Anvil: Live Report e foto della data di Prato

In un primo momento era sembrato che per questa volta gli Anvil avrebbero trascurato il loro ormai consueto passaggio dall’Italia. Invece, dopo un primo annullamento di alcune date programmmate, ecco che i live sono stati annunciati nuovamente, e il longevo terzetto canadese si è tornato ad esibire all’Exenzia di Prato la sera della Festa della Donna. Longevo, perchè il 2018 segna il giro di boa degli oltre 40 anni di vita della band, un gruppo di cui si è parlato molto negli ultimi anni in virtù di un certo documentario che probabilmente avremo visto un po’ tutti e che è stato determinante nel rilanciarli sulle scene. Così come sono stati determinanti una serie di buoni album, l’ultimo dei quali è il valido Pounding The Pavement” (la recensione). Prima che gli Anvil salgano sul palco, però, c’è tempo per uno show a dir poco sorprendente. In pochi forse si ricordano dei Trance, una formazione tedesca coeva degli Anvil, in quanto il suo nucleo originario risale al 1978. I più lamigni potrebbero quindi pensarr di trovarsi di fronte a una band di reduci ancorati al passato e incapaci di stare la passo con i tempi. Niente di più sbagliato. Perchè se è vero che tra i membri fondatori rimasti e i nuovi innesti l’età media sul palco è decisamente alta, i Trance non risparmiano per niente le forze e sprizzano energia da tutti i pori. Un valido contributo viene dal fatto di avere alla voce un cantante giovane, che sembra un po’ il nipote scapestrato di questi vecchi metallari della prima era, ma si tratta di un flusso reciproco di energie che coinvolge tutti. Il repertorio scelto dai Trance è incentrato principalmente su brani estratti dai primi lavori della band, cioè “Break Out” del 1982 e “Power Infusion” del 1983, due lavori di buon heavy metal di stampa tedesco intrecciato con l’hard rock; brani come “Heavy Metal Queen”, “Sensation” o “Burn The Ice” non sono certo innovativi rispetto ai lavori usciti all’epoca, ma lo show dei rinnovati Trance è coinvolgente, dinamico e inaspettato.

Se i Trance si rivelano una piacevole sorpresa, non ci potevano essere dubbi invece su come si sarebbe svolto il live degli Anvil. Ancora una volta, c’è da rimanere piacevolmente sorpresi di fronte all’alchimia raggiunta da questa formazione a tre, dove il glaciale e impassibile Robb Reiner fonde le sue ritmiche con quelle di Chris Robertson, che imperversa sul palco come degno compare di Lips. Come già visto in altri live negli anni scorsi, anche questa volta il chitarrista sceglie di iniziare il live suonando “March Of The Crabs” in mezzo al pubblico, in un Exenzia che, grazie a un palco nuovo, più alto rispetto al precedente, registra anche un sensibile miglioramento in fatto di acustica. Seguono, in buona alternanza, pezzi storici e ormai d’obbligo nel repertorio della band, come “666“, “Winged Assassins” e “Free As The Wind“, che Lips dedica ancora una volta a Lemmy, introducendo il brano con un aneddoto che racconta del primo incontro fra lui e il leader dei Motörhead. Non mancano comunque anche estratti dai lavori degli ultimi album, come “Bitch In The Box“, che apre “Pounding The Pavement”, “Ego” e “Badass Rock ‘n Roll“. Alcuni fan della vecchia era potrebbero sindacare che i pezzi nuovi non reggano il confronto con quelli vecchi e che gli Anvil, superata la soglia dei 60 anni, potrebbero anche pensare di ritirarsi a vita privata. A conti fatti però, i tre canadesi reggono ancora bene il passo e che quella del live è la situazionee in cui il gruppo riesce ad esprimersi completamente. L’alchimia, la passione e la voglia di divertirsi che traspaiono dai tre sono tali che è impossibile rimanere indifferenti. Per chiudere si torna ai classici, con un lungo assolo di batteria da parte di Robb Reiner, come sempre caratterizzato da precisione chirurgica, con “Metal On Metal” e con un brano più recente, “Running“, mentre per il bis la band propone la cover di un classico come “Born To Be Wild“. Divertimento costante, anche se il live si è rivelato senza sorprese, privo di orpelli di sorta ma diretto e istintivo, proprio come certo heavy metal della prima guardia.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Massimiliano

    Purtroppo ho dovuto saltare, stavolta. Quanta gente c’era?

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