Autunnonero Festival 2010: Live Report

Purtroppo e con sommo rammarico devo dire, il festival di AutunnoNero 2010 inizia con una buona dose di cambiamenti e la compagnia di alcuni eventi nefasti, non attribuibili all’organizzazione: innanzitutto si svolge, rispetto agli anni precedenti, in una nuova location: non più nel comune di Triora causa dissidi con l’attuale amministrazione comunale,dissidi che hanno fatto dirottare la scelta sullo splendido borgo medievale di Dolceacqua, a pochissimi chilometri dal confine con la Francia. La scelta, eccezion fatta per la cronica carenza di parcheggi anche nella nuova parte dell’abitato, è a dir poco spettacolare. Un castello domina l’intera valle dall’alto della collina, con vicoli e vicoletti che dalle sue pendici si diramano verso la parte bassa del paese in un borgo dagli scorci incantevoli e che lo scorrere degli anni ha cambiato poco, caratterizzato anche da alcune peculiarità architettoniche locali come i ponti a dorso di mulo disseminati ovunque. Un percorso enogastronomico strutturato intorno all’area concerti permette di esplorare il borgo passando da un assaggio di cioccolata ad un bicchiere di vino, all’ottima cucina locale .Purtroppo la manifestazione è stata funestata da una pioggia pressochè battente e dalla defezione degli attesissimi Klimt1918 causa influenza galoppante del cantante. Il primo giorno di manifestazione, sebbene abbia subito un pesante taglio sulla sua componente di palco, ha tuttavia consentito il focalizzarsi dell’attenzione sulle realtà locali di contorno, ed ha dato risalto alle manifestazioni folkloristiche più tipiche della zona, come la Diavolata, una rappresentazione in cui artisti di strada su trampoli impersonano danze di demoni attorno al fuoco (ed ogni tanto scippano bicchieri di vino ai più incauti del pubblico) ed ha permesso di apprezzare al meglio la performance dei Cellobassmetal, ormai veterani del Festival (quella del 2010 è la loro terza presenza alla manifestazione): il duo locale,oltre ad un discreto numero di pezzi propri, propone, rivisitati dall’esecuzione esclusivamente in archi, i pezzi che hanno fatto la storia del metal, dagli Iron Maiden di The Trooper ai Metallica di One: pura old school dal sound classico. Ascoltarli è stato davvero un piacere, considerando anche che nonostante la velocità vertiginosa di alcune esecuzioni unita alla poca maneggevolezza degli strumenti, non hanno sbagliato una sola nota.Sarò tra il loro pubblico con rinnovato piacere alla prima occasione utile.

Il secondo giorno prevede un doppio concerto d’eccezione, che inizia a regalare emozioni già dall’ascolto dei check nel primo pomeriggio, con gli Epica disponibilissimi a seguire le richieste dei fan con un fuoriprogramma di alcuni pezzi. Completi. Segue il check dei Revamp, anche loro molto disponibili e performanti nonostante un soundcheck alla fine non consenta granché limitando gli “spazi di manovra”. Finalmente, alle 20.00 inizia il primo concerto, dando modo di apprezzare al meglio le ottime doti di vocalist di Floor unite ai tecnicismi di Joost, Waldemar e soci. Purtroppo,essendo nati da appena un anno sulle ceneri degli After Forever (da cui provengono Floor e Joost ) hanno un solo album da presentare, l’omonimo “ReVamp”, edito ad inzio estate dalla Nuclear Blast, album a cui contribuiscono collaborazioni di tutto rispetto, da Simone e Mark degli Epica (quest’ultimo membro fondatore degli After Forever da cui in seguito si separò per proseguire con l’esperienza Epica-Sahara Dust), a Bjorn dei Soilwork, a Russell dei Simphony X. Insomma,come inizio del rinnovamento totale che dà il nome alla band (rinnovamento che Floor ha interpretato anche cambiando colore dei capelli dal moro al biondo naturale – un metro e 90 di valchiria -), non si poteva volere di più e di meglio. Il loro sound è poliedrico, intenso, graffiante, dolce come una carezza e secco come una frustata, accompagnato da riff tipicamete heavy e thrash. Un connubio insolito nella sua perfezione ed eterogeneità, che lascia presagire ottimi prodotti futuri, discografici e on stage.

