Amon Amarth, Dark Tranquillity, Omnium Gatherum: Live Report e foto della data di Bologna

La calata dal profondo Nord capitanata dagli Amon Amarth vede il suo esordio in un giorno di primavera inoltrata all’Estragon Club di Bologna: già avvicinandosi alla venue del concerto si può scorgere un’affluenza di pubblico notevole, di certo non spaventato dal tepore insolito della stagione che porterà i presenti a vivere il concerto in un microclima sub-tropicale mitigato dallea possibilità di uscire all’aperto e pascolare nei dintorni.

Partenza precisa come da programma alle 19.30 in punto con il succulento antipasto fornito dagli Omnium Gatherum: i finlandesi, forti dell’ultimo “Grey Heavens” pubblicato nell’anno appena trascorso, riescono a conquistare il pubblico, sfoggiando doti tecniche ragguardevoli e in grado di accattivarsi le simpatie del pubblico grazie alla presenza scenica della band capitanata dal cantante Jukka Pelkonen e al songwriting fresco e decisamente sorprendente per buona parte del pubblico presenti. Trenta minuti e poco più di tempo per conquistare Bologna, a discapito di suoni impastati, complice oltretutto un volume troppo basso che non va comunque ad intaccare la prova maiuscola degli Omnium Gatherum.

Alle 20.30 salgono sul palco gli storici Dark Tranquillity, gruppo amatissimo ed acclamato con una vera e propria ovazione quando Mikael Stanne e soci si palesano sulla scena (formazione rimaneggiata che vede Christopher Amott a sostituire Niklas Sundin, insieme a Johan Reinholdz) e partono con le prime note di “Force Of Hand”, tratta dall’ultimo “Atoma”: il pubblico apprezza la scelta della band di pescare a piene mani dal loro repertorio nell’ora messa a disposizione ai musicisti di Goteborg, che è riuscita ad evolversi e a conquistare anche il pubblico più di primo pelo. La carica della band è sottolineata dal continuo dialogo del singer con l’audience, nonostante il suono sia ancora lontano dalla potenza e dalla definizione per far apprezzare le sfumature del sound dei Dark Tranquillity: qualche rimpianto fra i più attempati per ciò che è stato e ciò che è diventato il gruppo, richiamando album storici e sapendo che forse non c’è speranza di sentire una setlist proveniente totalmente dai primi lavori. Va bene di sicuro anche così, e tutto è pronto per gli Amon Amarth.

Setlist:

  • Force Of Hand
  • The Lesser Faith
  • Atoma
  • The Science Of Noise
  • Forward Momentum
  • Terminus (Where Death Is Most Alive)
  • ThereIn
  • The Wonders At Your Feet
  • Clearing Skies
  • Misery’s Crown

Un palco coronato da scenografie all’altezza della fama del gruppo fa dimenticare in pochi istanti il ritardo con cui gli Amon Amarth si presentano sul palco: uno sfondo con elmo provvisto di corna fornisce la necessaria scena per portare al pubblico l’ultimo “Jomsviking”, successo commerciale sottolineato dalla presenza dei numerosi fan del gruppo presenti. La comparsa di figuranti intenti a darsi battaglia con armi di vario tipo sancisce ulteriormente la spettacolarità della proposta del gruppo che porta Johan Hegg e i suoi compagni a una performance coinvolgente fin dall’iniziale “The Pursuit Of Vikings”: il pubblico italiano adora questo gruppo e lo spettacolo sotto al palco di certo non è inferiore a ciò che avviene qualche metro più in su; le luci sono efficaci e pezzi come “Deceiver Of The Gods”, “One Thousand Burning Arrows” e l’inno “Raise Your Horns” segnano la scaletta come frecce infuocate, appunto. Gli Amon Amarth sanno fare il loro mestiere e il cantante si esibisce in un italiano praticamente perfetto che manda ancor più in visibilio il pubblico giunto da ogni dove nel locale strapieno: unica pecca forse la performance un filo sotto l’aspettativa di Mr. Hegg ma tant’è e con le finali “Guardians Of Asgaard” e “Twilight Of The Thunder God” viene posta la parola fine a questa serata gradevolissima, in grado di incendiare gli animi e lasciare tutti soddisfatti e accaldati, uniti sotto la bandiera di una fratellanza vichinga.

Setlist:

  • The Pursuit Of Vikings
  • As Loke Falls
  • First Kill
  • The Way Of Vikings
  • At Dawn’s First Light
  • Deceiver Of The Gods
  • Destroyer Of The Universe
  • Death In Fire
  • One Thousand Burning Arrows
  • Father Of The Wolf
  • Runes To My Memory
  • War Of The Gods
  • Raise Your Horns
  • Guardians Of Asgaard
  • Twilight Of The Thunder God

 

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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