Amorphis + Soilwork: Live Report e foto della data di Trezzo Sull’Adda

Giornata calda primaverile a Milano oggi e non esiste miglior modo di passare la serata che con tanta musica al Live Club di Trezzo Sull’Adda. Il tour europeo di Metal moderno che comprende addirittura quattro gruppi contemporanei e molto interessanti fa un’unica fermata in Italia e tanta gente è in attesa dell’apertura delle porte del locale già da prima dell’apertura delle porte. È un festival di melodie, atmosfere ed emozioni variabili proposte da band esperte ma anche più giovani e tra le più acclamate degli ultimi anni. Le danze si aprono presto stasera e per tanti fan sarà dura arrivare per l’inizio dello show, ma chi ci riesce ha l’occasione di assistere alle performance di band uniche e particolari provenienti da quattro nazioni diverse.

Nailed To Obscurity

Il compito di apertura di uno show non è mai stato facile, ma oggi esso tocca ai tedeschi Nailed To Obscurity, che salgono sul palco con il locale pieno a metà, puntualissimi alle ore 18. Il loro quarto album, “Black Frost“, di recentissima uscita con Nuclear Blast sarà il protagonista della loro setlist e la loro scenografia è la migliore creata negli ultimi anni. Quest’ultima, assieme alla loro performance, dimostra che i cinque giovani musicisti hanno fatto un salto di qualità enorme nell’ultimo anno, dando un’immagine di un gruppo compatto, maturo e professionale. Gli argomenti di natura psicosociale tratti dalla vita odierna, narrati in un’atmosfera oscura e teatrale, malinconica e misteriosa, lasciano lo spettatore stupito e inchiodato. Iniziando con “Black Frost”, brano death metal melodico incredibile, seguito da “Feardom”, arricchito da elementi doom e progressive, ma soprattutto con “The Abberant Host” e “Tears Of The Eyeless”, il cantante Raimund Ennenga alterna death growls con canto pulito in una maniera esemplare e riesce a esibire tutto il suo talento e dare l’impressione di un narratore di una storia, usando metafore per raccontarci come la soppressione di emozioni negative possa capovolgere la nostra mente. Emozioni intense accompagnano la prima performance davanti al pubblico italiano del quintetto tedesco, che termina con “Desolate Ruin“, brano di qualche anno fa, e ringraziando i fan che li hanno onorato con la loro presenza. Le canzoni di lunga durata che non stancano l’ascoltatore, cosi particolari, suonate alla perfezione, la serietà e il talento di ogni singolo membro della band che contribuisce alla solidità di essa, lasciano il pubblico più che soddisfatto. Unica nota negativa? La setlist corta che spetta all’opener come sempre. Speriamo che i Nailed to Obscurity ritornino in Italia nel prossimo futuro con una performance più lunga. Grazie, ragazzi!

Jinjer

È arrivato il momento di spostarci in Ucraina, con l’unica band della serata capitanata da una cantante femminile. Davanti a noi i Jinjer, uno dei gruppi metalcore più apprezzati degli ultimi anni. Già noti e amati dal pubblico italiano, hanno maggior tempo a disposizione per suonare dal vivo i brani che li hanno portato al successo internazionale. L’atmosfera cambia completamente e i fan si riempiono di carica ed entusiasmo all’ ascolto delle prime note di “Words Of Wisdom“, seguito da “Ape” e “I Speak Astronomy“. La loro musica, piena di elementi death metal, progressive rock e nu metal, sembra avere la ricetta giusta per la preparazione del pubblico per il piatto principale della serata. La giovane cantante Tatiana Shmailyuk è la vera attrazione della band, che ci presenta delle canzoni dal recentissimo EP “Micro“, targato Napalm Records, come “Dreadful Moments“, “Perennial“, ma anche altre tratte dai loro lavori precedenti, come “Pisces” e “Who’s Gonna Be The One“. La cantante mostra una facilità estrema ad alternare death growls con tonalità più alte, accompagnata da melodie death con tonalità variabili a tratti lente e groove metal. Una prestazione davvero moderna, piena di colori ed energia, come le band del genere, indubbiamente in crescita rispetto ai loro lavori precedenti. Quelli che gioiscono di più sono i fan più giovani, che apprezzano quell’aria di freschezza e l’immagine data come vera forza della natura. Se qualcuno è più esigente e magari cerca più emozioni, più sostanza, sicuramente fa fatica a trovarne. Gioia e adrenalina cè n’è da vendere, se ci si limita ad ascoltare senza troppe pretese, allora i Jinjer possono essere la band ideale, ma un eventuale tentativo di approfondire, di andare oltre l’immagine proposta, crea un po’ di delusione. Il cambio di tempi nelle canzoni dà l’immagine che le parti non siano abbastanza ben legate tra loro ed anche sui testi siamo ancora un po’ indietro. Lo sforzo dei ragazzi ucraini a dare il meglio di loro stessi per accontentare il pubblico è davvero esemplare, speriamo che in futuro raggiungano la professionalità e la maturità tali da portarli a livelli ancora più alti, sfruttando il talento che senza dubbio non li manca e l’esperienza finora acquisita, come anche il desiderio di migliorare sempre di più.

