Apulia Metal Fest w/Death SS: Live Report

Nella cornice del Demodè Club di Modugno (BA), si è svolto l’ “Apulia Metal Fest”, happening di musica tosta, organizzato ad hoc per supportare l’esibizione in terra barese dei Death SS, da poco tornati “alla vita” con l’ultimo “Resurrection“. Andiamo a vedere cosa è successo.

I primi a salire sul palco (o meglio il palco secondario, visto che il main stage era tutto per Steve Sylvester & soci), alle 20.30 circa, sono stati i Daegonian band di symphonic metal, composta da ben sette elementi. La carica del gruppo era meritevole di considerazione (menzione d’onore per gli acuti della singer Paola “Lady Rhuna” Pennacchia) ma, forse, visto che i sette aprivano l’intera kermesse, hanno dovuto fare i conti con un suono non proprio ottimale e con un pubblico non proprio “delle grandi occasioni”.

Finito, dunque, un gruppo, tutti fuori a godersi l’insolitamente non gelida (siamo al sud, ma è comunque il quattro gennaio) serata per una birra, una sigaretta o una pizza (perdonate la digressione, ma un true metaller seduto davanti ad una margherita mi ha fatto un po’ tristezza…), ascoltando le selezioni musicali proposte dal team di “RocKcult Eventi” (organizzatori del tutto), in attesa che avvenga il cambio palco.

Si prosegue con il quintetto tarantino degli Evillive, che con il loro melodic-death pesante ed aggressivo riempiono alquanto bene lo spazio della performance. Troppo poco, comunque, e si è già tutti di nuovo fuori, anche se, adesso (siamo quasi alle 22.00) c’è già più gente.

Quando la musica si abbassa (fuori) e si rialza (da dentro), capiamo tutti che stanno per iniziare i blacksters Hexentomb (che hanno preso il posto dei defezionari Kronium) che forniscono una prestazione esaltata (più che esaltante) ma, comunque, onesta. Il pubblico, adesso, può esser chiamato tale e, ormai, tra donne gravide, bimbi piccoli e signori attempati (giusto per ricordarci che il metal, in fondo, è una grande famiglia) è difficile vedere una mano che non regge un bicchiere di birra.

Tocca, quindi, ai salentini Essenza, band alquanto storica nel panorama hard & heavy italiano. Il power trio convince, già, appena messo il primo piede sul palco, con cavalcate di matrice anni ’80, dapprima, e pezzi con un piglio più moderno, grazie a ritmiche ed accompagnamenti ben più martellanti, poi. Un’ esibizione davvero molto ben riuscita e coinvolgente, oltre che tecnicamente valida e varia, quella dei fratelli Rizzello, che sanno anche regalare al pubblico momenti solistici colmi di virtuosismi, fughe neoclassiche e tanto groove.

Il tempo di cambiare il palco e son o già pronti i baresi Twilight Gate, beniamini del pubblico di casa. Il loro power progressive prende subito, tutto il pubblico, con assoli velocissimi e iper tecnici. Ed è proprio l’elevatissima abilità strumentistica (oltre che la voce di Stefano Fiore) a rapire gli astanti e portarli immediatamente in un vortice fatto di ritmiche velocissime, intrecci di chitarre e scelte compositive di gusto superiore (notevole la scelta di eseguire i pezzi uno dietro l’altro, quasi a creare una suite di venticinque minuti, indice di compattezza e preparazione). Pulitissimi (forse anche troppo) nell’esecuzione e massicci. Quanto basta per rendere questo quintetto una realtà da tenere d’occhio.

Dopo il consueto intermezzo tocca agli occulti doomster L’Impero Delle Ombre, da Gallipoli (Lecce). La sala si è lievemente svuotata, ma ciò non impedisce ai cinque salentini di imbastire uno show (fatto anche di scenografie con teschi e catene) di tutto rispetto. I pezzi camminano tutti su dei pattern fissi, all’interno dei quali, però, la band si muove notevolmente con assoli di chitarre o tastiere, all’occorrenza. Ultimo appunto degno di nota, è che la band canta in italiano (al contrario di tutte le altre che prediligono l’inglese).

