Alter Bridge + Gojira + Like A Storm: Live report e foto della data di Bologna

La nebbia, il freddo e la folla in coda ai cancelli dell’Unipol Arena di Bologna non fermano la forza degli Alter Bridge. Un concerto atteso da mesi, che ha visto oltre alla band americana anche i francesi Gojira ed i promettenti Like A Storm, accolto dalla  “tensione” (positiva, ovviamente) dei fan in coda da ore – e molti muniti di coperte – pronti per correre verso le prime file.

 

 

 

Scivolati via – purtroppo – i Like A Storm tra controlli e “burocrazia dell’ingresso varia”, non c’è voluto molto prima di vedere i francesi Gojira sulle assi del palco italiano. I 4 di Ondres hanno subito messo in chiaro le loro intenzioni: palco semplice, poche chiacchiere e molta determinazione. Non c’è molto da scoprire della musica dei nostri, perché ormai sappiamo a memoria le qualità della band dei fratelli Joe e Mario Duplantier, perché c’è da raccontare della carica “selvaggia” portata in campo dai nostri. Un concerto vibrante, in bilico tra passato (“L’Enfant Sauvage”) e presente, con “Magma” assoluto – ed oscuro – protagonista. “Silvera” e “Stranded” assolute protagoniste di una setlist devastante. Chiusura con le storiche “Backbone e “Vacuity”, per ricordare il cordone ombelicale di una band che guarda con fierezza al futuro senza dimenticare le origini. Da applausi la prova della band.

 

 

 

Ennesimo – breve – cambio di palco e le luci all’Unipol Arena scendono per accogliere gli Alter Bridge. Accolti da un boato, i nostri partono subito con “The Writing On The Wall” estratta dall’ultimo “The Last Hero” e fanno quasi fatica nel combattere l’urlo della folla che raddoppia – letteralmente – la voce di Myles.  Un boato continuo che non lascia tregua e che prosegue anche con “Come To Life” e “Addicted To Pain”, tese e concrete. È una prima parte di concerto senza tregua, con una band impegnata a pestare senza sosta, macinando riff e ritornelli uno più convincente dell’altro. Solo dopo “Ghost Of Days Gone By” Myles Kennedy inizia a gigioneggiare con il pubblico, coinvolgendolo e salutando un palazzetto gremito.

Spazio anche per l’ugola di Mark Tremonti, protagonista di “Waters Rising” forse un pochino penalizzato da un volume non a livello di quello del suo “partner in crime” Myles Kennedy”. Peccato, perché la voce del chitarrista americano – per quanto non ai livelli dell’Uomo di Spokane – è apprezzabile e potente. “My Champion”  segue a ruota, ed il coro cantato da tutta l’Unipol Arena dimostra di quanto il nuovo album sia stato assimilato ed apprezzato dai fan. Una chitarra acustica, una semplice luce bianca ad illuminarlo, ed ecco apparire il solo Myles Kennedy al centro del palco. Appena risuonate le prime note di “Wonderful Life” (sorpresa della serata) uno dei templi del basket bolognese si è letteralmente “acceso” per accompagnare le note della ballad estratta da “AB III”. Accendini, telefonini (ah….la tecnologia) accesi per accompagnare la voce del cantante americano, rendendo unica una canzone intensa anche se spogliata dell’elettricità. Immediata la replica acustica, con la ballad “Watch Over You”, cantata con ancora più  intensità dai ragazzi presenti a Bologna.

Si capisce di essere arrivati al giro di boa perché la band riprende a picchiare durissimo ripescando i classici della propria storia: “Slip To The Void” e “Isolation” non lasciano tregua al pubblico, che respira – e si commuove – sulle note di “Blackbird”. Uno dei capolavori degli Alter Bridge – e title track dell’album omonimo del 2007 – è stata introdotta da Myles, citando la “Blackbird” dei The Beatles come ispirazione per una delle canzoni più amate dai fan. Siamo veramente alla fine, e lo si capisce ancora di più quando si sente partire la batteria Scott Phillips che introduce una “Metalingus” suonata con una determinazione fuori dal comune. Protagonista assoluta la voce di Kennedy: precisa come la prima nota emessa durante la serata. Chiusura obbligatoria con “Open Your Eyes”, urlata da un pubblico che non aspettava altro che una canzone del genere per dare fondo alle energie rimaste. Applausi e buio in sala.

Ma il buio è stato immediatamente spazzato via dall’arrivo dei bis – obbligatori anche in questo caso – che hanno regalato al pubblico gli ultimi 10 minuti di emozioni. “Show Me A Leader” (dannatamente convincente dal vivo) e “Rise Today” salutano l’Italia e Bologna.

Un abbraccio finale e gli applausi di una folla testimone di una band che sul palco sa incantare.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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