Anvil + Rezet + Teodasia: Live report della data di Borgo Priolo

Ennesima bella serata musicale organizzata presso il Dagda Club di Borgo Priolo. Molti sono infatti i motivi d’interesse in questo 20 novembre e non ultimo la possibilità di poter ascoltare dal vivo la voce di quello che sarà il nuovo singer dei Rhapsody Of Fire, ovvero Giacomo Voli, anche frontman dei bravi Teodasia, che proprio stasera sono band d’apertura. A far da spalla al nostro interviene poi anche Chiara Tricarico dei Temperance, ampliando così lo spettro vocale e permettendo di giocare sull’accostamento delle due diverse tonalità.

Non avendo ascoltato in precedenza nulla della band all’inizio siamo rimasti un po’ spiazzati dalla non perfetta resa sonora, che sicuramente non ha giovato allo stile ricco di sovrapposizioni vocali (anche il tastierista si aggiunge infatti alla lista delle voci presenti) e di passaggi strumentali non certo semplicissimi.

In un paio di brani però l’insieme migliora e ci permette di apprezzare la bellezza formale delle canzoni, nonché la bravura di tutti i musicisti. Ottima è appunto la prestazione dell’atteso Giacomo Voli, ma ad impressionarci è più che altro il lavoro costante del batterista Francesco Gozzo, capace di regalare una dinamica straordinaria ai pezzi. Un inizio di serata all’altezza insomma.

Dopo un rapido cambio di palco le carte in tavola cambiano completamente ed entrano in scena i thrasher tedeschi Rezet. Il loro è un sound grezzo ma supportato da una tecnica chitarristica notevole, quasi un incrocio tra i primissimi Megadeth (quelli di “Mechanix” per intenderci) e qualcosa di più vicino ai Destruction/Kreator nell’assalto all’arma bianca delle ritmiche.

Veloci, sguaiati e superbamente metallici i nostri suonano tanto datati quanto divertenti e, nonostante la voce improponibile del leader Ricky Wagner (anche autore però di alcuni riff al fulmicotone davvero trascinanti), bisogna ammettere che lo show si dimostra intenso e spassoso.

La loro esibizione scorre via infatti con grande fluidità (fino al finale, la cover di “No Class”, dedicata al sempre rimpianto Lemmy) e il coinvolgimento del pubblico per un gruppo che in fondo probabilmente quasi nessuno conosceva prima di stasera, ci dice quanto il loro entusiasmo sia stato contagioso. Un antipasto gustoso.

Sono però i grandiosi canadesi Anvil ad essere il piatto forte della serata e appena Lips e compagni arrivano sul palco si capisce il perché. Nonostante i sessant’anni compiuti questi musicisti mettono ancora una passione incredibile nella loro musica e trasmettono una gioia per la vita che molti giovani gruppi non riescono ad avvicinare. L’introduzione è lasciata a “March Of The Crabs”, ma soprattutto alla corsa che Lips fa dal palco per scendere in mezzo al pubblico, in modo da farsi toccare e fotografare, portando così tutti dentro allo show. Un eroe.

Non è una sorpresa da qui in poi il concerto è tutto in discesa, con un pubblico non molto numeroso, ma davvero molto caldo. Come sottolineato dallo stesso Lips che ad un certo punto esclama “You are not so much, but you’re making a lot of noise!”. Merito anche di una band che sul palco pare metterci tutto quello che può, suonando alla perfezione (se Robb Reiner è una certezza dietro ai tamburi, molto bravo si dimostra anche il bassista Chris Robertson) e proponendo classici come “666”, “Winged Assassins” o “Free As The Wind” (con dedica per l’amico Lemmy).

Immancabili i siparietti da puro avanspettacolo, come il lungo assolo con “vibratore” eseguito durante la grandiosa “Mothra”, in cui Lips riesce letteralmente a far schiantare dalle risate tutti i presenti con la sua mimica, ma anche a cavar fuori un assolo di pregevole fattura. Insomma, scemi si, ma anche musicisti preparati.

Altro esempio di tanta bravura è l’assolo di batteria attaccato a “Swing Thing” che ci fa capire quanto Robb Reiner sia il motore pulsante della band; una vera macchina da guerra e probabilmente uno dei batteristi più sottovalutati della scena classic metal.

Il concerto si snoda quindi attraverso la proposizione di canzoni storiche che bene o male fanno parte del patrimonio genetico del metal, come la stra-nota “Metal On Metal” (messa appena prima del finale dedicato alla cover di “Born To Be Wild”), ma anche andando a pescare alcune composizioni più recenti, come la ritmata e scanzonata “Badass Rock’n’Roll” o la piratesca “Daggers And Rum”. Tra queste dobbiamo dire di avere apprezzato soprattutto la speed “Die For A Lie”, mentre altre tracce ci sono sembrate meno convincenti e forse si poteva scegliere meglio dal bacino d’utenza rappresentato da un album validissimo come “This Is Fourteen” (da cui è stata pescata unicamente la cadenzata e un tantino noiosa dal vivo title-track).

In ogni caso la serata è stato davvero di quelle da ricordare con piacere e se mai vi ricapitasse di poterli andare a vedere, sappiate che gli Anvil sono vivi e vegeti e spaccano ancora! Stay Metal!

anvil-official

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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