Aerosmith: live report della data di Milano

 In quanto una di quelle cosiddette band che mettono d’accordo più o meno tutti, i pronostici della vigilia, che vedevano una partecipazione di massa al ritorno in Italia degli Aerosmith dopo quattro anni di assenza, sono stati pienamente rispettati. Arrivare al sold out sulla spianata di cemento di Rho non è facile, ma anche questa volta ci siamo andati vicino, con tutte le conseguenze, positive e negative, che questo comporta (fra le negative, come segnalato da tanti, basta citare solo le code interminabili per uscire con i rispettivi mezzi di trasporto dai parcheggi a fine concerto). E dire che la giornata non era cominciata proprio nel migliore dei modi, dato che Rho e Milano si sono svegliate sotto un cielo novembrino e una pioggia fredda e fitta che sembrava aver trasferito tutto a Gotham City. Nel corso della mattinata comunque le condizioni atmosferiche sono migliorate, e quando si aprono i cancelli nel primo pomeriggio, splende quel sole che arroventa l’asfalto che in tanti fra quelli che frequentano la spianata di cemento di Rho hanno imparato a conoscere.

The Treatment

Dopo avere annullato il loro tour invernale e il conseguente passaggio in Italia, i britannici The Treatment hanno il compito di aprire la giornata, davanti a un pubblico non ancora particolarmente fitto. I cinque ragazzini inglesi non mostrano comunque timori reverenziali nei confronti di chi li seguirà sul palco, dove molte attrezzature sono ancora coperte dai teli anti pioggia, e nonostante eseguano solo quattro brani, si divertono e sanno far divertire. Buono il livello da parte di tutti i musicisti, sia per la loro tenuta di palco che per l’affiatamento e il feeling con il pubblico.

Walking Papers

Che ci fanno tante magliette dei Guns ‘n’ Roses a un concerto degli Aerosmith? Semplice, servono a salutare come si deve Duff McKagan e i Walking Papers, la sua nuova band. Anche per loro il tempo a disposizione è limitato, ma l’esibizione si rivela un po’ altalenante. I Walking Papers propongono un hard rock accompagnato da tastiere e a più voci, dallo stile abbastanza classico e rétrò, interessante all’inizio ma che via via tende a ripetersi. Non basta quindi l’algida e carismatica presenza di Duff a mantenere viva l’attenzione con costanza, anche se ci sono sicuramente alcuni spunti degni di interesse e i Walking Papers sono sicuramente un passo in avanti rispetto al progetto precedente di Duff, i Loaded.

Extreme

Se gli Aerosmith mancavano dall’Italia dal 2010, per gli Extreme l’assenza si protraeva dal 2008, dai tempi dell’unica edizione del festival Rock Of Ages, svoltosi sempre a Milano con i Twisted Sister come headliner. Non staremo qui a discutere sulla posizione della band di Gary Cherone e Nuno Bettencourt in scaletta, tenuto anche conto, appunto, di questa assenza prolungata; di certo, gli Extreme sono il primo gruppo attorno al quale si concentra l’attenzione della maggior parte del pubblico e che regala una performance esplosiva ed emozionante in ogni suo momento. I grandi classici della band vengono ricordati tutti; si comincia con “Decadence Dance”, si finisce con “Get The Funk Out” e la metà concerto è segnata dal tormentone “More Than Words”, eseguita ovviamente in acustico. Gary Cherone gestisce il gioco come un comandante di lungo corso, la voce regge abbastanza bene la situazione, e in ogni caso è sempre  sostenuto in ogni momento da un Nuno Bettencourt, assorbito in parte dalla sua N4, con la quale crea una serie di assoli sempre perfetti. Pur non avendo un nuovo album da promuovere, gli Extreme sono uno di quei gruppi intramontabili, che ripagano sempre con concerti eccezionali il fatto di dover attendere così tanto fra un passaggio e l’altro.

Alter Bridge

Visti poche settimane prima al Rock In Idro di Bologna, la band ci era sembrata come sempre in forma ma funestata da un volume ridicolo e suoni bruttini. Gli Alter Bridge quindi si ripresentano nell’altrettanto arduo compito di trasportare il pubblico all’esibizione degli headliner. Purtroppo sin dall’intro si palesano nuovamente problemi con i suoni. La band inizia con “Addicted To Pain“, qualcosa non va con un continuo gracchiare che devasta i primi quattro brani. La band se ne accorge e cerca di porre rimedio il prima possibile. Fortunatamente la soluzione si risolve e finalmente ci godiamo la band con volumi adeguati. Un’ora a disposizione in cui la band pone rimedio alla mancanza di “Fortress” dalla scaletta di novembre a Milano, regalando ai fan un momento di vera goduria, doppiata dall’immortale “Blackbird“. Si vanno poi ad aggiungere le classiche “Isolation” e “Rise Today” ma trova spazio anche la bellissima “Cry Of Achilles” seguita da “Ghosts of Days Gone By“. Come sempre promossi, tutti e quattro.

Macchine da guerra.

Aerosmith

Si fanno attendere i vecchietti. Vecchietti???? Questi hanno più energia in corpo di gran parte dei giovincelli presenti a Rho. Un concerto devastante, spettacolare, colorato, incredibilmente rock e divertente. Gli Aerosmith hanno conquistato Milano con un record di presenze (chi se l’aspettava l’Arena Fiera piena gremita?) e un concerto epocale..

Quella di questa sera è una vera festa rock, in cui il gran cerimoniere è Steven Tyler, un ragazzino, un eterno Peter Pan, affiancato da Joe “penna bianca” Perry che non molla un colpo. La band è in formissima, probabilmente più di qualche anno fa in occasione dell’Heineken Jammin Festival di Venezia. Suono potente, ritmiche ben presenti (forse qualche decibel in più sulla batteria di Joey Kramer non avrebbe guastato), luci spettacolari e scaletta spaziale. La band osa, tirando fuori dal cilindro alcune perle anni ’70 che non avremo più pensato di sentire dal vivo come “No More No More“, una clamorosa “Rats In The Cellar“, “Same Old Song And Dance” e “Last Child” insieme ovviamente ai classiconi del periodo 80’s sempre presenti. C’è spazio solo per due estratti da “Music From Another Dimension“, ultimo album della band, con “Oh Yeah” e “Freedom Fighter“, quest’ultima cantata da Perry con una prestazione apprezzata.

Il pubblico rimane eccitatissimo  per l’intero concerto (1h 45 circa), come immersa in un rituale incredibilmente sexy e rock, divertito ed esaltato. Inutile soffermarci poi sulle esibizioni dei singoli pezzi, eseguiti con grande maestria, ma (apparentemente) in modo molto naturale, senza la freddezza che forse si era avvertita a Venezia. Si conclude la scaletta con “Dude” e “Walk This Way“. Ovviamente c’è tempo per la sempre clamorosa e commovente “Dream On“, introdotta da Tyler al piano con un breve estratto di “Angel“. Finale classico con “Sweet Emotion” e Perry che da fuoco (per finta of course) al suo ampli e frusta la sua chitarra con il suo gilettino delizioso. E’ veramente finita ora. Il “See you next time” ci lascia presagire che la band abbia voglia di andare avanti, ma chi lo sa. Intanto abbiamo assistito ad uno degli eventi rock del 2014. Questo ci basta, per il momento.

Orgasmici.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

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