Header Unit

Bay Fest: Live Report e Foto del Day#3 con Rise Against, Face To Face ed Anti-Flag

Tutte le cose finiscono. Tutto quanto trova una degna conclusione, ed anche il Bay Fest saluta tutti e se ne va verso il 2018. Non prima di una terza giornata – anche in questo caso – partecipata e festosa. Parliamo però di cose negative: ovvero il ritardo bestiale creato e procurato lungo il percorso automobilistico da micro-code, rotatorie da punto interrogativo e caselli ingolfati.

Somma di tutto: perdita completa di LineOut e quasi totale dei Cattive Abitudini. Questi ultimi però, pur non avendo mai sentito la loro produzione ( e me ne dispiaccio, e spiegherò poi perché ) mi hanno davvero colpito: buona presenza sul palco, canzoni efficaci e presa sul pubblico non indifferente. Una serie di  ingredienti che sanno colpire a dovere chi – anche distrattamente – ascolta una musica nuova. Sicuramente da recuperare da disco e da trovare live.

LineOut

 Cattive Abitudini

Passiamo ora qualcosa si visto e “noto”: Vanilla Sky, Roma. O giù di lì. Una band che in molti ricorderanno solo per la cover di “Umbrella” di ben più di un lustro fa. C’è per fortuna molto di più, perché il quartetto tricolore ha dimostrato di essere molto di più di una band da “One hit wonder”.  Bene la presa sul pubblico (forse un piccolo difetto è stato quello di chiacchierare un pochino troppo, ma è un dettaglio microscopico) e poi la tesa “Break It Out” a salutare un pubblico sempre più presente sotto il palco.

 

Ero davvero curioso di osservare per la mia prima volta gli Ignite di Zoli Téglás. Una curiosità che arriva da una infatuazione antica (“A Place Called Home”, disco del 2000) e dalla voglia di “tastare” il polso della Orange County . “Poverty For All” e “Veteran” a picchiare senza sosta, fino al momento dedicato a Sea  Shepard ed alla sua lotta per la conservazione della fauna ittica. Ma la pausa dura poco, perché si riprende con la cover di “Sunday Bloody Sunday” prima della volata finale che arriva con “Live For Better Days” e “Bleeding”. Applausi meritati. Una prestazione davvero di spessore. Ad ulteriore testimonianza la nube di sabbia e polvere faticava a scendere a livello del terreno anche dopo diversi minuti….se non è passione questa….

 

Attraversiamo gli States ed atterriamo idealmente in Pennsylvania, per accogliere gli Anti-Flag sul palco del Bay Fest. Una band concreta, dinamica, con una voglia enorme di suonare di fronte ad un pubblico arrivato anche per loro. Subito bene con “The Press Corpse” e “Cities Burn”, con Justin Sane e Chris#2 ad urlare senza sosta. E saltare. Perché dio-solo-sa quante volte Chris#2 ha saltato durante il set. Uno spettacolo nello spettacolo. E un buon modo di restare in forma… Il concerto scivola via intenso, così come scivola via l’ultima luce del sole: “This Is The End (For You My Friend)” e “All The Poison, All Of The Pain” . Grande la conclusione con “Brandeburg Gate”, eseguita in mezzo al pubblico da Chris#2 e da Pat Thetic “armato” di rullante, cassa e charleston. Uno spettacolo nello spettacolo.

 

 

 

Atterrati direttamente dalla Germania i veteranissimi americani Face To Face hanno conquistato il pubblico con la loro attitudine e la voglia di suonare live in Italia per la seconda volta in una storia che ha da poco passato il quarto di secolo. Ma al primo accordo che rimbomba all’interno del Parco Pavese di Bellaria, c’è un grosso punto interrogativo: i suoni sono decisamente scadenti. Peccato perché l’energia del quartetto è stata davvero notevole. Tornando al set, pronti-via e la band ha sgranato subito “You’ve Done Nothing” e “Bent But Not Broken” mettendo subito in chiaro le intenzioni di una serata da vivere a mille all’ora. Bene Trevor Keith e Scott Shiflett sul palco e benissimo la botta di energia di “You Lied”, “Ordinay”  e “Walk The Walk”. Un concerto in crescendo, con i suoni leggermente migliorati nel corso dell’esibizione: top della serata “A-Ok” (con annesso solo di basso di Scott) e la tellurica “Double Crossed”. Bene, bravi, bis. Peccato i suoni, ma esibizione maiuscola.

 

 

 

Ultima tappa, ultimo giro di ruota…chiamatelo come vi pare ma con l’esibizione dei Rise Against il Bay Fest, ha salutato davvero tutti. Un pubblico che ha resistito fino alla fine, fino all’esplosione finale dei Rise Against. La band di Tim McIlrath non perde tempo e subito picchia con “Re-Education (Through Labor)”, “The Good Left Undone” e “Satellite”. Tripletta da lasciare senza fiato i fan alle prese con l’ormai classico muro di sabbia e polvere. Un concerto fisico, teso chiuso alla grande con “Wolves” , “Prayer For The Refugee” e “Savior”. Una band che sa certamente il fatto suo, con un seguito di fan fedeli e determinati. Roba rara.

 

 

 

E quindi, anche quest’anno fanculo a tutte le promesse e a tutti i “mai più” proferiti con certezza granitica. La musica si vive. Punto. E anche questo è un modo per tirare avanti la carretta di una quotidianità spezzata da momenti di pura gioia come questi.

Saverio Spadavecchia

view all posts

Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login