Acciaio Italiano 4: live report del Day 2

Come già detto in precedenza, il festival Acciaio Italiano, alla sua quarta edizione, raddoppia e passa a due giorni. Rispetto al sabato, ci sono alcune differenze; manca qualche stand, il tempo atmosferico, che il giorno prima, nonostante gli ampi spazi, aveva comunque fatto sentire un po’ di caldo, è rinfrescato leggermente, rendendo la situazione più che sopportabile, ma soprattutto, e questo è il problema maggiore, manca il pubblico. Se si eccettua un afflusso di partecipanti maggiore verso il finale, che raggiunge il suo apice con l’esibizione degli Ancillotti, i numeri del giorno precedente sono lontanissimi. È vero che, da una parte, il pubblico presente è più vario, e il fatto che il festival sia gratuito, un elemento che dovrebbe fare da calamita invece che allontanare, porta dentro il Palabam anche un po’ di famiglie con bambini. Ma, lo ribadiamo ancora, siamo lontani anni luce dai numeri della sera prima; poi non lamentiamoci in giro se “non vado perché il biglietto costa troppo”, se “ah, non c’è mai niente in giro” o se “eh, io sarei andato, ma non c’era niente che mi interessasse”. Anche il bill di questa giornata infatti ha al suo interno una grande varietà gi generi e, cosa ancora più importante, il livello medio è anche più alto di quello dei gruppi del primo giorno.

Sii comincia con i veronesi Moto Armonico, che suonano un prog metal melodico influenzato dalle band degli anni ’90, appena usciti sul mercato con il loro album di debutto, intitolato “Down To Timavo”. Brani cantati ottimamente, per una delle voci migliori di tutto il festival, si alternano a intermezzi strumentali, per un genere che non diventa mai pesante e mostra fin da subito il grande gusto per le melodie di questa formazione.

I Coffee Overdrive, che si esibiscono subito dopo, possono vantare una maggiore esperienza dal vivo e un’attività più lunga che portò, ad esempio, alla pubblicazione di Revolution Breakfast” (la recensione). C’è da dire che la band nel corso del tempo, oltre a vantare un’esibizione al Gods Of Metal, ha avuto una vita non continuativa a causa anche di alcune battute di arresto, ma la sensazione è che i quattro modenesi abbiano già raggiunto il massimo del loro potenziale e non riescano a compiere il balzo decisivo. Alcuni brani, come “Revolution Funk”, hanno una marcia in più, divertono e rimangono subito impressi tra i presenti, ma sembra che, a parte uno zoccolo duro di fan, i quattro non riescano ad essere apprezzati in pieno.

Il discorso cambia molto con i General Stratocuster And The Marshals, e non solo perché alla voce c’è quel Jacopo Meille che da alcuni anni è diventato la voce solista dei Tygers Of Pan Tang. Il genere proposto dal gruppo toscano, tra l’altro, è totalmente diverso da quello della band britannica, e si assesta su un rock blues graffiante ma raffinato, curato negli arrangiamenti e nell’esecuzione. I loro brani parlano di amori andati a finire male, di strade dritte e polverose da percorrere in solitudine, in bilico tra rabbia e malinconia. Il Generale e i suoi sceriffi hanno uno stile originale e definito, de la resa live dei brani dei due album, l’omonimo (la recensione) e Double Trouble” (la recensione), che la band ha pubblicato finora è eccellente. Di sicuro una delle band migliori di tutti i due giorni.

Con i Perfect View si cambia ancora atmosfera, passando ad un hard rock melodico di grande spessore. La band, che tra l’altro mostra con orgoglio uno striscione che arriva da un fan club statunitense, ha pubblicato da pochissimi giorni il secondo album, intitolato “Red Moon Rising”, e ne presenta i tratti salienti al pubblico, attirando su di sé attenzione e riscontri praticamente ovunque. I musicisti emiliani sono esperti del mestiere e garantiscono uno spettacolo di grande livello, e possono anche avvalersi di Giacomo Gigantelli dei Danger Zone, che saranno gli headliner, che sale sul palco insieme a loro per eseguire il pezzo del nuovo lavoro in cui compare come ospite.

