As I Lay Dying: Live report della data di Bologna

Ogni concerto è certamente una bella avventura non lo nego, che va di parallelo a quella nello scoprire nuovi locali e palchi da poter frequentare. Prima volta per il vostro affezionatissimo al Locomotiv Club, nonostante Bologna (e zone nei pressi in tutta onestà) sia diventata terra da frequentare con una certa assiduità per questo o quel live.

Si imparano cose nuove, ma altre restano misteriose e con una nebbia impossibile da diradare. “Cosa diavolo è un Kiss & Ride”? Prima il dubbio poi la luce. Con questo terrificante interrogativo a ronzare in testa, ecco la scoperta: praticamente dei “sotterranei/parcheggio” che collegano due zone separate dalla stazione.

Fesso io a dubitare di Google Maps.

Allora capisci che “Kiss & Ride” è un modo molto gentile per dire “Passa velocemente sotto la stazione, non congestionare il traffico di superfice, non perdere troppo tempo nello scaricare i bagagli e dai un calcio in culo/Bacio a chi dovevi accompagnare”. Praticamente una versione meno educata del saluto tra il Doctor Viktor von Frankenstein (pronunciatelo “Fronkonsteen” ) e la promessa sposa Elizabeth.

Così, ad una prima impressione

E per questa prima impressione unita al traffico e a tutte le problematiche di un gps anarchico in continuo aggiornamento si incastrano in direzione As i Lay Dying.

Band amatissima anche dalle nostre parti, tanto che la loro unica data (Locomotiv, appunto) è andata sold out con una certa facilità. Ma andiamo con ordine.

Bleed From Within

Saltati – questioni di traffico come al solito, perché Bologna sarà stupenda ma spesso a livello di circolazione diventa congestionata da far spavento anche a 20 km di distanza – i primi della serata, i validissimi Bleed From Within.

Saltati proprio no ad onor del vero, perché siam riusciti a sentire le ultime due canzoni “Ruina” ed “Alive” sono due belle mattonate scagliate addosso ad un pubblico bello presente sotto il palco. I ragazzi scozzesi ci sanno fare sul palco, ed onestamente un poco di rabbia mi rimane per aver perso la parte iniziale del set, purtroppo non lunghissima.

Ci saranno altre occasioni, promesso.

Erra

“Bravi, ma…”. Potrei sintetizzare così la prova degli Erra, intensi ma disco ma con più di un dubbio da slegare per il sottoscritto al termine del set. Tra metalcore ed un prog moderno, gli americano mi hanno dato l’impressione di un suono live vuoto, nonostante la bravura dei 5 ragazzi di Birmingham, Alabama, dal punto di vista strettamente tecnico.

Bravi tecnicamente, capaci sul palco ma le canzoni in sede live non mi hanno convinto del tutto. Una rappresentazione “fredda” di un certo modo di intendere la contaminazione tra metalcore ed un progressive moderno. Bella la doppietta iniziale “Irreversible” e “Valhalla”, ma a conti fatti la miscela bolognese è sembrata avere le polveri bagnate.

As I Lay Dying

Erano lì tutti per loro. Inutile anche solo immaginare di negarlo. Una band che da anni porta avanti un percorso chiarissimo di contaminazione musicale, partito da una solidissima base In Flames. Praticamente sold out ovunque, i nostri cinque americani hanno conquistato i presenti senza faticare troppo partendo a mille all’ora con “Meaning In Tragedy”, per un tuffo indietro di anni all’epoca di “Shadows Are Security”.

Deciso, preciso e “spesso come un armadio a 4 ante” Tim Lambesis: protagonista quasi assoluto di uno show senza pause e respiro. Una macchina da combattimento che non si è risparmiata sul palco sgranando un rosario di sofferenza fatta in musica. Ecco poi arrivare “An Ocean Between Us” e “Through Struggle” a mettere in chiaro i ruoli della serata.

Apprezzato ed apprezzabile lo scambio di “convenevoli” tra la voce al vetriolo di Tim e quella melodica di Josh Gilbert. Un concerto intenso, 80 minuti circa di assalto sonoro senza tregua che hanno lasciato senza fiato i presenti all’interno del locale bolognese.

”Anodyne Sea”, “Condemned” , “The Darkest Nights”, “A Greater Foundation”, “My Own Grave” e “Forever” i picchi di un live intenso come pochi. Da applausi il batterista Jordan Mancino, incapace di sbagliare una battuta anche volendolo.

Abbiamo bisogno di conferme: ora che la “fase” live è stata aggiustata a dovere, restiamo in attesa di un ritorno di spessore e livello.

N.B. foto all’interno dell’articolo dal profilo facebook degli As I Lay Dying

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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