furor Divinus
      3. Messe Noire
      4. Ora Pro Nobis Lucifer
      5. Amen
      6. The Satanist
      7. Ben Sahar
      8. In the Absence ov Light
      9. O Father O Satan O Sun!
      10. Encore:
      11. Pure Evil and Hate
      12. Antichristian Phenomenon
      13. Conquer All
      14. Chant for Eschaton 2000

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

Roberto Banfi

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Punk n roller con ispirazioni gotiche e tracce persistenti di untrue heavy metal, tra Billy Holiday e gli Einsturzende Neubauten sono incappato casualmente negli Iron Maiden. Sogno una collaborazione tra Varg Vikernes e Paolo Brosio. Citazione preferita: ""Il mio dio è più forte"" (Conan il barbaro).

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