Bay Fest: Live Report del Day #3 con Bad Religion e Suicidal Tendencies

Terzo giorno del Bay Fest 2018, giornata finale e primo dopo la tensione alle stelle del Day #2. Tensioni esplose durante il live dei Dropkick Murphys. Dalle segnalazioni su Facebook e da una manciata di testimonianze raccolte (anche se di persone non direttamente coinvolte dagli eventi) un gruppetto di skinhead di estrema destra avrebbe iniziato a menare le mani contro perfetti sconosciuti durante il live della punk band del Massachusetts.

Un clima di tensione che a distanza – come per il sottoscritto – era difficilmente comprensibile, ma mettendo insieme le tessere del domino ecco spiegato l’enorme spiegamento di forze dell’ordine (Carabinieri e Polizia) una volta finito il concerto.

Un fatto che ha scatenato un vespaio di polemiche e critiche, fino alla presa di posizione degli organizzatori del Bay Fest che hanno condannato il comportamento dei facinorosi. Lasciamo la violenza alle spalle, c’è bisogno di musica.

Let the music do the talking

Arrivato accompagnato dalle note finali dei Sunset Radio, il clima però appare non essere dei migliori: nuvole nerissime all’orizzonte. Tutto sembra reggere quando sul palco salgono i pesaresi Edward In Venice (Una versione tricolore di certi Poison The Well di inizio millennio, senza però averne l’ovvia caratura), e nella mezz’ora circa a loro disposizione cercando di coinvolgere il pubblico. Buone intenzioni, ma clima ed ora ancora giovani (da poco passate le 18) per gli sforzi dei nostri. Da rivedere in un contesto più “intimo”.

Palla e palco ai Senzabenza, pezzo storico delle vicissitudini punk tricolore. Dopo un brevissimo soundcheck, la band sale sul palco ed inizia a picchiare piuttosto determinata, ma il vento si alza ed il clima precipita: arriva il diluvio.

Quasi due ore di stop, preoccupazione per le esibizioni di Millencolin, Bad Religion e Suicidal Tendencies. Per i Nothington niente da fare, l’intensità e durata della pioggia hanno condannato la loro esibizione sul palco. Fortunatamente una soluzione per loro è stata trovata una piccola esibizione acustica nella zona del “mercatino” dopo la fine delle “ostilità del tempo”.

Abbiamo portato un poco del tempo svedese qua, Bellaria”. Scherzano i Millencolin, e fanno bene, perché nonostante tutto il pubblico inizia a riempire il Parco Pavese dopo la pioggia. La musica inizia a scorrere, “Penguins & Polarbears” è sempre uno spasso da ascoltare dal vivo. Ma la legge di Murphy è sempre dietro l’angolo, e quando le cose sembravano andare per il verso giusto, l’inciampo: salta la corrente del palco e rimangono “attivi” solo batteria e microfono di Nikola Sarcevic proprio durate le note finali della canzone.

Cosa fare? Improvvisazione svedese al potere ecco una chitarra acustica per Sarcevic che si lancia in “The Ballad”. Momento assolutamente imprevisto, però gradito dal pubblico che ha apprezzato la toppa nell’esibizione. Si riprende tra “sparizioni” elettriche e scariche punk. Bravi, nonostante il set tagliato e l’energia elettrica ballerina.

Cambio di palco rapidissimo, i minuti corrono e mancano ancora Bad Religion e Suicidal Tendencies

Finalmente arriva il momento della band di Greg Graffin & Co. , intenzionata a non perdere un secondo del tempo messo a disposizione. La band macina canzoni, sgrana un rosario di brani più o meno recenti e conquista il pubblico dopo poche note. Ancora una volta in Italia per festeggiare i 30 anni di “Suffer”, i nostri però scelgono di introdurre lo storico disco con una sorta di mini – best of, con brani estratti da una storia densa di successi e canzoni. Ecco quindi “Sorrow”, “Punk Rock Song”, “American Jesus” ed “Infected”.

Too old to rock ‘n’ roll, to young to die? Assolutamente no. Il buon Ian Anderson cambierebbe oggi il nome di uno degli album dei suoi Jethro Tull, perché nonostante 30 anni passati, la forza di “Suffer” è ancora estrema. Ecco quindi tutti i 26 minuti del terzo album dei californiani. Un disco epocale riprodotto con l’amore e la forza di 30 anni fa. “You’re (The Government)”, la title track e “Land Of Competition” sono solo i vertici di una esibizione intensa ed applaudita. Un set leggermente più corto rispetto a quanto previsto, ma in fondo va benissimo così. Bravi, bravissimi Bad Religion.

Ultimo giro di giostra, ultimo cambio di palco ed ecco i Suicidal Tendencies. Mike Muir e soci arrivano leggermente in ritardo rispetto al “piano di battaglia post diluvio”, e cercano subito di costruire un legame con il pubblico. Il cantante della band cerca con le sue arringhe di scuotere positivamente il pubblico, parlando della forza di volontà che serve per realizzare i propri sogni. Parla di fratellanza e senso di appartenenza Muir, e le canzoni si susseguono una dopo l’altra. Partono con “You Can’t Bring Me Down” e “War Inside My Head”, ed evidente appare la marcia in più dietri ai tamburi innestata da Dave Lombardo.

Una prova pirotecnica che ha dato maggiore energia ad un set (accorciato, purtroppo) che ha scaricato energia ed adrenalina. “Freedumb”, “Possessed To Skate” e “Cyco Vision” prima dell’invasione programmata dal palco, con un centinaio di ragazzi fianco a fianco alla band di Venice.

Le Luci si spengono ed il pubblico scivola via senza problemi. Il Bay Fest 2018 si conclude – per fortuna – solo all’insegna della musica.

n.b. Foto di copertina ed all’interno dell’articolo dal profilo Facebook del Bay Fest

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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