Amon Amarth & Carved: Live Report della data di Bologna

Gli Amon Amarth rimangono tra le band più amate dal pubblico italiano del genere. Prova di questo fatto sono i numerosi consensi che ha raccolto il gruppo scandinavo nella nostra penisola negli ultimi anni. A distanza di pochi mesi dalla tappa precedente, che li ha visti protagonisti assoluti in quel di Trezzo in compagnia di Hell e Carcass, i Nostri tornano per un nuovo appuntamento molto atteso dai metalheads e sono pronti ad incendiare Bologna.

Davanti alle porte dell’Estragon ci sono già moltissimi “true” fedelissimi, accampati davanti alle transenne sotto il sole cocente, in attesa già dal primo mattino per rivedere i loro amatissimi. Tra le file sono state avvistate molte magliette dal merchandise della band a supporto dei musicisti, altro segno inequivocabile di quanto siano apprezzati anche a livello internazionale (tra gli astanti c’era anche chi aveva viaggiato fin dall’Australia). Alle 20.30, dopo lo strappo del biglietto rituale e la corsa per i posti migliori, ci apprestiamo ad attendere la prima band ad esibirsi, i Carved, sestetto di La Spezia, conosciuto da pochissimi persone per la loro lunga attività live (recentemente ed in passato hanno avuto l’onore di supportare band del calibro di Necrodeath e Moonspell) ma sconosciuto alla maggior parte del pubblico. La proposta musicale della band è il melodic death di chiara matrice Europea, con una carica che colpisce subito positivamente il pubblico. La loro esibizione, della durata di circa 40 minuti, coprirà perlopiù brani estratti dal loro debut album, “Dies Irae”, uscito lo scorso anno; in particolare, va ricordata la performance del vocalist Cristian Guzzon, che si è contraddistinto per la sua presenza scenica veramente fuori dal comune oltre che per le sue ottime qualità vocali. Nonostante la maggior parte dei presenti sia arrivata principalmente per poter sentire gli headliner dal vivo, sono tutti soddisfatti della performance dei supporter. Da ricordare soprattutto “Scripta Manent (Bullshit)” che ha visto la sala interamente coinvolta e in estrema sintonia con il cantante ligure. Veramente ammirevole è stato il momento in cui il cantante ha parlato della salvaguardia degli oceani, ricordando ai presenti di preservare l’integrità e la bellezza del mondo che ci circonda, argomento a detta di molti demenziale ma che ha comunque incuriosito molto dei presenti. Veramente lodevole! La durata del loro show scorre troppo in fretta e dopo una foto ricordo scattata da dietro il drumkit, i ragazzi salutano il pubblico bolognese, già prontamente scaldato e pronto per scatenarsi ulteriormente in vista dei veri protagonisti della serata.

Pochi minuti di ritardo ci separano dal piatto caldo della serata, ma il pubblico è impaziente e all’unisono invoca i propri idoli. Le luci calano e la sala tuona: Johan Hegg e soci fanno il proprio ingresso accolti da ovazioni ed applausi. I Figli di Odino sono di nuovo tra noi! Forte di una grossa curiosità nel vedere per la prima volta questi “mostri sacri” dal vivo, mi lascio coinvolgere dalla prima canzone senza lasciarmi condizionare dai commenti troppo entusiastici dei fans ed ecco che l’accoppiata “Father Of The Wolf”/”Deceiver Of The Gods” dà il via ad uno show vulcanico, che manda letteralmente in visibilio l’intera sala. Come dicevamo in apertura, sono passati pochissimi mesi dall’ultima volta in cui gli Amon Amarth hanno avuto modo di esibirsi in Italia, ma il pubblico sembra non averne mai abbastanza. La dedizione che gli Italiani hanno per questi vichingoni è veramente encomiabile. La scaletta proposta non si distacca molto da ciò che i Nostri avevano presentato la volta precedente: infatti, troviamo ben 5 pezzi estratti dall’ultimo album della band, “Deceiver Of The Gods“, che in sede live acquistano ancora più efficacia, alternandosi ai brani che ripercorrono in gran parte la discografia della band svedese, presentando perle quali “Runes To My Memory” e “Death In Fire”, pezzo che in sede live risulta essere molto più tritura ossa che su album, senza disdegnare anche pezzi più recenti come “The Last Stand of Frej”, “War Of Gods” e “Guardians of Asgaard”. La band, capitanata da Johan Hegg, il quale ha più volte incitato la folla con un ammirevole italiano, trascina la folla e ogni singolo brano è presentato con la stessa carica d’energia e adrenalina e offre una performance di qualità che si consuma nel giro di un’ora e mezza. A metà show, il singer svedese chiede con vera enfasi: “Bologna ti senti libera? Vuoi provare una sensazione di libertà?” ed ecco arrivare “Destroyer Of The Universe”, che come di consueto ha scatenato alcuni circle pit tra la folla, “ammaccando” anche i soggetti più solidi. Le successive “Cry Of The Black Birds”/”War Of Gods” allietano per un attimo gli animi più infervorati che non smettono per un attimo di accompagnare il quintetto nell’esecuzione di ogni singolo brano. La band si congeda giusto il tempo di sorseggiare un po’ di birra dai propri corni e di prendere un lungo respiro e accompagnata dai boati dei tuoni che ci annunciano una tempesta in arrivo, ci riserva il gran finale affidato a “Twilight Of The Thunder God”/“The Pursuit of Vikings”. Particolarmente degna di plauso la “citazione nella citazione” di Johan quando rivolgendosi al pubblico dice “Non importa se non conoscete le parole o i testi, è pur sempre fottuto death metal”, scatenando ulteriormente ovazioni in sala. Una performance che sicuramente lascerà il segno questa sera e lascerà il pubblico soddisfatto sebbene senza voce: un’esibizione da 10 e lode. I nostri “Odini” sanno come regalare una vera performance di qualità e divertente: lanciando i cimeli più assurdi, tra cui un asciugamano destinato a diventare oggetto di lite tra i fedelissimi, i nostri si congedano nel più caloroso dei modi. E a noi fedelissimi servitori di Odino, non ci resta che attendere un prossimo appuntamento.

Scaletta:

Father of the Wolf
Deceiver of the Gods
Death in Fire
Shape Shifter
As Loke Falls
Guardians of Asgaard
Coming Of The Tide
Runes to My Memory

Varyags of Miklagaard
The Last Stand of Frej
Destroyer of the Universe
Cry of the Black Birds
War of the Gods
Twilight of the Thunder God
The Pursuit of Vikings

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. gio

    the last stand of frej non è di certo un brano storico…

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  2. Elena

    Nella setlist manca Warriors of the North!

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