Angra + Operation Mindcrime: Live Report e foto della data di Bologna

Dopo Milano e Roma ecco Bologna. Gli Angra, gli Operation: Mindcrime di Geoff Tate, gli Halcyon Way ed i tricolori Starbynary approdano alla Zona Roveri di Bologna.
Un concerto inteso, soprendentemente iniziato in anticipo (15 minuti) e purtroppo non baciato dal sold-out. Calore, intensità, ma sicuramente un numero di presenze minore rispetto alle previsioni. 4 band per quasi 4 ore di musica, con Angra e Geoff Tate a recitare la parte dei leoni. Indomabili nonostante tutto.

 

Starbynary

Con 15 minuti di anticipo i triestini Starbynary salgono sul palco della Zona Roveri per “scaldare” il pubblico – invero non numerosissimo visto l’orario d’inizio dell’esibizione  – bolognese. Il loro power-progressive chiaramente influezato dai Symphony X, viene “spruzzato” di orgoliosa italianità raccontando l’”Inferno” di Dante. I pezzi scorrono rapidi, intensi e piuttosto convincenti, ma i suoni decisamente confusionari non rendono giustizia alla band. Bravi, ma da rivedere in condizioni più favorevoli. Molto belle le “riduzioni” live di “Gates Of Hell” ed “Ulysse’s Journey”.

 

Halcyon Way

Band Americana, debitrice del suono primigenio di Queensrÿche e Sanctuary, senza però averne classe e qualità. Le canzoni scorrono piuttosto fluidamente con un pubblico (ora più presente) a gradire la proposta quadrata dei georgiani di Atlanta. Discreta la prestazione dal vivo, con i chitarristi a recitare la parte del leone. Un pochino più “complicata” la prestazione di Steve Braun sembrato leggermente affaticato, inceppi che però non hanno pesato sul gradimento del set. “Home”, “10.000 Ways ” e l’opener “Bloody But Unbowed” a raccogliere applausi. Gradevoli, ma nulla di più.

 

Operation: Mindcrime

30 anni e non sentire il peso dell’età: questo è “Operation: Mindcrime”. Portato ormai in giro per il mondo dal solo Geoff Tate (evitiamo di ricordare tutta la battaglia legale tra i Queensrÿche  ed il loro ex cantante), Bologna e le Zona Roveri sono stati nuova occasione per sentire ancora una volta le vicende di Nikki, Doctor X e Sister Mary.

L’inizio però non è stato dei migliori. Affatto. Appena dopo “I Remember Now”, ecco esplodere le note di “Anarchy: X”, ma l’impeto del chitarrista della band di Geoff Tate rischiava di costare carissimo. Appena sul palco Kieran Roberston – non si sa come – ha letteralmente scardinato dal basamento sul placo la tastiera di Bruno Sa (anche tastierista degli Angra): panico in sala e tutti a cercare di recuperare la situazione. Ma nel più classico dei casi di “The Show Must Go On”, la band ignora completamente il problema creato dal tatuatissimo chitarrista per iniziare ad affrontare il concept uscito dalla penna di Geoff Tate. Ed è stato proprio il cantante Americano ad essere al centro delle attenzioni di tutti.

Molti, anzi moltissimi, i problemi tecnici e non durante “Revolution Calling”. Tastiere assenti per le motivazioni spiegate poche righe fa, un Tate con la voce ancora da “rodare” ed evidenti problemi agli ear-monitor del cantante che ne hanno peggiorato ulteriormente la prestazione. Un brutto segnale, un brivido lungo la schiena ed il rischio di un concerto da dimenticare. Ma per fortuna niente di tutto questo si è poi concretizzato, perché Tate e soci si sono ricompattati, hanno spinto a fondo sul pedale dell’acceleratore ed hanno recuperato già con la succesiva “Operation: Mincrime”. Tastiere di Bruno Sa comprese.

Geoff Tate sempre più convincete sul palco, una voce che ancora resiste all’età ed una naturale capacità di reggere il palco solo con uno sguardo. Intenso il duetto di “Suite Sister Mary”, dove a vestire i panni di Sorella Mary è stata la compagna del chitarrista “abbattitore di tastiere altrui”. Un concerto in crescendo, che ha regalato emozioni e concluso tra gli applausi e con “I Don’t Believe in Love” e “Eyes Of a Stranger” da brividi. Più che un concerto una vera e propria celebrazione per I primi 30 anni di uno dei dischi simbolo dell’heavy metal.

 

Angra

Ultimo cambio di scena e spazio agli Angra, forti del recentissimo “ØMNI” ed ormai cementati attorno la figura storica di Rafael Bittencourt, chitarrista ed ultimo degli Angra degli esordi a resistere al cambio delle maree.

Una band compatta, determinata e capace di rimanere al passo con i tempi, complice anche la fortunata decisione di scegliere Fabio Lione come nuova voce dopo l’abbandono di Edu Falaschi nel 2012. Una scaletta ben bilanciata, pezzi nuovi, meno recenti e sorprese per un live intenso e dinamico. Bella la doppietta iniziale di “Travelers Of Time” seguita dalla storica “Nothing To Say”, pezzo di bravura estratto dal capolavoro “Holy Land”. Poi “Angels And Demons”, “Newborn Me” come antipasto alla battagliera “War Horns” direttamente dall’ultimo album.

La scaletta scorre sicura, e le nuove “Insania” e “Magic Mirror” (ultima canzone della prima parte del set) ben si incastrano con quelle più “rodate” dal tempo e dai tour. Bene quindi “Acid Rain” e “Final Light”. Sorpresa generale quando il combo italo-brasiliano ha presentato la fantastica “Lisbon”, estratta dal capolavoro “Fireworks”.

Chiusura da brividi con i bis, aperti da Rafael alla chitarra acustica ed alla voce. Un tuffo nel passato con “Lullaby For Lucifer” e “Gentle Change”, dove il chitarrista carioca ha ringraziato i presenti ed emozionato nonostante il difficile doppio ruolo. Due tra le più toccanti canzoni degli Angra. Ultime frustate, e “Rebirth” ad accelerare nuovamente prima dell’obbligatoria “Carry On”. Canzone manifesto dei primissimi Angra, ed unico momento di piccola difficoltà di Fabio Lione, che ha solo sfiorato le vette dell’Andre Matos A.D. 1993 mascherando con assoluto mestiere e bravura il brevissimo momento di crisi. A chiudere il cerchio di questo live “Nova Era”, altro must carioca e saluto finale ad un pubblico che ha abbracciato una band autrice di una prestazione decisamente positiva.

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

Saverio Spadavecchia

view all posts

Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login