Asking Alexandria + August Burns Red: Live Report della data di Milano

Sabato sera alternativo in quel di Milano che per l’occasione si veste a nero in nome del metalcore, genere proposto al Fabrique che vedrà alternarsi sul palco In Hearts Wake, August Burns Red e Asking Alexandria.

Quando arriviamo al locale sono passate da poco le 19 e con un po’ di stupore scopriamo che la serata è ormai iniziata e che gli In Hearts Wake, band australiana che ha recentemente pubblicato il suo terzo album “Skydancer”, che al suo interno vanta a partecipazione di Jonathan Vigil dei The Ghost Inside e l’ex As I Lay Dying Nick Hipa, ha già quasi concluso il suo set. Riusciamo ad ascoltare ben poco della performance che, malgrado l’orario, ha riscaldato una folla ben nutrita e in via di rinfoltimento.

Ben più famosi e più tecnici, gli August Burns Red vengono accolti da un lungo applauso e da un pubblico caloroso e carico per lo show. Pochi fronzoli e brevi presentazioni danno il via ad una performance piuttosto adrenalinica e che, malgrado il poco tempo in scaletta, vede snocciolare una setlist atta a promuovere “Found In Far Away Places”, settimo album della band uscito a fine giugno. “White Washed” apre la serata e bastano pochi secondi per notare la prestanza nel fisico e nella voce di Jake Luhrs e, perdonate il momento da fashion blogger, le infradito di JB Brubaker, chitarrista ritmico dall’insolito look. Il pogo è una costante, la securiy è messa a dura prova così come le mie orecchie che, per quanto siano acute ed allenate, non riescono a distinguere bene i suoni notando fin da subito problemi di sound check. Per poter godere al meglio della performance sono costretta a spostarmi sugli scalini, dove l’acustica sembra essere più clemente. Luhrs, pienamente a suo agio sul palco, conduce la band e comanda il pubblico che, instancabile, partecipa allo show saltando ed intonando anche le canzoni più nuove, dimostrando di aver apprezzato e incamerato anche le novità. Lo show dura una quarantina di minuti e si può che apprezzare il frontman che, stanco e sudato, decide di sfruttare il tempo per il cambio palco in favore degli Asking Alexandria per salutare e abbracciare i fan senza, a differenza di molti altri colleghi, defilarsi per ore.

  1. White Washed
  2. Identity
  3. Beauty In Tragedy
  4. Provision
  5. Martyr
  6. Ghosts
  7. Composure
  8. Majoring in the Minors
  9. Empire

Nonostante il timing in mio possesso indichi le 21 come orario della successiva performance, sono circa le 20.40 quando sul palco approdano gli Asking Alexandria, headliner della serata. Se con gli August Burns Red eravamo di fronte ad un pubblico giovane, ma ben oltre i vent’anni, con il quintetto inglese il target si abbassa e compaiono capelli multicolor e ciuffi che credevamo essere ormai estinti. Il pubblico, più schiacciato rispetto alla precedente performance sembra paradossalmente inferiore, dimostrando che non sempre gli headliner siano il gruppo più atteso. Mi approccio con curiosità nei confronti di questa band che a inizio 2015 ha accusato un duro colpo con la dipartita di Danny Worsnop, fondatore e voce storica della formazione, e ha visto subentrare giovanissimo, ma perfettamente a suo agio, ucraino Denis Stoff.

Se con gli August Burns Red i suoni avevano alcune discrepanze, con gli Asking Alexandria si assiste alla tragedia. Bastano poche ma significative note di “I Won’t Give In” per capire che la voce di Stoff non si sente in alcune maniera, la batteria sovrasta e le chitarre si impastano fra di loro. Gli addetti ai lavori se ne accorgono e il risultato è che nel corso della serata assisteremo ad uno screamo con volumi talvolta esagerati, un clean udibile solo grazie ad i cori senza fine degli astanti, doppie voci con volumi da main vocalist e tanti, tantissimi salti, che fanno dubitare sulla natura live dello show. Giovani nella formazione e nello spirito, gli Asking Alexandria dimostrazione di essere totalmente a loro agio sul paco e di avere un’energia incontenibile e contagiosa. Aiutati da delle pedane, la band si è esibita in lunghi salti, molti saluti e una scaletta un po’ sacrificata ma che ha comunque dato voce a tutti gli album pubblicati. Malgrado la natura metalcore della formazione, la setlist ha spesso ospitato basi musicali sul tamarro andante talvolta eccessive e con un risultato simile ad una caricatura. La performance, durata circa 70 minuti, ha avuto al suo interno un momento di vuoto, colpa supponiamo dei cattivi suoni, che ha spento un po’ troppo il clima e un encore, a nostro parere decisamente evitabile. La serata finisce poco prima delle 22 e ci lascia un po’ delusi. Se a livello di resa scenica la band è ineccepibile, dal punto di vista tecnico mostra più di qualche lacuna. Il fatto che il clean non si sentisse e lo screamo anche fin troppo ha reso poco godibile la performance che, come anticipato, ha lasciato tanti e troppi interrogativi.

Setlist:

  1. I Won’t Give In
  2. Run Free
  3. The Death of Me
  4. Closure
  5. Breathless
  6. To The Stage
  7. Undivided
  8. Not The American Average
  9. A Prophecy
  10. If You Can’t Ride Two Horses at Once… You Should Get Out of the Circus
  11. The Final Episode (Let’s Change the Channel)

 

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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