Soilwork

Parlando di maturità e professionalità, trovandosi di fronte all’esibizione di una band come gli svedesi Soilwork, queste sono le caratteristiche che si notano per prime. La differenza con la prestazione precedente è notevole e non può essere altrimenti, perché l’esperienza davvero conta. I Soilwork conquistano il palco con facilità estrema e fanno vedere chi comanda senza troppe esitazioni. Con l’ennesimo album di successo nelle tasche, iniziano la loro setlist con ”Arrival“, tratta dal nuovo disco, e viaggiano nel passato con “The Crestfallen” e “Nerve“, tratti da “Stabbing The Drama“. Quest’alternanza di brani dal fresco “Verkligheten” con quelli del passato, come “Death In General“, “Drowning With Silence” e “The Ride Magestic“, ci dà un riassunto della carriera di una band che attraverso varie difficoltà è riuscita a sopravvivere ed essere sul palcoscenico da vent’anni. Il titolo “Verkligheten”, in svedese corrisponde a “realtà”, quella che tutti cercano di evitare, per fuggire in un mondo surreale. Tutti musicisti di alto livello, dal cantante Björn Strid  alle chitarre, solidità alle composizioni, i Soilwork sono un’ottima band di heavy metal dal punto di vista esecutivo. Eppure qualcosa non convince: forse una selezione di canzoni che creano una sensazione di monotonia, forse che le melodie sono cosi simili che a metà concerto creano una situazione di stanchezza, per riprendere alla grande in finale con “Witan” e “Stålfågel“, dimostrando che i pezzi pubblicati qualche mese fa hanno un’aria diversa. Tanti dicono che i Soilwork non abbiano niente di nuovo da dire dal punto di vista discografico da tanti anni e probabilmente hanno ragione. D’altra parte, sembra che il nuovo materiale abbia qualcosa da diverso, sembra che esista la tendenza ad esplorare nuovi orizzonti musicali. Questo tentativo fa molto piacere a chi guarda oltre la superficie e rende evidente che non basta la perfezione alla performance di un gruppo, ci vuole ben altro per creare le emozioni giuste. I fan apprezzano lo spettacolo e sembrano accettare il nuovo materiale della band con tanta allegria ed entusiasmo.

Amorphis

Finalmente tocca agli Amorphis, pilastri del metal moderno e una delle band più originali provenienti dalla Finlandia. Con un un’esperienza di quasi trent’anni sulle spalle e vari cambiamenti di lineup, la band, capitanata dallo straordinario Tomi Joutsen, con il suo stile unico e magnifico, riesce sempre a stupire. Il protagonista della loro setlist è il recente capolavoro “Queen Of Time“, e l’epica interpretazione di “The Bee” dà inizio a questo show, cosi originale e bello come solo loro sanno fare. Le melodie sono incredibili, cosi piacevoli, antiche e moderne allo stesso tempo, e il loro suono è così particolare che è difficile definirlo. È molto evidente l’influenza di vari generi sulle loro composizioni, una fusione di death e doom metal, con folk e progressive, con il risultato di uno stile brutale e bello, tradizionale e contemporaneo, conciso ed elaborato. I loro testi, ispirati dalla mitologia finlandese, sono raccontati dal cantante in maniera eccellente, con la voce da baritono altrettanto efficace sia in clean ma anche a harsh vocals. Le perle del passato, “Sky Is Mine“, “Sacrifice“, “Silver Bride“, “Bad Blood“, sono interpretate come da manuale, e il ritorno della mente ai tempi antichi è inevitabile, intenso e coinvolgente. I pezzi del nuovo disco fanno vedere che i finlandesi sono tornati a sperimentare con arrangiamenti orchestrali classici e cori cosi particolari che accompagnano Joutsen, riff di chitarra a volte strani, accelerazioni e frenate che lasciano il pubblico attaccato dall’esibizione potente, brutale, ma anche malinconica, sensibile, in una parola sorprendente. E che cosa c’è di più incoraggiante in campo musicale che vedere una band già professionale, esperta, matura non smettere mai di espandere i propri orizzonti, di avere il coraggio di cambiare, di cercare qualcosa di innovativo? Amorphis, lo dice la parola proveniente dal greco antico, vuol dire senza forma, ed è per questo che una squadra compatta di musicisti di alto livello, che dopo un periodo di stabilità ha deciso di rischiare, di indagare, approfittando del cantante più versatile esistente, mantenendo la propria qualità ed anche ottenere un ottimo risultato. Scenografia bella e semplice, luci spettacolari, come anche tutto il resto della serata, ma in questo caso la musica sta parlando da sola. L’encore con “Death Of A King” e “House Of Sleep” mette fine ad una performance perfetta da tutti i punti di vista, che anche se continuava ancora un bel po’, nessuno si sarebbe lamentato.

Serata finita dopo cinque ore di spettacolo, emozioni forti, esibizioni di grinta, di malinconia, di oscurità ma anche di goia incredibile. Abbiamo visto artisti in evoluzione, artisti maturi e ringraziamo tutti quanti per lo spettacolo e le sensazioni offerte in pieno da tutti gli artisti. Alla prossima.

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