I Revenge sono un nome noto a chi segue la scena heavy metal italiana fin dagli albori, ed è un’ottima cosa che la band pesarese sia tornata ad esibirsi dal vivo da alcuni anni. Anche per loro c’è da registrare la pubblicazione recente di un nuovo album, Survival Instinct” (la recensione), da cui i quattro estraggono parte del loro repertorio alternato a brani più classici, come “Home Again” ed “Hotzone”. Ottima performance anche per loro.

Mentre comincia a calare la sera, salgono sul palco gli Ancillotti, il cui nome segna già il legame di sangue e non solo che accompagna i suoi componenti; come dicevamo all’inizio di questo report, il loro arrivo segna il momento di massima affluenza sotto il palco da parte del pubblico, forse perché questa band è la più heavy metal, in senso stretto, della giornata, forse perché il carisma di Bud Ancillotti, come il giorno precedente, si ritrova in questa situazione. I pezzi estratti dal full length d’esordio, The Chain Goes On” (la recensione), che già avevano una buona resa su disco, dal vivo acquistano una marcia in più, in particolare “Monkey”, “Living For The Night Time” e l’inno “Legacy Of Rock”. Commovente il finale di “Warrrior”, durante il quale Bud manda baci verso il cielo. Un’ottima esibizione per una band di grande spessore, ma non stiamo dicendo niente di nuovo, si sa.

Con le ultime due band in programma, Acciaio Italiano torna a pescare in un passato che in realtà è ancora molto presente. I Rustless, composti da tre quinti dei Vanadium, che molti citano ad esempio come unico gruppo metal italiano della prima ora a riscuotere un certo successo anche a livello internazionale, sembrano arrivare da lontano, ma hanno ancora una carica e un’energia che molte band più giovani si sognano. Oltre a questo, i Rustless hanno pubblicato da pochissimo un nuovo album, che porta il romantico titolo di “Guardian Angel”, da cui non mancano gli estratti, che competono in pieno con i cavalli di battaglia più vecchi della band. Si torna infatti, e questo è uno di quei piccoli gioielli che rendono veramente speciale le serate, proprio al periodo dei Vanadium con la riproposizione di brani come “Streets Of Danger”, “Run Too Fast”, “Easy Way To Love” e “Don’t Be Looking Back”, che la band dedica al compianto giornalista musicale Sergio Nardelli. I più pettegoli commenteranno certamente che, finalmente, ai pezzi dei Vanadium viene resa giustizia e vengono cantati con una voce finalmente intonata; dettagli a parte, anche i Rustless portano avanti l’heavy metal italiano con grande stile.

Si finisce poi con i bolognesi Danger Zone, che già da qualche anno sono tornati in piena attività e stanno riappropriandosi dell’interesse di una buona fetta di pubblico. Anche se in questo caso c’è da registrare l’assenza del bassista titolare, Matteo Minghetti, gli altri componenti della band investono il pubblico rimasto (e sì che non è neanche tardi e gli orari sono stati rispettati in pieno) con una buona dose di hard rock a tutto gas, estrapolato in particolare dall’ultimo album, Undying” (la recensione), e dal precedente “Line Of Fire”. Si comincia con “I To I”, tratta dall’ultimo lavoro in studio, e si continua con una raffica di brani, come “Love Still Finds A Way”, “Fire Fire”, ricordato perché associato di recente a un nuovo video, e la title track di “Line Of Fire”. Si chiude invece con un grande classico, la cover di “Children Of The Revolution”, che ormai da tempo è diventata parte integrante del repertorio dei Danger Zone. Il pubblico è partecipe, entusiasta e comunicativo, e cerca di compensare, almeno in minima parte, la scarsità numerica, assolutamente, e sottolineiamo, assolutamente, immeritata, di questa seconda giornata. Ci rivediamo l’anno prossimo, sperando che non si riproponga più il problema delle presenze.

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