Amon Amarth – Testament – Grand Magus: Live report della data di Milano

La settimana milanese inizia con il botto all’Alcatraz, che nella serata del 21 novembre ha visto avvicendarsi sul palco Grand Magus, Testament ed Amon Amarth.

Nonostante gli sforzi per poter arrivare in tempo per ascoltare i Grand Magus, riusciamo a fare il nostro ingresso all’Alcatraz quando il terzetto svedese sta salutando il pubblico, non ancora numeroso, dopo una performance di poco più di mezz’ora che, ad un veloce ascolto, sembra aver colpito nel segno gli astanti, compiaciuti e soddisfatti da questa band che quest’anno festeggia i vent’anni di carriera.

Dopo un breve cambio palco e la grafica del recentissimo “Brotherhood Of The Snake” che fa da sfondo, i Testament fanno il loro ingresso in scena senza perdersi in troppi preamboli. Freschi freschi di album, il combo californiano si lancia fin da subito con la title track dell’ultimo album che, nonostante sia uscito da pochissimi giorni, viene da subito rinvigorita da un pubblico sempre più numeroso ed estremamente partecipe. I suoni, perfetti sotto ogni aspetti, mettono in risalto ogni componente del gruppo, in particolare l’eccentrico Chuck Billy il quale, oltre a non smettere mai di muoversi per tutta la durata del live, si dimostra molto socievole ed espansivo nei confronti del pubblico che, inorgoglito da qualche parola di italiano, si dimostra coeso e partecipe. La setlist, molto concisa a causa del timing piuttosto serrato, ripercorre a grandi linee la lunga carriera della band che, per nulla stanca della vita da musicisti, continua a sfornare album fedeli alla linea e apprezzati da vecchi e nuovi fan.

TESTAMENT SETLIST

01. Brotherhood Of The Snake

02. Rise Up 
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03. The Pale King


04. Disciples Of The Watch


05. The New Order


06. Dark Roots Of Earth


07. Stronghold


08. Into The Pit

09. Over The Wall

10. The Formation Of Damnation

Se normalmente per i supporter la platea è scarna e per gli headliner si riempie, nel caso degli Amon Amath è accaduto esattamente il contrario. Se durante il live dei Testament la calca era tanta, poco prima dell’esibizione degli svedesi il parterre si è svuotato lasciando importanti zone di vuoto.

Sono passate da poco le 21 quando l’Alcatraz si trasforma una location dai sapori vichinghi con tanto di di nave con le corna, soldati, tanta birra e gli Amon Amarth accompagnati da una scenografia mozzafiato e da quella parte di teatralità che rende dinamica e unica ogni loro performance.

Purtroppo i suoni non sono ottimi ed il risultato è che gli strumenti risultano impastati fra di loro, per nulla riconoscibili, peggiorando la mal calibratura del microfono di Johan Hegg.

La setlist, della durata di circa un’ora e mezza, è di ampio respiro, intervallata da momenti di puro teatro con simulazioni di lotta, portabandiere, arcieri che fanno da contorno all’eccentrico cantante, a cui va riconosciuto il grandissimo impegno di aver cercato, senza troppi imbarazzi, di parlare in italiano.

Nonostante i gravi problemi di acustica il pubblico sembra gradire, concentrandosi tutto verso le transenne e rispondendo con prontezza e spigliatezza ai comandi della band.

Se da un live ci si aspetta un’esecuzione, più o meno meccanica, di una scaletta prestabilita, con gli Amon Amarth si assiste ad una narrazione epica in chiave melodic death metal. Gli intermezzi recitati, il cambio di registro e di scena e le continue interazioni con il pubblico hanno fatto sì che il coinvolgimento fosse massimo.

La setlist, che premia anche i palati più fini, tiene alto il livello di attenzione fino all’encore finale con la tripletta “Raise Your Horn”, su cui si sono innalzati corni e fiotti di birra, “Guardians Of Asgaard” e “Twilight Of The Thunder God”, che ha visto partecipazione del martello di Thor e la comparsa di un drago.

A conti fatto il pubblico rimasto per gli headliner sembra soddisfatto, contento della performance e divertito dalla teatralità del live. Pur riconoscendo in Johan & co. un’ottima padronanza di genere e una grande naturalezza nello stare sul palco, la pochezza dei suoni, a forte discapito della chitarra solista, hanno lasciato un po’ di amaro in bocca che, con un minimo di accortezza e di timpani, si sarebbe potuto sanare.

AMON AMARTH SETLIST

01. The Pursuit of Vikings


02. As Loke Falls

03. First Kill

04. The Way Of Vikings

05. At Dawn’s First Light


06. Cry Of The Black Birds


07. Deceiver Of The Gods


08. On A Sea Of Blood


09. Destroyer Of The Universe

10. Death In Fire

11. One Thousand Burning Arrows

12. Father Of The Wolf

13. Runes to My Memory


14. War of the Gods

15. Raise Your Horns

16. Guardians Of Asgaard

17. Twilight Of The Thunder God

 

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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