Amorphis: Live Report e Foto del concerto di Nova Gorica

Il Mostovna di Nova Gorica, a pochi passi dal confine tra Slovenia e Italia, diventa per una sera punto di riferimento per i metal fan del territorio: sono in arrivo gli Amorphis, ecco così che fan italiani, sloveni e croati accorrono per assistere allo show di una delle band che da venticinque anni a questa parte ha saputo abbinare originalità e coerenza con i migliori risultati. E il riscontro, in termini di pubblico, lo conferma!

Ad aprire la serata sono i greci Poem, che nel loro breve ed intenso set convincono i presenti con un variegato mix di progressive rock dalle sfumature grunge.

A seguire gli olandesi Textures. Compagni di etichetta degli Amorphis, i Textures propongono uno show decisamente convincente, con una proposta musicale derivativa e infarcita di stop and go, eppure trascinante grazie all’ottimo lavoro alle chitarre di Joe Tal e Bart Hennephof e alla presenza scenica del frontman Daniël de Jongh. Una setlist concisa e diretta, perfetta per scaldare il pubblico, richiamato all’interno del locale dalla musica arrembante della band.

Un locale che si riempie ancor di più in attesa dell’arrivo degli Amorphis: la scenografia cambia, e prende le forme e i colori di “Under The Red Cloud”, ultimo lavoro della band finlandese. Un album eccellente come del resto tutta la discografia, e la cosa si traduce in un set che colpirà per compattezza e per un livello qualitativo praticamente privo di cedimenti in tutta la sua durata. Considerando che sono ben sei gli estratti da “Under The Red Cloud” presenti in scaletta, colpisce come al contrario di altri gruppi che tendono a celebrare più che a proporre nuova musica, gli Amorphis continuino a trovare nuove varianti per la loro formula magica, intervenendo sugli elementi principali – su tutti riffing settantiano e melodie che riecheggiano la tradizione popolare nordica – e dosandoli in maniera diversa. Dopo un inizio in cui Tomi Joutsen ha qualche difficoltà nei passaggi dal growl al cantato pulito e viceversa, le cose rapidamente si assestano e la folla esplode per “Bad Blood”, terzo pezzo in scaletta sui primi tre (gli altri sono la title track e “Sacrifice”) tutti estratti da “Under The Red Cloud”. Un’ovazione accoglie “Sky Is Mine”, estratto dal più atmosferico “Skyforger”, in cui la band mette anche in mostra il proprio lato più pop, in un chorus magnetico che trova immediata risposta in un pubblico sempre più caldo. Non mancano, nelle improvvise accelerate, pogo e crowdsurfing, a rendere il tutto ancor più vivo e partecipato.

Sul palco, a colpire più di tutti è la potenza nel drumming di Jan Rechberger, fondamentale assieme alle tastiere di Santeri Kallio a mantenere costante il senso di potenza e compattezza in un set che passa per “The Wanderer” (da “Circle”) e arriva all’attesa “Of Rich And Poor”, dal capolavoro “Elegy”, in cui canta pure – come sulla versione in studio – Tomi Koivusaari, cofondatore e chitarrista ritmico. Il ruggito del pubblico accoglie “Drowned Maid” da “Tales from the Thousand Lakes”: fa una certa impressione considerare al tempo stesso quanto sia cambiata la proposta musicale della band e quanto gli Amorphis abbiano saputo mantenersi perfettamente riconoscibili, al punto che il salto temporale appare perfettamente naturale in una scaletta che un attimo dopo torna su due brani (“Dark Path” e “The Four Wise Ones”) dall’ultima fatica in studio. “Silent Waters”, con la sua intro di tastiere, torna a mettere in primo piano il lato dark/gothic della band, e trova ampio consenso con il suo chorus ipercatchy. Arriva, poi, l’altro estratto da “Elegy”, quel brano cioè che ha segnato una vera e propria svolta nella carriera degli Amorphis: è “My Kantele”, occasione anche per introdurre i membri del gruppo ai pochi in sala che non li conoscessero.

Dal vivo, “My Kantele” mantiene a vent’anni di distanza tutto il proprio fascino e guida nell’ultima parte del set regolare, composta da “Hopeless Days”, ancora da “Circle”, e da “House Of Sleep”, da quell’“Eclipse” che segnava il debutto di Tomi Joutsen nella band: entrambi i pezzi evidenziano ancora di più la capacità di scrivere melodie dall’impatto immediato, caratteristica questa tipicamente scandinava e che non manca neppure nei frangenti più tirati. Gli Amorphis si congedano solo per essere acclamati di nuovo sul palco, dove si ripresentano con una potentissima riproposizione di “Death Of A King”, efficacissimo singolo da “Under The Red Cloud”, e poi con “Silver Bride” da “Skyforger” prima di chiudere definitivamente con “The Smoke”, tratto da “Eclipse”.

Le luci si riaccendono e la gente, prima di lasciare il Mostovna, si ferma ancora un po’, aggirandosi tra il banco del merchandising, il bar e il cortile esterno, il tempo di lasciare che l’intensità del concerto degli Amorphis si diluisca nella fresca serata che li riaccompagnerà verso casa.

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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