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Battlefield Metal Fest: Live Report e Foto del festival

Era da tempo che l’estate di metallo italiana non ci regalava un evento costruito intorno ad un unico genere così azzeccato tanto in termini di valore e omogeneità delle band coinvolte quanto di location e organizzazione generale, oltre alla grazia di un clima praticamente perfetto (elemento, questo, non controllabile da altri se non dal nostro divino Thor).

Il Battlefield Metal Fest promette di essere l’evento più imperdibile dell’anno per ogni fan del power metal del bel paese e ci regala un bill da urlo, sullo sfondo riuscitissimo dell’ Ippodromo di San Siro.

Ad aprire le danze ci pensano i Firewind di Gus G., che chi scrive non ha potuto vedere esibirsi dal vivo per inconciliabilità di orari.

Un po’ affamati, varchiamo le porte di Via Diomede per assistere allo show dei Grave Digger, solidi e affidabili come ormai da molti anni a questa parte. La combo tedesca propone una scaletta variegata, che unisce gli inni dell’ultimo album di studio (pensiamo a “Healed By Metal” o “Lawbreaker”) ai grandi classici che non possono mancare nella setlist del gruppo guidato da Chris Boltendahl. E non è un caso che il pubblico si scateni letteralmente sulla doppietta conclusiva “Rebellion” e “Heavy Metal Breakdown”, cantate a gran voce da tutti i presenti.
Il suono c’è, l’attitudine anche, e il gruppo di Gladbeck dimostra ancora una volta di non aver forse mai ottenuto il successo che si sarebbe invece meritato a pieni voti.

Il sole comincia a spostarsi alle spalle dell’enorme palco al centro del prato e i presenti (compresa la sottoscritta) tirano un sospiro di sollievo. Gli stand del cibo non hanno ancora aperto i battenti nonostante sia pomeriggio inoltrato, ma noi siamo sazi di musica e raccogliamo tutte le energie per seguire con entusiasmo la performance dei finlandesi Turisas.

Quando la band sale sul palco, ci basta poco per fare un rapido calcolo e scoprire che il gruppo di pittatissimi eroi del folk si presenta orfano del violinista Olli Vänskä e un po’ meno agghindato del solito.
Non ci sono abiti di scena né fondale (grande assente anche per i Grave Digger) e i fotografi, su richiesta della band, sono costretti a fare il loro dovere da una postazione in mezzo al pubblico e non ai piedi del palco come accade di solito. Cosa sarà successo? Dopo un paio di brani è il vocalist Mathias “Warlord” Nygård a raccontare la serie di sfortunati eventi occorsi alla band: il bassista è finito in ospedale (sul palco, infatti, vediamo un valido sostituto), strumentazione, fondale e abiti di scena sono rimasti a Berlino per un qui pro quo della compagnia aerea e, come se non bastasse, il povero Olli è dovuto tornare ad Helsinki a causa di un uccello finito nella turbina dell’aereo su cui viaggiava (ouch!).

Gli animi dei Turisas sono però caldissimi e il buon Mathias commenta con gratitudine la professionalità degli organizzatori del festival che, pronti ad aiutare la band, ne hanno consentito l’esibizione. Il tema della giornata sembrano essere gli anniversari e anche i Turisas rivelano l’intenzione di eseguire per intero “The Varangian Way” per il decennale del disco.
Lo spettacolo è davvero coinvolgente e il gruppo raggiunge il perfetto equilibrio quando un affannato Vänskä compare sul palco con il suo violino. Nulla può più arginare l’avanzata dei Varjaghi, tra il giubilo del pubblico che, in fondo in fondo, caldeggiava segretamente l’esecuzione del materiale dei primi due album della combo finlandese.

I 60 minuti a disposizione dei Turisas trascorrono veloci e piacevoli, noi riusciamo finalmente a rifocillarci e ci spostiamo nuovamente sotto il palco per accogliere gli Ensiferum, secondo gruppo finlandese della giornata e l’unico che potrà godere delle gioie di un fondale su cui campeggia l’artwork dell’ultimo disco “One Man Army”. Il tempo destinato alla band è una vera festa, durante la quale si balla, si canta e si trova anche il tempo di far partire un paio di moshpit selvaggi.

Ci siamo ormai calati con tutte e due le scarpe in un mondo fatto di folk e antichissimi miti e siamo pronti per assistere ad uno spettacolo imperdibile: a breve, i Blind Guardian saliranno sul palco per suonare dal vivo l’intero capolavoro “Imaginations From The Other Side”.

Quando i bardi di Krefeld si presentano al cospetto del loro pubblico, notiamo subito una forma impeccabile che si riconfermerà per tutta la durata delle ben due ore di concerto, con un Hansi Kürsch sorridente e decisamente in palla dal punto di vista vocale.
La band decide di non sbrigare immediatamente la pratica Imaginations ed esordisce con la nuova “The Ninth Wave”, seguita da “Welcome To Dying”, l’acclamatissima “Nightfall” e l’ormai immancabile (e a ragion veduta) “Fly”.

Giusto il tempo per Hansi di spiegare come anche il loro fondale sia andato perduto in chissà quale scalo aeroportuale, che un suono di lancette e rintocchi ci riporta al 1995 e ci reimmerge nell’atmosfera sognante di “Imaginations From The Other Side”, che i Blind Guardian eseguono fedelmente dall’inizio alla fine, rispettando la sequenza dei brani riportata su disco. E sembra davvero di ascoltare un album inserito nello stereo di casa, tanto la band si dimostra precisa e sicura nell’esecuzione.
L’emozione è forte, e si manifesta prepotentemente soprattutto sulle bellissime “A Past And Future Secret” e “Mordred’s Song”. Tra il pubblico c’è chi è davvero cresciuto con questi pezzi, a tal punto che a volte è difficile trattenere una lacrimuccia di commozione.
“And The Story Ends” segna che il viaggio nel tempo è finito e ci ritroviamo ricatapultati in un “ordinario” (passateci il termine) show dei Blind Guardian, in cui non possono mancare tanto “The Bard’s Song (In The Forest)” quanto “Valhalla”, con il suo coro finale affidato ai presenti.
Con il cuore in gola sappiamo che il sogno sta per concludersi, che presto ci dovremo svegliare, ma non prima di aver ascoltato “Sacred Worlds”, “Mirror Mirror” e, gradita sorpresa finale, l’immortale “Majesty”.

Il tempo a nostra disposizione in un mondo di giostre medievali, draghi, cavalieri e guerrieri vichinghi è giunto al termine, ma mentre ci avviamo verso l’uscita dell’Ippodromo di San Siro già sappiamo che tornare ai nostri quotidiani anni 2000 sarà davvero difficile.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Paul

    Grande performance dei 4 bardi , direi in assoluto la loro migliore delle 5 volte che li ho visti.
    Si nota che Hansi è in splendida forma , è migliorato tantissimo rispetto alle esibizioni live del passato ed in aggiunta André Olbrich è di una precisione maniacale! Grande show e davvero mi sono anche commosso durante l’esecuzione di “Bright Eyes” , meriterebbero un seguito maggiore! Sono stati formidabili!

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