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Agent Fresco: Live Report della data di Rozzano (MI)

Partiamo dalla fine: sentiti complimenti alla Versus Music Project che da tempo si sta prodigando nell’organizzazione di eventi del tutto particolari, all’insegna dell’underground di qualità (e non solo).

È giusto però fare un’analisi distaccata ed obiettiva dell’intera serata che per il sottoscritto è stata paragonabile alla risalita dopo un brutto scivolone.

Mi spiego meglio: l’umida serata tipica dell’inverno lombardo sembra riversarsi all’interno di un Circolo Svolta mezzo vuoto e senza l’appeal necessario per poter apprezzare adeguatamente una serata di musica live. La mia non è assolutamente una critica al locale bensì all’atmosfera che inizialmente si respira e che fortunatamente verrà man mano spazzata via durante il proseguimento della serata.

L’esibizione degli Epoché è da rivedere sotto tanti punti di vista: i ragazzi (giovanissimi peraltro e questa potrebbe essere una scusante) sono ancora “immaturi” musicalmente perché non sanno ancora dove andare a parare dal punto di vista stilistico tra schegge post hardcore, cenni djent e una dicotomia dietro al microfono assolutamente migliorabile; anche l’atteggiamento ci è sembrato un po’ svogliato vista l’opportunità che avevano.

Di ben altro spessore la prova dei Never Ending Apnea da Torino che presentavano il nuovo “Mother: The Sea” e si sono dimostrati ottimi musicisti nonostante qualche scelta di arrangiamento di non facilissima comprensione se il primo approccio avviene dal vivo come capitato al sottoscritto; il loro è un alternative assolutamente non banale, forse migliorabile nell’appeal delle linee vocali, nonostante l’ottima voce del cantante Marco e che purtroppo è stato penalizzato da alcuni problemi di suono (la chitarra di destra era pressoché impercettibile). Da risentire con più attenzione.

Purtroppo quando salgono sul palco i Sunpocrisy (in realtà due dei tre chitarristi si devono “accomodare” tra il pubblico per esigenze di spazio) la scaletta della serata ha già subito un discreto ritardo quindi il gruppo di Brescia è costretto a tagliare il proprio set dato che le composizioni dei nostri sono tutte mediamente ad elevato minutaggio. Freschi autori dell’osannato secondo lavoro “Eyegasm, Hallelujah” questi ragazzi innervano di passaggi prog e psichedelici un post metal dalla marcata aggressività vocale da parte del cantante/chitarrista Jonathan e un mastodontico lavoro di chitarre purtroppo non adeguatamente messo in risalto dall’agglomerato ovattato che proviene dal palco. Anch’essi da rivedere in un contesto più consono.

Sarà forse per il genere proposto, decisamente più accessibile rispetto alle opening bands, sarà per un livello di professionalità probabilmente più elevato ma all’arrivo degli Agent Fresco sul palco la “nebbia” sembra diradarsi nel locale dell’hinterland milanese e “Anemoi” mette subito in chiaro le cose: questi quattro musicisti islandesi sanno fottutamente stare sul palco, hanno una tecnica invidiabile e dal vivo risultano più profondamente rock rispetto a quanto sentito nei due (peraltro splendidi) album da studio “A Long Time Listening” e “Destrier”.

Se utilizzare il termine progressive ha ancora un senso oggi è proprio grazie ad entità come questa che non hanno la minima paura di mischiare i generi (rock, post rock, prog, pop, classica) e personalizzare il tutto grazie all’incredibile vocalità di Arnór Dan Arnarson, che utilizza il falsetto alla maniera della grande Kate Bush ma lo fa collimare a preziose note di testa ed un’interpretazione davvero sopra le righe; di par suo il chitarrista Þórarinn Guðnason abbandona spesso lo strumento per esibirsi al piano elettrico (in tandem con il cantante) e la sezione ritmica si rivela decisamente più tecnica e groovy rispetto a quanto potuto percepire dall’ascolto degli album, nonostante l’approfondita conoscenza di essi.

La scaletta è pressoché perfetta e citiamo tra i momenti più alti sicuramente “He Is Listening”, “Howls”, “Paused”, “See Hell”, “Eyes Of A Cloud Catcher” che sono andate a comporre in assoluto uno dei concerti dell’anno per intensità e preparazione musicale; questo quartetto merita davvero la visibilità di grandi platee e auguriamo loro la fortuna che si meritano.

Esaltanti!!!

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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