Alice Cooper: Live Report e foto della data di Torino

Sono passati ben quattordici anni da quando il maestro dello shock rock Alice Cooper non calcava i palchi di Torino e più precisamente in occasione del Chico Bum Festival a Borgaro Torinese nel luglio del 2005 anche se fortunatamente le sue scorribande nel nostro paese nel corso degli anni sono state molto più frequenti con una cadenza di quasi due anni, non ultimo il sold out all’Alcatraz nel 2017. Vedere Mr. Furnier è comunque sempre fonte di gioia e di garanzia per ogni fan che si rispetti e anche questa volta si è assistito ad uno spettacolo nello spettacolo, merito di uno show teatrale e coinvolgente trainato dal sano rock’n’roll.

BLACK STONE CHERRY

Ma andiamo con ordine prima dell’attesa esibizione di Cooper è stata la volta dei Blackstone Cherry da poco passati in Italia in quel di Verona in occasione della seconda giornata del Rock The Castle. Il gruppo ormai rodatissimo ha iniziato ad avere una fan base fedele anche dalle nostre parti e non stupisce l’entusiasmo con cui vengono accolti dai presenti. Il loro misto di alternative rock infarcito di southern è trascinante e fa subito presa. Nel poco tempo a disposizione spaziano molto nella loro discografia quasi ventennale relegando solo due pezzi al loro ultimo lavoro in studio l’iniziale “Burning” e la title track “Family Tree” posta come brano di chiusura. Il loro sound ricco di groove esplode in composizioni come  “Blame It On Boom Boom” o “Cheaper To Drink Alone” in cui è letteralmente impossibile rimanere fermi, ma si apprezzano anche nell’esecuzione dei pezzi più alternative-oriented come  “In My Blood” o “Lonely Train” dal retrogusto grunge. La band è molto coesa e affiatata sul palco ed ha una grande capacità di coinvolgere il pubblico che sebbene frema per il piatto forte della serata si lascia coinvolgere e catturare dalla band del Kentucky e questo non è poco.

ALICE COOPER

Alle 21 in punto si spengono le luci ed inizia il viaggio fatto di incubi, cantilene, mostri inquietanti in un luna park dell’orrore dove il mastro cerimoniere Mr. Cooper ci prende per mano accompagnato dalla sua fida band di girovaghi musicisti e ci immerge in un mondo oscuro, decadente e disturbante dove però è impossibile non uscirne stregati e colpiti, dove la musica si sposa alla perfezione alla teatralità della coreografia fondendosi in un tutt’uno sempre vincente e credibile. Il palco questa volta è addobbato come un castello con tanto di torre in cui a turno tutti i componenti della band vanno a posizionarsi in bella vista, una scenografia davvero che colpisce e dal grande impatto. L’inizio è col botto con pezzi rinomati come “Feed My Frankenstein” e “No More Mr. Nice Guy”, ma subito dopo iniziano le sorprese con “Bed Of Nails” che a parte qualche sporadica apparizione non veniva messa in scaletta da moltissimo tempo ed eseguita qui per celebrare il trentennale di “Trash”, oppure “My Stars” che ha sorpreso piacevolmente sia i fan di vecchio e nuovo corso.

Ma non potevano certo mancare i classici immortali come “I’m Eighteen” o la hit “Poison” cantata letteralmente da tutti i presenti a cui è seguito un ottimo e coinvolgente assolo a cura della brava Nita Strauss. Ogni componente della band ha comunque avuto modo di dar sfoggio delle sue abilità, lasciando anche il tempo allo zio Cooper di riprendere fiato e cambiarsi. Anche “Roses On White Lace” è un brano poco eseguito in scaletta e che ha reso molto bene  e non da meno il trittico “Steven”, “Dead Babies” e “I Love The Dead” in cui Cooper in camicia di forza viene accompagnato sul palco da due mostri e dove incombe il gigante neonato dalle fattezze molto simili a Chucky prima della consueta decapitazione di rito scortata dalla bellissima sexy infermiera/moglie Sheryl Goddard. Escape” e “Teenage Frankenstein” ci conducono per mano verso la parte finale dello show che si conclude con i bis di rito proponendo le classiche “Under My Wheels” in cui Cooper sfoggia la maglietta dell’Italia e la dinamitarda “School’s Out” tra bolle di sapone, lancio di palloncini e un intramezzo di “Another Brick In The Wall” dei Pink Floyd si chiude il sipario su un concerto impeccabile, senza fronzoli e che ci dimostra che a oltre settanta anni suonati Alice Cooper è ancora il re dello shock rock e dell’entertainment. Avercene di personaggi come lui, intanto riparte il conto alla rovescia per rivederlo in azione sui nostri palchi.

 

 

 

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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