Backyard Babies: Live Report della data di Bologna

Sono ben tre le date che segnano il passaggio in Italia dei Backyard Babies in concomitanza con l’uscita del nuovo album e con le sue recensioni contrastanti; una di queste coincide con l’apertura della stagione 2008-2009 del Sottotetto, locale appena fuori Bologna, tempio del reggae il sabato sera, punto di ritrovo che sta diventando un appuntamento stabile per i rocker della zona, grazie soprattutto alla mente organizzativa e alla costanza nell’impegno da parte dell’associazione Bologna Rock City. La massiccia campagna pubblicitaria ha avuto il suo effetto, dato che il locale è pieno al punto da rasentare il sold out, per un insieme di pubblico che va dagli affezionati frequentatori ai giovani punk passando per una nutrita schiera di glamster.

Il compito di dare fuoco alle polveri spetta ai milanesi Planethard, appena usciti con un disco di hard rock davvero ottimo, e che confermano anche qui, pur avendo a disposizione soltanto quattro pezzi, il loro valore esecutivo e lo spessore dei loro brani. Si inizia con “Rock 4 Ever”, bonus track giapponese del disco “Crashed On Plantehard”, passando poi per “Unchain My Heart” e terminando con “Kill Me But First Kiss Me”; i Planethard rappresentano forse questa sera il versante più raffinato dell’hard rock, ma nonostante questo la loro performance non risulta fuori luogo, e anzi viene accolta favorevolmente dal pubblico.

I modenesi Lester And The Landslide Ladies sono un po’ un’istituzione nella scena emiliana, per via di un’attività consolidata nel tempo e per una presenza live continuativa. Anche in questa occasione il loro punk-rock scanzonato e irriverente, fatto di brani veloci e di breve durata, centra il bersaglio, per la gioia dello zoccolo di fan presenti. Una presenza gradita quindi, in attesa che qualche grande nome si accorga di loro e gli consenta di fare un salto di qualità che sicuramente meritano.

All’epoca del loro disco d’esordio, un paio di anni fa, i Bullet non avevano raccolto favori particolari (perlomeno da me, ndr), accusati di essere sostanzialmente dei cloni degli AC/DC per quanto riguardava lo stile dei brani, e dei Manowar per quanto riguardava look e atteggiamento; un hard rock davvero troppo ignorante per poter piacere. Adesso che è uscito il secondo album, per quanto l’ignoranza musicale rimanga, bisogna un minimo ricredersi su questo primo giudizio, quantomeno per quanto riguarda la tenuta di palco, davvero straordinaria. Il quintetto svedese, nel (parecchio) tempo a sua disposizione, dà prova infatti di dare anima e corpo per la causa, suonando con un entusiasmo e una dedizione che non sempre si vedono in giro. La reazione da parte del pubblico è immediatamente positiva, accompagnando con entusiasmo i cori dei ritornelli (cosa non particolarmente difficile data la semplicità delle melodie e delle parole) e mostrando un immediato coinvolgimento nello stile diretto dei sorridenti musicisti, che contraccambiano con calore (soffiata di birra addosso alle prime file compresa) l’entusiasmo.

L’arrivo dei Backyard Babies, com’è logico, suscita reazioni molto positive fra il pubblico, con anche tentativi di body sufring, subito sedati grazie agli spazi ridottissimi e a una security implacabile. Il giudizio generale parla di una band in buona forma, molto lanciata nel proporre pezzi nuovi e vecchi, caratterizzata da una tenuta di palco aggressiva e sanguigna. Il cantante Nicke e il famigerato chitarrista Dregen sono gli anelli portanti di una catena perfettamente oliata, che trasmette note sparate a volumi altissimi su una base ritmica martellante. Lo stesso Dregen si rende colpevole di uno spiacevole diverbio con i fonici di palco per via dei volumi, a detta sua, troppo bassi, ma ad onor del vero la sua reazione sembra spropositata. Per il resto, la band dialoga in modo abbastanza cordiale con il pubblico, che ricambia con calore; fra i brani proposti spiccano cavalli di battaglia come "Brand New Hate", "Look At You", "Highlight" e "Minus Celsius", che vengono eseguite rapidamente e in ordine sparso insieme a "Saved By The Bell", "Nomadic", "The Clash", "Star Wars" e da "Bombed (Out Of Mind)", che è poi il brano conclusivo della performance, per uno show di oltre un’ora di durata, pienamente soddisfacente e mai noioso. Nonostante quindi, come già detto, i giudizi generali sul nuovo album non siano unanimi e tendano anzi a classificarlo un gradino sotto rispetto ad altri album, i Backyard Babies si confermano autori di grandi prove in sede live.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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