Anvil + Rezet + Teodasia: Live Report e foto della data di Prato

Già pochi mesi fa, quando erano passati dall’Italia insieme a Udo, gli Anvil avevano dimostrato ancora una volta la loro straordinaria carica, il loro coinvolgimento nei confronti del pubblico e il fatto di avere raggiunto finalmente quella stabilità e quella notorietà che da sempre meritano. Tutti aspetti che ritroviamo all’Exenzia di Prato, prima di cinque date in programma. Prima di loro però tocca ai nostrani Teodasia, capeggiati da quel Giacomo Voli di cui tanto si è parlato negli ultimi giorni a seguito dell’annuncio dei suo ingresso nei Rhapsody Of Fire. Non c’è dubbio che il cantante emiliano sia perfettamente a suo agio sul palco, un cantante dalla voce di pregio, in grande sintonia con il resto della band e con una buona capacità di coinvolgere i presenti.

Se il sound dei Teodasia è orientato verso un metal classico ma dalle sfumature più moderne, con i tedeschi Rezet si torna indietro nel tempo, con un speed/thrash metal velocissimo che rimanda ai primi Metallica e che farà la felicità dei nostalgici. Anche per quanto li riguarda il giudizio è positivo, sia per quanto riguarda la resa dei brani, abbastanza simili tra loro ma comunque interessanti, sia per quanto riguarda la risposta del pubblico, decisamente positiva. Anche per loro, come faranno poi gli Anvil poco dopo, c’è tempo per un omaggio a Lemmy con la cover di “No Class” (beh, perlomeno non abbiamo sentito “Ace Of Spades” per la trecentesima volta…).

Sono diversi i momenti belli che gli Anvil regalano ai fan convenuti al Siddharta per questa data. Il primo in ordine di tempo è quello in cui Lips suona tutta “March Of The Crabs“, il pezzo iniziale della loro performance, stando al centro della piccola folla di pubblico sotto palco, a dimostrazione di come i canadesi siano ancora persone vere, sincere e amichevoli, a cui il contatto con i fan non solo non dispiace, ma è un qualcosa che viene cercato il più possibile. Il secondo è il momento in cui Lips chiede ai presenti chi abbia visto il film documentario che ha rilanciato la loro carriera e, viste le mani alzate, ha aggiunto: “Vi farà piacere sapere che grazie a quel film adesso facciamo questo per lavorare. Niente più consegne“, a dimostrazione di come, di tanto in tanto, qualche sogno si avveri, e potremmo andare avanti ancora così. Divertimento allo stato puro, è questo il sentimento predominante della performance degli Anvil, che oltre ad essere degli intrattenitori di grande livello, sono anche dei musicisti di prim’ordine, con una sintonia che solo una grande amicizia e tanti anni insieme possono costruire. Lo dimostra ad esempio l’esecuzione di un altro classico della band, “Mothra“, durante la quale Lips si sbizzarrisce in un lungo assolo di chitarra in cui fa la sua comparsa anche il famoso vibratore. Il chitarrista può fare assolutamente tutto quello che vuole in scena, sapendo che avrà sempre dietro di sè Robb Reiner che, impassibile dietro la batteria, tiene il tempo con precisione chirurgica. Una sfilata di classici della band, da “Metal On Metal” a “Winged Assassins“, si alterna a brani estratti dall’ultimo “Anvil Is Anvil“, accolti a loro volta con grande partecipazione; non manca nepppure la dedica a Lemmy Kilmister, che viene ricordato prima di “Free As The Wind“. Si chiude un po’ a sorpresa, con una versione un po’ più veloce dell’originale di “Born To Be Wild“. Gli Anvil sono senza ombra di dubbio una band che vive la sua dimensione migliore dal vivo, i primi a divertirsi scatenandosi sul palco, una dimostrazione di fedele amore verso i propri fan e la concretizzazione di un ideale di gioventù portato avanti con costanza quasi inimmaginabile (in quanti, al loro posto, dopo essere stati fregati dalle case discografiche e avere visto che tutti ce la fanno tranne loro, avrebbero gettato la spugna?). A conti fatti, non è proprio poco.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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