Arcturus: Live Report della data di Codevilla (PV)

L’astronave pilotata dagli Arcturus atterra in una placida serata di metà Ottobre nelle tranquille campagne pavesi. Dallo sportello escono sei curiosi personaggi che sembrano uscire da un incubo di Stanley Kubrick. Un gigante biondo si guarda attorno con fare interrogativo, estrae un piccolo terminale dalla tasca e inizia a sondare il terreno intorno a sé…

Lo spettacolo offerto al Thunder Road dagli Arcturus può essere davvero la colonna sonora di un film d’avanguardia: scenografici, macabri e grotteschi, gli artisti norvegesi combinano l’elemento musicale a quello visivo garantendo una performance di prim’ordine. I nostri ricordano a tutti gli effetti degli alieni che per comunicare utilizzano un linguaggio musicale onirico e intricato. A supporto della band troviamo i connazionali Red Harvest, guidati dal tastierista Larsen Sorensen e dal vocalist/chitarrista Ofu Khan (entrambi già nei Dunkel:heit) e dediti ad un industrial/death metal ipnotico, fatto di riff prolungati e rocciosi al limite del doom e abbondanti intrusioni di una musica techno maligna e penetrante. I Red Harvest (nati nel 1989 come potenziale act di speed/thrash metal) offrono uno spettacolo professionale che verrà gradito dai fan, ma va detto come la loro musica ossessiva e lacerante, dal vivo incappi in alcuni cali di tensione risultando a tratti ripetitiva. Un act comunque più che rispettabile all’interno di un genere piuttosto particolare che ben si addice a fare da apripista alla musica cosmica che da lì a poco invaderà il Thunder Road.

Accompagnati dalla note sincopate che introducono ‘Master Of Disguise’ (tratto da ‘La Masquerade Infernale’) gli avant-garde metallers Arcturus fanno il loro ingresso sul palco. Balza subito all’occhio come il combo nordeuropeo prediliga un impatto visuale, con costumi scenici e teatrali: il chitarrista Tore Moren sembra uscire da un episodio di Star Wars, il bassista Hugh Mingay è a metà strada tra Darth Vader e una maschera veneziana, e il front man Simen Hestnaes (alias Vortex, bassista dei Dimmu Borgir) un gigantesco Pulcinella biondo che si muove sul palco con fare recitante, forte di una rara espressività vocale. Lo spettacolo messo in scena dagli Arcturus va a toccare brani estratti da tutta la discografia, con un occhio di riguardo per le uscite più recenti, ‘The Sham Mirrors’ e ‘Sideshow Symphonies’. La componente black degli esordi è ridotta al minimo (viene recuperata solo nel pezzo in lingua madre tratto da ‘Aspera Hiems Symfonia’, l’unico cantato in screaming da Simen) a favore di una musica onirica e sfaccettata che ben equilibra i passaggi di tastiera di Sverd ad assoli intricati ma sensuali, mentre Hellhammer (che ricordiamo, negli Arcturus compare con il suo vero nome Jan Axel Von Blomberg) si dimostra un drummer sempre più vario e dal gusto progressive. Lo show raggiunge il suo picco di grottesca visualità quando due procaci fanciulle mascherate da jocker irrompono sul palco, prodigandosi in danze surreali e ammiccando in modo provocante sia alla band che agli astanti. E nel frattempo gli Arcuturs si prodigano in uno show impressionante, in cui le varie sfumature sonore dei brani vengono riproposte dal vivo alla perfezione. Questa sera si va da ‘Nightmare Heaven’ a ‘Shipwrecked Frontier Pioneer’, a ‘Nocturnal Vision Revisited’, lasciando spazio anche alla già citata ‘Master Of Disguise’ e ‘The Chaos Path’ tratte da ‘La Masquerade Infernale’, il disco del mutamento stilistico dei norvegesi.

Una grande performance in equilibrio costante tra musica e teatro.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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