Arch Enemy + Guests: Live Report e foto della data di Milano

In occasione dell’unica data italiana del “Will To Power Tour” gli Arch Enemy girano in compagnia di un bel pacchetto di band a supporto, gruppi che esplorano il metal estremo nelle sue varie sfaccettature. Un Alcatraz in assetto “palco laterale”, ma che comunque registrerà un bel pienone nella metà utilizzata, è pronto ad accogliere con calore questa variegata compagine.

Puntualissimi alle 18.10 (il rispetto certosino degli orari e un’organizzazione senza sbavature saranno due apprezzate costanti della serata) aprono le danze i Jinjer, fautori di un metalcore potente e aggressivo: se in studio la band ucraina non ha ancora finito di convincerci, dal vivo si rivela un’ottima macchina scalda-pubblico, già presente numeroso nonostante l’ora. Il carisma e la presenza scenica della cantante Tatiana Shmailyuk fanno il resto nel conquistare gli astanti, che omaggiano addirittura il gruppo con un coro ed esplodono in un sonoro “nooo” quando la frontwoman annuncia l’ultima canzone.

JINJER

Si cambia decisamente registro con i Tribulation, tra i gruppi rivelazione degli ultimi anni e autori di una personale miscela di melodic death, gothic e hard rock. Trucco pesante sul volto e abbigliamento tipicamente dark, i quattro svedesi portano sul palco un’atmosfera decisamente più oscura e ieratica rispetto a chi li ha preceduti. Ovviamente la nuova proposta impiega più tempo a fare breccia fra i presenti, che comunque seguono il gruppo con interesse fin dalle prime note, così anche al termine di questa performance gli applausi fioccano convinti.

TRIBULATION

 

 

 

Arriva dunque il momento degli attesissimi Winterun, che buona parte del pubblico dimostrava di aspettare con la stessa trepidazione degli headliner. I paladini finnici del symphonic death metal, già in gran spolvero di loro, vengono ulteriormente galvanizzati da un’audience che non fa che tributargli cori e ovazioni. Jari Mäenpää si rivela il frontman più scatenato della serata, sempre pronto a incitare la folla e a saltare da un lato all’altro del palco. Brani del calibro di “Winter Madness”, “Sons Of Winter And Time” e “Time” sono quindi partecipatissimi dai presenti e contribuiscono ad arroventare l’atmosfera all’interno del locale. L’esibizione del combo finlandese si conclude insomma in un vero e proprio tripudio, con le consuete promesse da parte dell’ensemble di farsi rivedere alle nostre latitudini quanto prima.

WINTERSUN

 

 

 

Anticipati da un playback dell’immortale hit dei MotorheadAce Of Spades”, chiaro omaggio al recentemente scomparso “Fast” Eddie Clarke, fanno finalmente il loro trionfale ingresso in scena gli Arch Enemy. Grazie a una formazione ormai rodatissima, un repertorio di pezzi invincibili che attraversa più di vent’anni di carriera e uno show costruito in maniera impeccabile, anche stasera la band si conferma una volta di più una vera e propria istituzione della scena melodic death. Alissa White-Gluz è una frontwoman che non ha certo bisogno di presentazioni, sempre scattante e in ottima forma, in continua interazione col pubblico; la supportano egregiamente in questo pure Sharlee D’Angelo e Daniel Erlandsson dalle retrovie, mentre il mastermind Michael Amott e il virtuoso Jeff Loomis si concentrano principalmente sulle proprie asce.

Lo spettacolo dei nostri procede dritto senza troppi fronzoli, orpelli o trovate di sorta per tutta la propria durata: un’ora e mezza abbondante di puro e coriaceo death metal, e scusate se è poco! Che si tratti dei classiconi “Ravenous”, “Dead Bury Their Dead”, “Snowbound” e “We Will Rise”, piuttosto che delle nuove “The World Is Yours”, “The Race” (quest’ultima scatena una vera bolgia!) e “Reason To Believe”, la partecipazione dell’Alcatraz è sempre ai massimi livelli. Che dire poi di brani come “As The Pages Burn”,  “You Will Know My Name” e “Avalanche”, già piccoli cavalli di battaglia nonostante provengano dal recentissimo “War Eternal”, a testimonianza di come la qualità degli Arch Enemy continui a manifestarsi anche in studio, con la release di nuovi album mai banali e sempre d’elevata caratura.

Gli ennesimi, calorosi applausi che concludono naturalmente anche la performance degli headliner sono la testimonianza di un concerto davvero speciale, sia per la qualità che per la varietà proposte, ottimo esordio per la stagione live di questo 2018 appena agli inizi.

ARCH ENEMY

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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  1. Andrea

    Ma da quando Loomis è passato alla Jackson?

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