Angra + Operation Mindcrime: Live Report e foto della data di Trezzo sull’Adda

Passi per la serata piovosa, passi per l’orario d’inizio leggermente anticipato, passi per il match di Champions League in chiaro ma è davvero un peccato aver constatato un afflusso così esiguo di persone, visto il carisma delle band coinvolte in questo evento annunciato da mesi e una location sempre ad hoc come il Live Club.

Arriviamo mentre il set degli Starbynary sta volgendo al termine; sembrano molto ben settati ed esaltano il power progressive i suoni dei nostri connazionali anche se non riesco a darne un giudizio completo (i due album realizzati finora sono più che discreti).

Avevo recensito qualche anno addietro “Building The Towers” degli Halcyon Way band che non ha mai destato particolare interesse nel sottoscritto e credo nemmeno in generale alla critica europea con il successivo “Conquer”. La band di Atlanta propone un metal tecnico di matrice americana con chiari riferimenti a primi Queensrÿche e Fates Warning ma anche a Sanctuary e Helstar senza però ereditarne il DNA completo ma solo tratti di esso… ne risulta quindi un sacco di attitudine ma pezzi assolutamente anonimi che puzzano di già sentito lontano un chilometro. Ricordiamo solo “Save Your Tears” per l’ostinato ripetersi del refrain e qualche discreto riff ma il comparto voci e ritmico è assolutamente da rivedere visto il pressapochismo e le numerose imprecisioni (soprattutto da parte del batterista).

Dopo aver testato l’ottimo stato di forma dei Queensrÿche con Todd LaTorre l’anno passato c’era enorme curiosità nell’assaporare la riproposizione dell’intero “Operation: Mindcrime” ad opera di Geoff Tate nel trentennale dalla sua pubblicazione. E il “quasi sessantenne” Tate è stato la sorpresa della serata perché dopo aver scaldato la voce sui primi pezzi, e contornato da quella che definiremmo un’onesta cover band (a parte lo “storico” Scott Moughton) ha messo in scena una prestazione colma di pathos e mestiere dando il lustro che meritano a pezzi come “Speak”, “The Mission”, “Suite Sister Mary” (coadiuvato dalla figlia Emily), e “The Needle Lies”. Va da sè che il repertorio presentato “deve” essere conosciuto da ogni metal fan che si ritenga tale ma il gioviale Geoff ci ha messo del suo per non snaturarlo troppo e, anzi, ha costruito un’ora di performance davvero riuscita.

 

 

 

Un cambio di palco abbastanza veloce e una intro registrata sono il preambolo al chaos power di “Travelers Of Time” e all’esibizione degli Angra, recenti autori di “ØMNI”! La band di Rafael Bittencourt (unico superstite della formazione originale) è tornata con questo album ad una forma di power metal diretta e senza fronzoli quindi la scaletta è automaticamente bilanciata tra tracce recenti decisamente “tirate” e quelle più ricercate (anche del passato recente come “Newborn Me”). Musicalmente gli Angra sono inattaccabili, sia dal punto di vista tecnico (alcuni passaggi di chitarra sono mostruosi) che come presenza scenica… l’aggiunta poi di un frontman d’esperienza come Fabio Lione (che sta peraltro vivendo un periodo di forma smagliante) ha chiaramente rinvigorito la band creando uno spettacolo oggettivamente valido e con gli attributi; a voler essere pignoli però, pur essendo nelle primissime file, non sono riusciti a trasmettermi un’enorme emozione pur conoscendo interamente il loro repertorio e seguendoli dal vivo dal lontano 1995. Non riesco a capire se sia un parere soggettivo (probabile) o sia effettivamente mancato quel quid che rendesse il concerto memorabile però le tracce sono scorse una dopo l’altra con fluidità ma senza particolari picchi emotivi; certamente sentire i ritmi spezzati di “Nothing To Say”, le epiche “Acid Rain” e “Final Light”, l’inaspettata “Lisbon”, le nuove e convincenti “Magic Mirror” e “Insania” nonchè l’apoteosi finale di “Carry On/Nova Era” fa enorme piacere e ci si rende conto del pregevole repertorio dei brasiliani però a tratti ho avuto la percezione (pur avendo grande rispetto per i musicisti sul palco) che stessero svolgendo il compitino senza estremo trasporto: Marcelo Barbosa non è obiettivamente Kiko Loureiro pur non avendo sfigurato, la sezione ritmica straordinaria ma senza uscire da quello che il pentagramma impone e Bittencourt è sembrato a tratti affaticato. Estremamente coinvolto invece il polistrumentista (tastiere, cori, flauto) Bruno Sa (che in precedenza aveva prestato i suoi servigi anche agli Operation Mindcrime anche come terzo chitarrista aggiunto).

La risposta del pubblico direbbe tutt’altro vistro che gli Angra sono stati davvero osannati… però un pizzico di riserva rimane pur riconoscendo di aver assistito ad un concerto impeccabile sotto molti punti di vista.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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