Sul conto degli Epica non si può praticamente dire nulla, a parte lodarne la perfezione, sono in formissima e tengono incollato al palco il pubblico, nonostante il clima decisamente avverso. La loro performance, inoltre, dal punto di vista tecnico, è addirittura migliorata rispetto ai già alti standard che avevo trovato nel 2009 quando si esibirono all’Alcatraz di Milano. Sostanzialmente si tratta di due tappe distanziate dello stesso tour (Design Your Universe) partito nel 2009 che li ha portati a toccare buona parte di Europa e Stati Uniti, con il cambio della band di supporto (all’epoca erano gli Amberian Dawn) e il rinnovo completo della setlist, segno che ogni performance viene curata nei dettagli per fare si che l’unica cosa ripetuta sia la soddisfazione del pubblico. Sarà anche stato merito della splendida cornice in cui si è svolta la manifestazione, che con il sound più classico degli Epica si sposa alla perfezione, ma gli olandesi hanno superato ogni più florida aspettativa di misura, (avrei solo voluto che si fosse superato anche il tecnico luci – che si sono portati da casa e che a mio avviso non avrebbe fatto male a restare in Olanda). La setlist -purtroppo sempre carente di “Feint” -, parte da “Resign To Surrender”, prosegue con “Sensorium”, “Fools Of Damnation”, “Unleashed”, “Martyr Of The Free World”, la storica “Cry For The Moon” – già apprezzatissima nel check pomeridiano -, “Tides Of Time”, “Blank Infinity”, “The Obsessive Devotion” e la tour-title track “Design Your Universe” in chiusura. Come sempre gli Epica si sono dimostrati disponibilissimi a prolungare la performance, colpiti anche dal calore intenso ricevuto dal pubblico, e socievolissimi prima e dopo lo show. L’associazione Autunnonero, nonostante affrontasse per la prima volta l’impegno di un festival a pagamento (purtroppo le eccellenze della musica hanno i loro costi), ha saputo gestire il tutto con esperienza e professionalità, tenendo basso il costo complessivo del’evento ed arricchendo il pubblico di tanti piccoli dettagli che hanno positivamente colpito, dalla cartina-percorso-ricordo delle location, ad un mininumero da collezione del fumetto Dampyr ambientato a Dolceacqua, alle conferenze-dibattito (svoltesi anche a Genova in una seconda tranche di arricchimento culturale della manifestazione), all’imperdibile mostra di tavole Dampyriane. In definitiva, in due giorni si è vissuto un piccolo gioiello di manifestazione cui tutti dovrebbero, almeno una volta, partecipare.

See you soon, Autunnonero.

Copyright immagini RITUAL ART 2010

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Ulver79

    Ho partecipato a questa edizione del festival e devo purtroppo dire, come già scritto in altre sedi, che per quanto mi riguarda è stata una delusione colossale.
    1) il concerto dei Klimt è stato annullato senza alcun preavviso o quasi (il giorno prima): Dolceacqua è sicuramente una location affascinante – ma una buona manciata di chilometri in auto bisogna farla per raggiungerla, a meno che non si abiti nei dintorni. Personalmente mi sono sorbito 450km di autostrada per sentirmi dire “I Klimt hanno la febbre. Al posto loro ci saranno dei mangiafuoco.” DEI MANGIAGUOCO? Vogliamo scherzare? Per carità, la “diavolata” è stata molto folkloristica, ma se pago per vedere un concerto metal di 4 trampolieri che sputano fiamme me ne frego.
    2) Il giorno successivo l’inizio del concerto dei ReVamp era previsto per le 21, NON per le 20. Morale: so di molte persone (me compreso) arrivate PUNTUALI, come da orario di programma, intorno alle 20.40 e si sono perse metà concerto. Motivo? Secondo l’organizzazione, il fiume si stava “ingrossando” troppo causa pioggia. Ma per favore… in un caso del genere, credo che le misure da prendere sarebbero state ben altre.
    3) Da giorni e giorni, le previsioni annunciavano piogge torrenziali per quei due giorni.
    Il concerto si svolgeva in una piazza 10x10m… costava tanto stendere un telone tra i due edifici ai bordi della piazza e riparare i malcapitati presenti (tra annullamenti di concerti, anticipi e quant’altro, non c’è aggettivo migliore per definire i paganti!) dal clima inclemente?

    F.

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  2. Davide Settimo

    Sono d’accordo con Ulver, anche io e un mio amico abbiamo partecipato al festival partendo da Torino per goderci questi 2 giorni di festival che, col senno di poi, si sono rivelati uno spreco di soldi… Davvero, la piazza poteva essere coperta senza troppi problemi per riparare dalla tanto annunciata pioggia e dare un riparo al pubblico, che nonostante il clima, era molto! Peccato, perchè la location era molto folkloristica e, con un pelo di organizzazione in più, avrebbe reso molto! E sottolineo anche la delusione per un concerto che viene fatto iniziare prima dell’orario stabilito senza nemmeno avvisare…

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