Arkona, Darktribe, Ephyra: Live report della data di Borgo Priolo

Il 16 ottobre si svolge una serata in larga parte dedicata al folk/pagan metal all’ottimo locale Dagda di Borgo Priolo (PV) grazie agli show dei russi Arkona e dei comaschi Ephyra; a completare abbiamo i power metaller francesi Darktribe. Il pubblico presente, seppur non molto numeroso ha supportato con grande trasporto ed energia tutte le band. Le danze si aprono presto…

EPHYRA

La band che apre la serata al Dagda di Borgo Priolo è quella degli italiani Ephyra dediti ad un folk metal estremizzato che varia da brani più ruvidi ad altri quasi pirate metal.Protagonisti della scelta musicale sono i due bravi singer. In primo luogo abbiamo Francesco Braga che si occupa della linea vocale growl e che dona la giusta dose di aggressività; in secondo luogo troviamo Nadia Casali che canta in stile pulito e contribuisce a donare ai pezzi il bilanciamento melodico necessario.Il set degli italiani comprende sette brani che spaziano fra i due album sino ad ora realizzati, ossia “Journey” (2013) e “Along The Path” (2015). In realtà dall’album di debutto i nostri eseguono solo la title-track, una song varia che propone il meglio degli Ephyra, ossia un sound arrembante ma allo stesso tempo con una parte di melodia che stempera la parte estrema ed un tessuto compositivo di tutto rispetto, sorretto a dovere dai due chitarristi Matteo Santoro e Matteo Diliberto.Il resto del set dei nostri è tratto dal secondo lavoro e trova la sua esplosione definitiva nella conclusiva “All At Once” (brano con cui i nostri hanno anche realizzato un video clip divertente), una song in stile Alestorm, spassoso e dallo stile allegro.Anche la zampettante e più accattivante “Melancholy Rise” colpisce nel segno grazie al sovrapporsi delle voci e ad una dinimica ritmica di tutto rispetto.L’unico vero problema della performance della band di Como sono stati suoni, decisamente troppo alti; questo a comportato un appiattimento del sound e non ha permesso la giusta fruizione delle scelte compositive mortificando soprattutto le tracce più varie e melodiche. (Leonardo Cammi)

 

 

 

DARKTRIBE

I Darktribe sono la seconda band della serata e decisamente il loro sound, puro power metal melodico tipico degli anni ’90, risulta un po’ fuori tema rispetto al resto dei gruppi presenti.I francesci propongono un mix fra i loro due album “Mysticeti Victoria” (2012) e “The Modern Age” (2015). Come del resto gli Ephyra si avvalgono di basi registrate per sostituire l’assenza di un tastierista e il risultato è tutto sommato più che discreto.Va poi aggiunto che la formazione a quattro che comprende Bruno Caprani (basso), Anthony Agnello (voce), Loïc Manuello (chitarra) e Julien Agnello (batteria) aiuta la fruizione e l’ascolto ed infatti i brani sono meno stravolti nonostante il volume rimanga alto. Suonando con una sola chitarra che è decisamente protagonista i nostri riescono a sottolineare bene i momenti più melodici; inoltre Manuello, senza essere un super virtuoso, inanella una serie interessante di assoli che non vanno mai a smorzare le canzoni ma che al contrario le arricchiscono. Anche il bassista è una vera macchina da guerra e grazie al tipo di formazione il lavoro del suo strumento viene oltremodo sottolineato e reso determinante.Tutto sommato i Darktribe rilasciano una performance soddisfacente e si impegnano al massimo nonostante di fronte a loro ci siano pochi ragazzi. (Leonardo Cammi)

 

 

 

ARKONA

Dopo la buona esibizione delle band di supporto, la serata si infiamma letteralmente con l’arrivo degli headliner Arkona. Nonostante i pochi spettatori presenti la band fornisce infatti una prestazione carica di energia che da sola racconta tutta la convinzione che il gruppo mette nella propria arte. Dopo un’introduzione pre-registrata si comincia con la lunga e variegata “Yav”, canzone ricca di pathos e potenza che mette già in luce tutte le doti espressive dei musicisti, e soprattutto la carica carismatica di una Masha “Scream” Arkhipova che trasmette con urla, sussurri e declamazioni tutta l’emozione di chi vive sulla propria pelle ogni parola cantata.

Subito dopo arrivano due brani ormai definibili classici come “Ot Serdtsa k Nebu” e “Goi, Rode, Goi!”… a questo punto davvero l’atmosfera diventa magica, con un pubblico che parrebbe decuplicato per tanta è la partecipazione all’evento. Tutti cantano, applaudono e battono le mani a ritmo nei momenti più vicini al folk. Proprio il caso di dire: pochi ma buoni! Non di meno gli Arkona sanno anche trasformarsi in pochi istanti e lanciarsi in sfuriate black metal dall’impatto incredibile. Ancora una volta colpisce la facilità con cui Masha gestisce questi cambi di registro, ma va anche sottolineato come il supporto della band sia totale. Anche se non stiamo certo parlando di parti strumentali tecnicamente impossibili i nostri sanno come far rendere al meglio ogni aspetto della loro musica, mostrando grande padronanza in ogni momento e gestendo tutti i cambi di ritmo e gli arrangiamenti più particolari con sicurezza totale.

Solida e precisa è infatti la base ritmica, ma ancora di più trascinano il gusto e la precisione con cui arrivano gli inserimenti eseguito con strumentazione tradizionale. Canzoni come “Slavsya Rus!” o “Zakliatie” fanno capire come gli Arkona non siano certo un progetto raffazzonato e puramenet scanzonato, ma una band straordinaria che ha sviluppato il proprio concept artistico abbinando con sapienza musica e testi, creando così una forma espressiva originale ed unica, degna di finire nei libri di musica futuri.

Dopo una breve pausa si riprende seguendo il canovaccio della prima parte, con canzoni belle e coinvolgenti come “Sva” o il superclassico “Vozrozhdeniye” che ci portano verso un finale in cui emerge il lato più folk e ballabile. “Pamyat” e “Yarilo” chiudono l’esibizione con grande allegria e un trasporto che solo i grandi sanno trasmettere al loro pubblico. Quasi non ci si rende conto che è già passata oltre un’ora e mezza dall’inizio del concerto e con un certo dispiacere si capisce che la serata finisce qui. Tanti complimenti a tutti, con un solo appunto di biasimo a quelli che avrebbero potuto venire a godersi un concertone spettacolare (e dal costo contenuto) e sono invece rimasti a casa a guardare la televisione. (Riccardo Manazza)

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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