Appena finita, però, l’ultima esibizione nella sala piccola del Demodè, vengono aperte le porte della sala grande, dove il palco dei Death SS è già allestito in pompa magna, con croci al posto delle aste dei microfoni, pedane per tastiere e batteria, una bara verticale e fuochi finti, il tutto per settare l’atmosfera verso il mondo shock rock della band toscana.

Dopo una mezzora circa (siamo intorno alle 00.40), una nenia medievaleggiante viene mandata dall’impianto e, al termine di essa, dalla sopracitata bara, fuoriesce Steve Sylvester. E’ subito spettacolo con la band che canta “Peace Of Mind” e ci catapulta in un inferno cyber punk, dove sbucano, ogni tanto, donne mascherate con seni, rigorosamente, al vento, mentre accompagnano l’esibizione del gruppo.

Vere fiamme fanno da sfondo a “The Crimson Shrine” (tratta dall’ultimo “Resurrection”) e poi si giunge già ai primi classici della band. “Horrible Eyes” e “Where Have You Gone?” cantate a squarciagola da tutto il pubblico. Piccola nota personale: il pubblico ai concerti metal non è più quello di una volta… Se prima si pogava dall’inizio alla fine, ora per una buona metà del concerto la gente è rimasta immobile a riprendere il tutto con i propri cellulari… I tempi cambiano…

“Baphomet”, ad ogni modo, ci ricatapulta nel mondo decadente ma moderno dei Death SS, grazie a potenza, suoni molto hi-tech ed un impatto scenico davvero fuori dal comune. A questo punto della scaletta (siamo circa alla metà) si potrebbe già fare una tara del concerto ed asserire, senza dubbio, che luci, scenografia ed attitudine sono del tutto vincenti, già in questo momento.

A supportare questa tesi arriva un trittico di canzoni quali “Let The Sabbath Begin” (che, finalmente, scatena un po’ di pogo), la sempre splendida “Cursed Mama” e “Hi-Tech Jesus” che definitivamente spazza via le inibizioni del pubblico barese, ormai lasciatosi andare in un pogo degno di questo nome.

Ormai scatenati, anche i Death SS decidono di chiudere il set con “Panic” e “Vampire”, dove Steve Sylvester (durante lo splendido assolo di chitarra) beve del sangue finto da una coppa, per poi risputarlo sul pubblico, ormai, in delirio. L’altro siparietto, sulla coda del pezzo, prevede Steve ed una suora… Chi c’era, sa già di cosa sto parlando, chi non era tra i fortunati del pubblico, credo possa immaginarlo…

Rientrano i Death SS, con i bis, dove la chiusura definitiva del concerto viene affidata ad uno dei pezzi più riusciti dell’intera discografia della band toscana. “Heavy Demons” non lascia scampo a nessuno e, alla fine, dopo due orette scarse di concerto, l’ “Apulia Metal Fest” giunge alla sua naturale conclusione, lasciando tutti soddisfatti.

Ci si rivedrà l’anno prossimo per la seconda edizione? Agli esperti di marketing l’ardua sentenza…

5 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Alex Borgia

    Ma che ti eri bevuto? Conosci i Death SS? Hanno aperto con Peace of Mind !! E Horrible eyes? L’hai scambiata per un’altra!! Vabbè….

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  2. Giorgio Rutigliano

    Sorry, errore mio! ho fatto un pò di confusione con gli appunti 😛

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  3. giuseppe

    Baphomet moderna? Hi tech? Mahhh!! stiamo parlando dello stesso pezzo di heavy demons?

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  4. luke

    bellissima serata: band pugliesi davvero straordinarie. ottimo report!

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